L’invito di Mons. Alfonso Pisciotta, parroco della Chiesa San Giorgio Martire, affinché le tradizioni siano ciò che devono essere realmente e cioè momenti di partecipazione attiva del popolo all’evento religioso.
Il 1 gennaio, come di consuetudine, si rinnoverà l’appuntamento con una delle processioni laiche più antiche del territorio, quella in onore del Bambino Gesù. Cultura, fede e folklore natalizio saranno ancora una volta i cardini su cui si reggerà questo intenso momento di devozione della comunità sommese. La processione, come ben sappiamo, in qualsiasi religione, è uno dei riti liturgici ove maggiormente si esprime la fede del credente e la partecipazione ad essa è uno dei modi per attestare e manifestare il legame che unisce l’uomo alla Divinità. E’, quindi, un atto sentito e un potente veicolo di diffusione della fede. Anche quest’anno la processione partirà, per il terzo anno consecutivo, dalla parrocchiale Chiesa di San Giorgio Martire in piazza Vittorio Emanuele III. A tal riguardo Mons. Alfonso Pisciotta, parroco di San Giorgio, invia un messaggio ai giovani e a tutte le persone affezionate, chiedendo di partecipare alla celebrazione dell’evento, che segna l’inizio del nuovo anno. La processione – afferma Mons. Pisciotta – è una espressione pubblica di fede. Perciò non è consentito lasciarla in balia dello spontaneismo, bensì occorre curarla e guidarla in maniera tale che sia realmente una corale testimonianza dei genuini sentimenti religiosi della comunità. Un invito esteso anche dal Presidente dell’Associazione del Bambino Gesù, che da anni cura con zelo l’evento religioso. Sarò molto contento – spiega il Presidente Michele D’Avino – se il primo gennaio ci fosse una intensa partecipazione di popolo, solo in questo modo si potrà mantenere viva una tradizione tenuta in grande considerazione dai nostri padri. La secolare processione – recuperata dalle settecentesche pratiche devozionali della Confraternita del SS. Rosario – girerà per le principali strade della città. Un’usanza, questa, con cui tradizionalmente la popolazione sommese brinda al nuovo anno dopo i fuochi e l’allegria della mezzanotte. Il trionfo del figlio di Dio, castano e ricciuto con le guance rosse e il vestitino di seta, a cui il popolo affida le sorti future.



