Riceviamo e pubblichiamo la lettera di chiarimento di Annamaria Rea, criticata per aver definito “spazzatura” le 3000 firme raccolte dal comitato pro toponimo da dedicare al «Commendatore» con un referendum popolare.
Antefatto. “Consegnate al comune le firme raccolte per il referendum sulla piazza centrale di Somma Vesuviana. Cambiare il nome e sostituirlo con quello del commendatore Francesco de Siervo già sindaco di Somma Vesuviana? Firme richieste 2830, firme raccolte 3118- ora si attiverà la procedura per il referendum e per chiamare i cittadini a pronunciarsi liberamente – noi promotori siamo per il nostro amato e indimenticabile commendatore”. Questo il post diffuso su Facebook ieri pomeriggio dal comitato pro toponimo per festeggiare la riuscita dell’iniziativa utile al referendum. Qualche ora dopo, gli stessi promotori dell’ iniziativa scrivono di essere stati offesi pubblicamente dalla moglie del sindaco, Annamaria Rea, che nell’ambito di una manifestazione avrebbe definito spazzatura le 3118 firme raccolte per il referendum. Abbiamo interpellato la signora Rea, che ha precisato quanto segue.
“Preciso il contenuto del mio intervento tenutosi durante la conferenza presso lo spazio creativo di Mario Sodano in risposta a quanto dichiarato e commentato sui social, onde evitarne ulteriori strumentalizzazioni politiche. Sono intervenuta su sollecitazione del Professore Ciro Raia, anzi direi più su celata provocazione, circa l’impegno preso sull’intestazione della Piazza centrale al Professore Francesco De Martino da un punto di vista strettamente personale, precisando anche i rapporti confidenziali che legavano mio padre al Senatore. Ho usato il termine spazzatura in riferimento alle firme raccolte per il referendum per precisarne l’inutilità come in seguito ho specificato, dal momento che come tutti sanno, per legge, non è possibile intestare strade o piazze a persone che non siano decedute da almeno dieci anni come nel caso del Commendatore De Siervo. Non è stata mia intenzione offendere né chi ha firmato, né chi ha raccolto le firme, e meno che mai l’esercizio del referendum che è tra le più alte espressioni di democrazia. Non è mia abitudine inoltre usare l’appellativo di moglie del sindaco, il mio nome è Annamaria Rea e questa è stata la mia prima precisazione anteposta all’intervento di cui sopra. Ad alcuni piccoli uomini , che considerano ancora le donne un’appendice degli uomini dico inoltre: non “comando” mio marito né la sua politica e meno che mai la città come hanno scritto ma neanche permetterò mai a nessuno di “comandare” sulle mie idee , né le sacrificherò mai in nome del ruolo di moglie di….
Annamaria Rea



