Comunità Laudato Sii, “Un anno senza Papa Francesco: cosa resta del suo pontificato”

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Riceviamo dal referente della Comunità Laudato Sii e pubblichiamo   Ad un anno dalla morte di Papa Francesco: il peso leggero di un’eredità.  Francesco, il Papa che ha riportato la Chiesa sulla strada degli uomini   C’è un modo di raccontare alcune vite che non passa dalla cronaca, ma dalla memoria Non perché quelle vite siano concluse, ma perché hanno già lasciato un segno così profondo da poter essere rilette come una storia compiuta, attraversata da un senso riconoscibile. È in questo spazio che si colloca la figura di Papa Francesco, un Papa che ha cambiato il linguaggio prima ancora delle strutture, e che ha riportato la Chiesa dentro le contraddizioni del mondo contemporaneo, senza proteggerla dietro formule rassicuranti. Nato Jorge Mario Bergoglio, figlio di emigranti, cresciuto in una Buenos Aires lontana dai centri del potere ecclesiastico europeo, Francesco ha portato con sé una geografia diversa. Non solo fisica, ma culturale e spirituale. Una Chiesa vista dalle periferie, non dal centro. Dai margini, non dai palazzi. Quando nel 2013 si affaccia per la prima volta da Pontefice, quel semplice “buonasera” segna già una frattura. Non è solo un saluto: è un cambio di postura. Il Papa non si presenta come un’autorità distante, ma come un uomo tra gli uomini. E forse è proprio questa la chiave del suo pontificato: aver insistito ostinatamente sull’umanità. C’è un’immagine, più di altre, che restituisce questa idea in modo potente.  È quella del carcere di Rebibbia, durante il rito del Giovedì Santo. Papa Francesco si inginocchia e lava i piedi ai detenuti.  Tra loro c’è anche una persona transgender, Isabel. Il gesto è lo stesso di sempre, antico, evangelico. Ma il contesto lo rende nuovo, persino spiazzante. Non è un gesto simbolico nel senso vuoto del termine. È una scelta precisa: portare la misericordia là dove il giudizio è più forte, riconoscere dignità là dove spesso prevale l’esclusione.  In quel momento, la Chiesa non parla “di” qualcuno. Si china “verso” qualcuno.  Francesco ha parlato di misericordia in un tempo dominato dal giudizio. Ha parlato di accoglienza mentre crescevano muri e diffidenze. Ha richiamato la responsabilità verso i più fragili, in un mondo sempre più segnato da disuguaglianze evidenti e spesso accettate come inevitabili.  Non è stato un Papa “comodo”. Né per chi dentro la Chiesa avrebbe preferito una linea più rigida e identitaria, né per chi fuori si aspettava cambiamenti immediati e radicali. Si è mosso su un terreno difficile ,  instabile, fatto più di sforzi che di certezze:  sforzo di tenere insieme la tradizione e il presente, sforzo di non perdere il cuore del messaggio cristiano dentro le sue stesse strutture, sforzo  soprattutto, di restituire credibilità a una parola, quella della Chiesa , che negli anni aveva perso ascolto. In questo percorso non sono mancate ambiguità, lentezze, contraddizioni. Ma sarebbe riduttivo leggere la sua esperienza solo attraverso ciò che non è riuscito a cambiare. Più interessante è osservare ciò che ha rimesso in movimento. Ha spostato il baricentro del discorso pubblico. Ha rimesso al centro, con l’Enciclica Laudato sii, i poveri non come categoria astratta, ma come criterio concreto di giudizio. Nella stessa Enciclica ha  parlato di ambiente, di economia, di guerra, con una libertà che raramente si era vista in modo così diretto. E soprattutto ha modificato il tono. In un’epoca segnata da leadership gridate, Francesco ha scelto una voce spesso bassa, a tratti persino esitante.  Una voce che non cercava l’applauso, ma l’ascolto. Non sempre ottenendolo, ma insistendo comunque. Raccontarlo oggi significa non attendere la distanza della storia, ma riconoscere che alcune traiettorie sono già visibili. La sua non è solo la storia di un Papa, è la storia di un tentativo di riportare senza retorica  il sacro dentro la vita quotidiana, di ridurre la distanza tra istituzione e persona, di  dire, in fondo, che la fede, prima ancora che dottrina, è relazione. Che lo si condivida o meno, resterà questo: un pontificato che ha provato a spostare lo sguardo.  E in tempi come questi, non è poco.

 

Lutto nel Vesuviano: morto improvvisamente il maestro Gianni Sallustro

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Fondatore dell’Accademia Vesuviana del Cinema e del Teatro e anima del Teatro Instabile Napoli, è venuto a mancare questa mattina Una notizia che ha lasciato sgomenta l’intera comunità: è morto improvvisamente Gianni Sallustro, attore, regista e formatore originario di San Gennarello, frazione di Ottaviano. La sua scomparsa, arrivata in modo inatteso, ha generato profonda commozione nel mondo culturale vesuviano e napoletano, dove Sallustro era considerato un punto di riferimento, soprattutto per le nuove generazioni. Fondatore dell’Accademia Vesuviana del Cinema e del Teatro, Sallustro aveva dato vita a un progetto che negli anni è diventato una vera e propria fucina di talenti. Centinaia di giovani del territorio hanno mosso i primi passi nel mondo dello spettacolo proprio grazie ai suoi corsi, ai laboratori e alle numerose iniziative portate avanti anche all’interno delle scuole. Il suo impegno andava ben oltre la formazione artistica: per Sallustro il teatro era uno strumento educativo, un mezzo per aiutare i ragazzi a esprimersi, a superare le proprie fragilità e a costruire un percorso di crescita personale. Una visione che lo aveva portato a collaborare con numerosi istituti scolastici del territorio vesuviano, contribuendo a diffondere la cultura teatrale tra i più giovani. Negli ultimi anni era anche alla guida del Teatro Instabile Napoli, realtà vivace e dinamica del panorama partenopeo, dove aveva promosso una programmazione attenta sia alla tradizione che alla sperimentazione, dando spazio a nuovi artisti e produzioni indipendenti. Chi lo ha conosciuto lo ricorda come un uomo appassionato, generoso e profondamente legato al suo territorio. Un “maestro” nel senso più autentico del termine, capace di trasmettere entusiasmo e di lasciare un segno concreto nella vita di tanti ragazzi. La sua morte improvvisa lascia un vuoto enorme, difficile da colmare. Resta però viva l’eredità culturale e umana che ha costruito nel tempo: un patrimonio fatto di progetti, spettacoli e soprattutto di giovani che grazie a lui hanno scoperto il valore dell’arte. Il Vesuviano perde oggi una figura preziosa, ma il suo insegnamento continuerà a vivere sui palcoscenici e nelle storie di chi ha avuto la fortuna di incontrarlo. ( fonte foto: rete internet)

Arte e fraternità nel nome di San Francesco: al via il percorso itinerante in Campania

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Nel 2026 ricorrono gli ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, una figura che continua a parlare al presente con un messaggio universale di fraternità, pace e armonia tra uomo e creato. Da questa visione nasce FRATELLO UNIVERSO, una collettiva d’arte che trasforma il pensiero francescano in un’esperienza contemporanea, capace di unire linguaggi, sensibilità e percorsi artistici diversi in un unico racconto condiviso. Il progetto si fonda su un principio essenziale: la forza dell’insieme, che sfida la rilevanza dell’individuale. 25 sagome del Santo di Assisi, a grandezza naturale, affidate ad altrettanti artisti chiamati a interpretare una parte della vita e del messaggio di Francesco, dando forma a una biografia corale che si costruisce attraverso segni, materie e visioni.   FRATELLO UNIVERSO nasce dunque dall’incontro di sensibilità diverse, linguaggi lontani, esperienze autonome che scelgono di convergere in un unico racconto. Pittura, segno, materia, visione: ogni artista porta con sé una voce distinta, ma nessuna voce resta isolata. Tutte entrano in relazione, tutte si riconoscono in un orizzonte comune. È nella diversità che questa collettiva trova la sua verità più profonda. È nella pluralità che prende forma l’unità. Ogni opera è una tappa, un frammento, una soglia. Ogni artista ha accolto l’invito a confrontarsi con la figura di Francesco non per rappresentarlo, ma per attraversarlo: cogliendone un gesto, un simbolo, una intuizione, una traccia di Vangelo vissuto. Elemento centrale dell’esperienza espositiva è la presenza, su ogni sagoma, di uno specchio all’altezza degli occhi: un invito diretto al visitatore a riconoscersi, a entrare nell’opera, a diventare parte attiva del percorso. Per questo FRATELLO UNIVERSO non è una mostra da guardare, ma un’esperienza da attraversare.   La collettiva prende avvio con tre prime tappe, che segnano l’inizio di un percorso più ampio, destinato a proseguire in altri luoghi in via di definizione:   Aula Capitolare – Santuario Madonna dell’Arco dal 27 aprile al 3 maggio Tappa di apertura del percorso, scelta nel segno della fraternità universale: l’abbraccio tra Francesco e Domenico, simbolo di unità tra carismi diversi, ispira l’avvio del percorso in un luogo domenicano, come gesto concreto di dialogo e condivisione.   Basilica di San Lorenzo Maggiore – Napoli dal 14 maggio al 20 giugno Chiesa Giubilare Francescana per il 2026, San Lorenzo Maggiore è la più antica basilica francescana della città, nel cuore del centro storico di Napoli. Un luogo di straordinario valore culturale e spirituale, profondamente coerente con il messaggio del progetto. Napoli, in molte delle sue espressioni più autentiche, è stata ed è città francescana: nella devozione popolare, nella cultura, nel rapporto vivo con gli ultimi.   Chiesa dell’Annunziata – Collegiata di Santa Maria delle Grazie – Marigliano dal 23 giugno al 12 luglio Tappa significativa per il suo valore umano e simbolico: la collettiva è esposta anche in onore di Santa Maria delle Grazie, a cui la chiesa è dedicata. Un luogo profondamente legato al percorso personale dell’ideatore, che qui è cresciuto e ha maturato la propria formazione, e lo ha scelto come spazio di restituzione e condivisione con la comunità.   FRATELLO UNIVERSO si configura così come un progetto che unisce arte, spiritualità e responsabilità contemporanea, offrendo al pubblico non solo un’esposizione, ma un’esperienza di incontro e partecipazione. Un invito a riscoprire, attraverso l’arte, il valore della fraternità universale. Un invito che oggi, più che mai, interpella ciascuno di noi.  

Guerra al pezzotto, i bar scoperti a trasmettere partite illegalmente

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La lotta al pezzotto entra nel vivo con un’operazione su larga scala avviata dalla Guardia di Finanza nei principali esercizi commerciali del Paese. Nel mirino, ancora una volta, i sistemi illegali di streaming utilizzati per trasmettere eventi sportivi, in particolare le partite di Champions League.

Il Nucleo Speciale Beni e Servizi ha coordinato un vero e proprio “action day”, coinvolgendo i comandi provinciali per effettuare controlli mirati su tutto il territorio. L’iniziativa nasce dall’esigenza di contrastare un fenomeno sempre più diffuso, che vede il pezzotto come strumento principale per aggirare i sistemi di accesso legale ai contenuti a pagamento.

Le verifiche hanno riguardato numerosi bar e locali pubblici, soprattutto quelli che registrano maggiore affluenza durante le serate calcistiche. In molti casi, infatti, il ricorso al pezzotto consente di attirare clienti senza sostenere i costi degli abbonamenti ufficiali, generando un danno economico significativo per le piattaforme legittime e per l’intero comparto.

Oltre agli aspetti tecnici legati alla trasmissione dei contenuti, gli accertamenti si sono concentrati anche sulla regolarità amministrativa e fiscale delle attività controllate. La pirateria audiovisiva, spiegano gli investigatori, non è solo un reato legato al diritto d’autore, ma si inserisce in un contesto più ampio di irregolarità che possono riguardare la gestione dell’attività commerciale.

La Guardia di Finanza ribadisce che il contrasto al pezzotto rappresenta una priorità strategica, soprattutto in un periodo in cui la domanda di contenuti sportivi è in costante crescita. I controlli continueranno nelle prossime settimane, con l’obiettivo di garantire legalità e trasparenza nel settore della ristorazione e dell’intrattenimento.

“O’ Panin Street” apre a Cava de’ Tirreni: giovani imprenditori di Somma Vesuviana e Nola protagonisti

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Grande entusiasmo a Cava de’ Tirreni per l’inaugurazione di una nuova realtà gastronomica nel cuore della città. Il giorno 19 aprile 2026, in Corso Umberto I n. 74, ha ufficialmente aperto i battenti “O’ Panin Street”, una paninoteca e friggitoria che promette di diventare presto un punto di riferimento per gli amanti dello street food. Il locale nasce dall’iniziativa dei due soci, Cristian De Vivo e Francesco Ruggiero, uniti dalla passione per la cucina e dal desiderio di offrire prodotti di qualità in un ambiente giovane e accogliente. Fin dalle prime ore dell’apertura, l’affluenza è stata notevole, segno della curiosità e dell’interesse suscitato tra i cittadini Cavesi. Per celebrare l’evento, i titolari hanno voluto regalare un gesto concreto di condivisione con la comunità: durante la giornata inaugurale sono stati distribuiti gratuitamente oltre 1000 panini, attirando famiglie, giovani e curiosi da tutta la città. Un’iniziativa che ha trasformato l’apertura in una vera e propria festa di quartiere, tra sorrisi, profumi invitanti e tanta partecipazione. “O’ Panin Street” si propone così come un nuovo spazio di convivialità, dove tradizione e innovazione si incontrano nel segno del gusto. Un debutto che lascia già intravedere un futuro ricco di soddisfazioni per i due giovani imprenditori e per tutta la comunità locale.

Violenza cieca a Marigliano: 17enne accoltellato, feriti anche padre e zio

  Momenti di tensione e violenza a Marigliano, dove una rissa tra giovani ha provocato il ferimento di un minorenne e il coinvolgimento di altri due adulti. L’episodio si è verificato nelle scorse ore e ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine e dei sanitari. Secondo quanto emerso, a riportare le conseguenze più gravi è stato un ragazzo di 17 anni, colpito con un’arma da taglio al gluteo destro durante la lite. Una ferita che, pur non essendo risultata fortunatamente letale, ha richiesto cure mediche immediate. La situazione si è ulteriormente aggravata poco dopo, quando sul posto sono giunti il padre e lo zio del giovane. I due, nel tentativo di intervenire o comprendere quanto stesse accadendo, sarebbero stati a loro volta aggrediti dai presenti. Alcuni dei giovani coinvolti avrebbero utilizzato sedie prelevate da un’attività commerciale vicina per colpirli. Il bilancio finale è di tre persone ferite. Tutti sono stati trasferiti presso l’ospedale di Nola, dove sono stati medicati e successivamente dimessi. I medici hanno stabilito una prognosi di quindici giorni per il 17enne, mentre al padre e allo zio sono stati assegnati dieci giorni ciascuno. Sull’accaduto sono ora in corso le indagini dei carabinieri, che stanno lavorando per ricostruire con esattezza la dinamica della rissa e individuare eventuali responsabilità. Gli investigatori stanno raccogliendo testimonianze e valutando la presenza di eventuali immagini di videosorveglianza utili a chiarire i contorni della vicenda. L’episodio riaccende l’attenzione sul tema della violenza tra giovani e sulla gestione delle situazioni di conflitto, spesso degenerate in modo improvviso e pericoloso.

Abusi su donna disabile, due arresti a Napoli: indagini partite dai video

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Un’indagine complessa e delicata ha portato all’arresto di due uomini, di 32 e 33 anni, accusati di violenza sessuale aggravata ai danni di una donna di 59 anni in condizioni di grave disabilità. Il provvedimento è stato eseguito dai carabinieri della Compagnia Napoli-Stella su disposizione del Gip del Tribunale di Napoli.

L’elemento centrale dell’inchiesta è rappresentato dai filmati consegnati agli investigatori dalla figlia della vittima, che ha sporto denuncia il 22 marzo. Le immagini hanno consentito agli inquirenti di ricostruire un contesto inquietante e di attribuire precise responsabilità, diventando un passaggio chiave nella definizione del quadro accusatorio.

Secondo la ricostruzione della Procura, uno degli indagati avrebbe abusato della donna approfittando della sua totale incapacità di reagire. Un aspetto ancora più grave riguarda il presunto coinvolgimento della figlia convivente della vittima, che avrebbe facilitato l’ingresso dell’uomo nell’abitazione e documentato gli episodi con il cellulare.

Le analisi tecniche sui dispositivi elettronici hanno permesso di identificare con precisione i soggetti coinvolti, anche attraverso elementi apparentemente secondari come tatuaggi e capi di abbigliamento. Un lavoro investigativo minuzioso che ha rafforzato le accuse.

A carico dei due uomini è stata contestata anche la minaccia grave: avrebbero cercato di esercitare pressioni sulla denunciante per indurla a ritirare la querela.

Il caso riporta l’attenzione sulla vulnerabilità delle persone fragili e sull’importanza delle denunce supportate da elementi concreti. L’azione congiunta di familiari e forze dell’ordine si è rivelata decisiva per far emergere una vicenda che altrimenti sarebbe potuta restare nascosta.

Resta fermo il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

Afragola, la polizia locale denuncia un cittadino per abbandono di animali, truffa e procurato allarme

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Continua incessante l’attività della Polizia Locale della Città di Afragola diretta dal Dirigente Comandante Colonnello Antonio Piricelli, finalizzata a prevenire e reprimere comportamenti illeciti.   Nel corso delle attività di controllo giornaliere del territorio, la centrale operativa veniva contattata da un cittadino il quale segnalava l’abbandono di alcuni cani in una strada del Comune. Immediatamente una pattuglia si portava in zona per verificare quanto segnalato, gli Agenti giunti sul posto in un cartone rinvenivano n.3 cuccioli di cane razza meticcia. Delle attività poste in essere veniva informato il Comandante Piricelli, il quale disponeva l’identificazione del cittadino che aveva chiamato, e l’avvio delle attività di indagine finalizzate alla verifica dell’autore dell’abbandono dei tre piccoli cani, oltre alla verifica di eventuali sistemi di videosorveglianza presenti in zona ai fini dell’acquisizione delle immagini. Dalle risultanze delle attività poste in essere si riusciva ad individuare il cittadino che aveva abbandonato i cani, risultato essere colui che aveva contattato la centrale operativa e segnalato i tre cani meticci. Lo stesso veniva identificato e denunciato in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria per abbandono di animali, truffa e procurato allarme.

Poggiomarino, ladri rubano parte dell’oro votivo di Sant’Antonio

Colpo notturno a Poggiomarino, dove ignoti si sono introdotti nella casa canonica della parrocchia dei Santi Sposi. L’episodio si è verificato tra venerdì e sabato, quando i malviventi hanno avuto accesso ai locali riuscendo ad appropriarsi di alcuni oggetti di valore, tra cui parte dell’oro votivo legato al culto di Sant’Antonio.
Da una prima ricostruzione, gli autori del furto avrebbero agito con rapidità, muovendosi all’interno dell’edificio alla ricerca di preziosi, in particolare ex voto e gioielli donati nel tempo dai fedeli.
L’azione è stata interrotta dal risveglio di uno dei religiosi presenti, che ha messo in fuga gli intrusi. Nella precipitosa ritirata, i ladri avrebbero lasciato sul posto parte della refurtiva.
Sull’accaduto cresce l’attenzione della comunità locale, colpita soprattutto dal valore simbolico dei beni sottratti. Indagini in corso per risalire ai responsabili.

Cimitile omaggia Clementino: inaugurato un murale dedicato al rapper

Un nuovo segno di identità urbana e culturale prende forma a Cimitile, dove è stato inaugurato un murale dedicato a Clementino. L’opera, svelata nel pomeriggio di sabato 18 aprile alla presenza dell’artista, rappresenta un tributo al percorso umano e musicale del rapper, profondamente legato al territorio.
Il murale porta la firma dello street artist napoletano Corrado Teso, che ha costruito l’immagine ispirandosi a un verso del brano “Tarantelle”, contenuto nell’omonimo album pubblicato nel 2019. Il progetto visivo si basa anche su uno scatto del fotografo Alfiero Crisci, scelto come immagine ufficiale del “Live Tour 2025” del rapper.
All’inaugurazione, Clementino – nome d’arte di Clemente Maccaro – ha mostrato una forte emozione, segno del legame mai interrotto con la sua città d’origine. Un rapporto che negli ultimi tempi si è ulteriormente rafforzato, anche in seguito al ritorno stabile dell’artista a Cimitile.
L’opera, situata in un’area popolare della città, si inserisce in un più ampio processo di valorizzazione degli spazi urbani attraverso l’arte contemporanea, trasformando un semplice muro in un punto di riferimento simbolico per la comunità.
Attraverso questo intervento artistico, Cimitile celebra non solo il successo di uno dei suoi cittadini più noti, ma anche un percorso fatto di radici, appartenenza e crescita. Il murale diventa così un elemento identitario, capace di raccontare una storia che parte dal territorio e arriva al grande pubblico.
Immensa l’emozione di Clementino che sulla sua pagina ha scritto un post di ringraziamento a tutti e alla sua Cimitile:
Gescal di Cimitile (NA) 18/4/26
Una data che ricorderò per sempre.
Qui sono nato, qui ho fatto le prime rime, qui ho riempito i quaderni di scuola sognando un palco.  
Ogni strada di questo paese mi ha insegnato qualcosa. La mia famiglia, i miei amici, il Rap che faccio.
Vedere il mio volto su questo muro alla Gescal… non ho parole. Avete reso infinito un ragazzo partito da qui.  
Questo è per gli amici di sempre, che c’erano prima e ci sono ancora. E per i miei Nonni, che non ci sono più ma da lassù mi guardano.  
Ringrazio  Gennaro Spizuoco @hollywood_animazione amico dal giorno zero (sei Immenso!) e l’Amministrazione Comunale che hanno reso possibile tutto questo. @ass_culturaeistruzionecimitile 
L’opera è stata creata dalla  Leggenda del Writing Napoletano Corrado Teso  @teso_cprsnsis 
Si nu mostr! 
Il murales è tratto dalla foto scattata dal Grande @alfierocrisci !! 
Grazie di cuore a tutti voi.
Questo murales deve dire una cosa chiara: ce la possiamo fare tutti. Anche se vieni dalla Gescal di Cimitile, da Nola, da Camposano, dalla provincia di Napoli o da qualsiasi zona del Sud Italia, anche se parti da un quartiere difficile, puoi sognare e puoi arrivare. Serve solo determinazione.  
Voglio che ogni bambino, ogni ragazzo che passa di qui e ha un sogno, guardi questo muro e capisca che si può realizzare. Senza scorciatoie, senza brutte strade. Si può!! 
Grazie Cimitile, mi hai dato le radici per restare in piedi e le ali per provare a volare. Ti porto con me per sempre.
“Cimitile pareva infinito”
Grazie ragazzi. Non ho parole, veramente.
Forever 🩵
E Forza Napoli Sempre !!