Home Memoria e Presenza Somma Vesuviana, l’antico monastero delle Donne Monache della Maddalena che strappavano le...

Somma Vesuviana, l’antico monastero delle Donne Monache della Maddalena che strappavano le prostitute al diluvio del peccato

880
0
CONDIVIDI

La masseria Maddalena nel territorio di Somma Vesuviana è una ricchezza storica e propone al visitatore un suggestivo ricordo del tempo passato. La sua storia è piena di interessanti particolari che ci affascinano, ci fanno pensare e suscitano una vaga nostalgia.

Tra il XVI e XIX secolo si assistette, in Europa, alla fondazione di numerosi istituti femminili fortemente sostenuti sia dai poteri costituiti, la Chiesa e lo Stato, che da iniziative di benefattori e benefattrici laiche. Accanto ai Conservatori destinati alle fanciulle pericolanti, orfane, trovatelle, donne sole, prive di figure maschili preposte al controllo del loro onore e, pertanto, più esposte al rischio di cadere in fallo, specifiche istituzioni vennero destinate alle donne pericolate, peccatrici da redimere e controllare. In Italia i primi istituti nacquero già nel tardo Quattrocento e all’inizio del Cinquecento e si diffusero a partire dalla seconda metà del XVI secolo, in linea con il progetto controriformistico della Chiesa cattolica che, attraverso una capillare attività di disciplinamento dei costumi della società, si faceva sempre più pressante al fine del controllo sociale delle donne ai margini. Già, però,  nel 1324 la regina Sancia d’Aragona – Maiorca (1286 – 1345), seconda moglie di Roberto d’Angiò (1309 – 1343), istituì a Napoli il monastero delle Donne Monache della Maddalena con lo scopo principale di strappare le prostitute al diluvio del peccato e condurle a una vita di espiazione e di raccoglimento. Le Maddalenine indossavano l’abito domenicano con il cordiglio francescano. Col tempo il monastero perse gradualmente il suo carattere assistenziale e ospitò oneste donzelle e figlie della nobiltà cittadina, ingrandendo considerevolmente il suo patrimonio. A Somma l’antichissima ed illustre famiglia angioina – napoletana dei di Gennaro, in antiquo Ianuario, rappresentata dal Conte Giovanni Battista nel 1750, possedeva all’epoca, in luogo della strada di Nola, un territorio di circa cinque moggia giusta li beni del Venerabile Monastero della Maddalena di Napoli e la via pubblica, così come attesta il Catasto Onciario di Somma (1744- 1750). E’ quella località situata tuttora in linea d’aria alle spalle della masseria Madama Fileppa  e adiacente alla masseria Matarazzo, alla quale è collegata attraverso uno stretto viottolo lungo pochi metri tra i noccioleti. Il nome attuale, Masseria  Maddalena, deriva proprio dalla attestata presenza in questo luogo di un piccolo monastero di Donne Monache della Maddalena di Napoli. La struttura di Somma era diventata, infatti, una sorta di dependance del monastero di Napoli, dove poter ospitare le donne di indole peccatrici e impure in attesa di redenzione.

I fratelli Fiore e Antonio Carrella, attuali proprietari dello stabile, abitato dai genitori e dalla sorella fino al 2006, raccontavano che la proprietà fu acquistata dal nonno Pasquale, alias zi Pascariello ‘o capraro, dal Conte Ciccone di Napoli forse nei primi decenni del ‘900. La famiglia Ciccone era anch’essa antica e nobile per avere avuto nella persona di Bonaventura Ciccone un consigliere del S. R. Consiglio e riconosciuta tale dalla Regia Commissione dei titoli nel 1838. I nobili Ciccone parteciparono attivamente alla storia di Napoli ed alle sue vicende. Alla masseria Maddalena vi si accede, ancora oggi, dalla strada che da Spartimento di Scisciano porta a Somma Vesuviana, all’altezza dell’edificio scolastico. Lo stabile si impone subito all’occhio del visitatore. E’ alto e snello, dal solaio del primo piano si innalzano ai lati due colonne squadrate terminanti con una sorta di fumaiolo a punta. Le stesse erano all’ingresso del viale, così ricordano gli anziani del posto. Il fabbricato consta di due piani con ampia soffitta; la scala interna è a chiocciola in muratura. Esso appare deturpato da corpi aggiunti di muratura recente. E’ancora visibile, sulla parte posteriore, l’arco dell’ampio portone d’ingresso.  Sulla facciata principale vi è lo stemma nobiliare angioino della famiglia Di Gennaro, sormontato da una corona a sette punte, raffigurante a destra un leone rampante e a sinistra due gigli angioini; ai lati di esso due cornucopie, da cui fuoriescono grappoli d’uva e frutta, sembrano sorreggere lo stemma atteso. Nella masseria, fino a pochi anni fa, i più vecchi ricordavano ancora la presenza delle monache maddalene e più tardi, anche, di monaci. La masseria rimane, ancora oggi, un luogo affascinante, capace di trasmettere emozioni. C’è bisogno della consapevolezza di tutti riguardo al loro valore, per farle ancora vivere e per trasmettere a chi verrà il bagaglio di storia, emozioni e forza che occorre per guardare al futuro attingendo al passato.