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Somma Vesuviana, il 50° anniversario della nuova Chiesa parrocchiale di S. Maria di Costantinopoli

Cinquanta anni fa, il 28 marzo del 1976, il vescovo di Nola Mons. Guerino Grimaldi (1916 – 1992), aprì al culto il nuovo complesso di S. M. di Costantinopoli nel Rione Trieste, concretizzando con la sua solenne benedizione il nuovo progetto del compianto ing. Antonio D’Ambrosio (1932 – 1998).

 

La parrocchia si pone oggi come una vera famiglia, non solo aperta ai bisogni degli ultimi, ma anche luogo di incontro nella comunità locale per l’evangelizzazione, la formazione e la socializzazione. Il parroco, Don Francesco Feola, unitamente al Consiglio Pastorale, in questi giorni ha comunicato con gioia a tutti i fedeli che domenica 22 marzo 2026 alle ore 11:00 si terrà una Solenne Celebrazione di ringraziamento per il 50° anniversario del nuovo complesso parrocchiale.

Strada Costantinopoli (disegno Saverio Raia)

Nei prossimi giorni – afferma Don Francesco – la parrocchia di Santa Maria di Costantinopoli a Rione Trieste, ringrazia Dio per i 50 anni della Chiesa e dei locali parrocchiali. Mezzo secolo nel quale la comunità è cresciuta e ha camminato insieme nel servizio al Vangelo e ai Sacramenti. Mezzo secolo di sfide e di impegno per la crescita comune. Mezzo secolo di gioia condivisa che ha donato alla Chiesa vescovi e sacerdoti. La celebrazione che vivremo ci vede uniti per ringraziare il Signore e ricordare i parroci che si sono succeduti a partire da quelli che hanno lavorato per l’edificazione dell’edificio sacro. Dio benedica la nostra Comunità affinché viva con gioia la sua vocazione alla testimonianza e ci doni ancora sacerdoti santi. La Santa Messa sarà presieduta da Mons. Francesco Marino, vescovo di Nola.

Nel 1954 la vecchia struttura, di cui abbiamo tratteggiato i salienti momenti storici in un articolo precedente (https://www.ilmediano.com/somma-vesuviana-il-culto-di-santa-maria-di-costantinopoli-tra-antica-devozione-e-fede-cristiana/), era già in cattivo stato di conservazione. La sacrestia era alquanto umida, mentre il campanile era in buono stato di conservazione. Sull’abside si trovava la casa canonica, adibita ad abitazione del parroco, che col tempo stava subendo il naturale processo di invecchiamento. Era parroco, dal 24 maggio del 1944, don Francesco Mormile, cui era affidata, all’epoca, la cura pastorale di circa 700 nuclei familiari, per un totale di quasi 4000 anime. Don Francesco era nato a Marigliano il 9 aprile del 1915 da Giuseppe e Maria Porcelli. Aveva compiuto gli studi ginnasiali nel Seminario di Nola dal 1928 al 1935; quelli liceali e teologici nel Seminario di Salerno dal 1936 al 1940.  Ordinato sacerdote nel 1940 da Mons. Michele Raffaele Camerlengo, 90° vescovo di Nola, fu nominato parroco di S. Maria di Costantinopoli con Bolla Vescovile del primo gennaio del 1944, dopo aver superato un concorso canonico. Prima del possesso definitivo della parrocchia costantinopolitana di Somma, avvenuto il 24 maggio del 1944, era stato già vicario cooperatore dal 1940 al 1941 a Mariglianella nella Parrocchia di San Giovanni Evangelista e vicario cooperatore ed economo a Somma Vesuviana proprio nella sua futura parrocchia. Assistente di plaga della zona vesuviana della G.F.A.C. (Gioventù Femminile di Azione Cattolica), insegnò religione nelle scuole governative di Somma e Ottaviano dal 1943 al 1953 [ASDN, Rubrica Sacerdoti, Schede di Don Francesco Mormile, collocazione in cartella 16, n° 27].

Don Francesco Mormile

La comunità di Rione Trieste, all’epoca, di buoni costumi e ottimi sentimenti religiosi, seguiva abbastanza assiduamente la messa, le funzioni religiose, le processioni; inoltre, riceveva i sacramenti ed osservava il riposo festivo, ad eccezione del periodo della raccolta e dei lavori di campagna come spiega il prof. Gennaro Mirolla nel suo articolo Aspetti della vita religioso – ecclesiastica a Somma Vesuviana in Rivista trimestrale Merdione, Anno XVI, N.4, 2016. Persisteva, però, qualche lacuna nella conoscenza della dottrina cristiana per quanto riguardava gli adulti, ma il parroco, durante le omelie oltre a spiegare il Vangelo, dedicava speciale attenzione all’istruzione catechistica. Don Mormile, comunque, s’impegnava a spiegare la S. Messa onde ottenere che il popolo potesse conoscere la bellezza della liturgia. Fu in questo periodo che iniziò a consolidarsi nel pensiero del presbitero la costruzione di una struttura più grande, che avesse potuto ospitare non solo tanti fedeli, dato l’incremento della comunità, ma di avere finalmente un nuovo complesso adatto per le varie attività parrocchiali. L’ intuizione inziale si concretizzò attraverso l’azione e la perseveranza. La scelta del suolo, dove innalzare la nuova chiesa, cadde sulla proprietà terriera di Luigi Giuliano alias ‘a miccia (1910 – 1990) fu Gaetano [cit. dott. Salvatore Giuliano]. La proprietà, identificata al NCEU del Comune di Somma Vesuviana al n. 114 e n. 201 del foglio 18, fu acquistata dal parroco, in qualità di legale rappresentante della parrocchia. Tale territorio, in effetti, tornando indietro nel tempo, era appartenuto già dal 1790 ai notabili de Felice, fiduciari dei nobili Filangieri, che oltre a possedere la famosa casa palaziata in via Casaraia (Casaraho), godevano di numerose proprietà terriere nella località di S. M. Costantinopoli, in particolare una masseria ad uso di taverna [Rizzi Zannoni, pianta del 1790] e un vigneto, come dicevamo, di circa 8 moggia, censito a Luca, Giuseppe e Sebastiano Giuliano [L. Marchese, Pianta della Terra di Somma con Descrizione dei territorj, particella 894].

La trasformazione dei censuari in proprietari fu un processo storico-giuridico, particolarmente rilevante tra la fine del XVIII e il XIX secolo a Somma, che vide il passaggio dal dominio utile, ossia diritto di godimento del fondo, al pieno dominio o piena proprietà delle terre. Tanti discendenti di censuari, oggi, si ritrovano titolari di immense proprietà e vaste masserie. In riferimento all’acquisizione dell’attuale strada d’ accesso al complesso, furono rogati, invece, due atti dal notaio Pietro Rosanova di Napoli: nel primo, del 22 febbraio del 1968, la signora De Stefano Clementina, moglie di Mario Giuliano, vendeva alla parrocchia, rappresentata legalmente dal parroco Mormile, una zona di terreno che si distacca dal maggior fondo di essi venditrice sito in agro di Somma V.na al Rione Trieste, riportata in catasto alla partita 10.588, fol. 18. particella 420; il secondo atto, invece, in stessa data e con le stesse modalità, la signora Carmela Romano (1914 – 1986) fu Paolo, maritata Gennaro Russo, vendeva alla parrocchia una zona di terreno con la stessa descrizione precedente, riportata in catasto alla partita 306, fol. 18, particella 101. Il progetto per la costruzione del nuovo complesso parrocchiale beneficiò inizialmente della legge n° 168 del 18 aprile 1962 cap. II e, successivamente, di un’altra legge n° 444 del 17 giugno del 1973. Il piano di lavoro ben avviato venne interrotto bruscamente dalla morte di Don Mormile, avvenuta il 10 maggio del 1969. La sua improvvisa scomparsa a 54 anni suscitò immenso dolore e sconforto tra i fedeli del rione, lasciando un vuoto incolmabile. Durante la sede vacante, la cura temporanea delle anime fu affidata con decreto vescovile al Rev. Mons. Salvatore Giuliano (1908 – 1996) fu Francesco.

Muoio Rev. Alfredo

Il 15 giugno dello stesso anno, dopo il possesso canonico, il neo parroco, Don Alfredo Muoio, continuò fortemente il progetto del suo predecessore. Il presbitero nacque a Somma Vesuviana in strada Purgatorio il primo dicembre del 1922. Fu ordinato sacerdote, come Mormile, da Mons. Michele Raffaele Camerlengo il 29 giugno del 1948. Discendeva da un’antica famiglia sommese: il padre Salvatore Muoio era un facoltoso industriante; mentre la mamma, Anna Nocerino, era una donna di casa, che dedicava il suo tempo e le sue energie alla preghiera quotidiana e alla cura dei figli. Prima del possesso canonico di S. M. di Costantinopoli, fu parroco della Chiesa di S. Maria del Carmine nel quartiere Boccia al Mauro di Terzigno dal 16 luglio 1954 al 31 maggio 1969. Ricordato con affetto, ancora oggi, dalla comunità, rispecchiava la figura del buon pastore che poneva, principalmente, le relazioni al centro del suo ministero, come afferma la signora Elvira Filomena Troianiello Lettera di Elvira Filomena Troianiello rapp AC, all’epoca, rappresentante dell’Azione Cattolica. Il suo impegno si concentrò non solo sulla costruzione dell’edificio fisico, ma soprattutto sulla effettiva concretizzazione di una comunità cristiana attraverso l’evangelizzazione, la celebrazione dei sacramenti e la testimonianza dell’amore di Dio. Fondamentale fu il lavoro svolto in sinergia non solo con i suoi fedeli, ma anche con gli altri sacerdoti locali, promuovendo la collaborazione e il senso di appartenenza.

Creò un ambiente familiare e fraterno, spesso attraverso l’organizzazione di feste, momenti di aggregazione e attività di beneficenza. Favorì, ancora di più, il culto, dell’Immacolata Concezione, ben radicato in questa comunità con le Figlie di Maria, tantoché fu proprio nella solennità dell’8 dicembre del 1971 che fu posta, finalmente, la prima pietra sull’attuale suolo. Il 29 giugno del 1972 fu benedetta la campana del nuovo complesso. Quattro anni dopo, il 28 marzo del 1976, tra un tripudio di fedeli, il Vescovo Mons. Guerino Grimaldi (1916 – 1992) aprì al culto la nuova chiesa, concretizzando con la sua solenne benedizione il progetto generale del compianto ing. Antonio D’Ambrosio, che orientò il suo lavoro sulla massima semplicità, concentrando l’attenzione su uno stile e una forma geometrica, capaci di esaltare sia l’area dedicata all’assemblea e sia l’altare sospeso tra il cielo e l’immagine di Maria.

Ing. D’Ambrosio Antonio

Una progettazione focalizzata totalmente sull’accoglienza, con aree di incontro per favorire la socializzazione prima e dopo le celebrazioni. Un ambiente, infine, permeato da un’atmosfera di pace, riflessione e sacralità. Una curiosità: il progetto iniziale, redatto in data 15 febbraio 1967 dall’ ing. D’Ambrosio, prevedeva una spesa iniziale di Lire 113.000.000; ma, con perizia di variante suppletiva, l’importo finale approvato fu di Lire 153.000.000. Di tale importo, lire 103.000.000 furono a carico della Cassa DD.PP (Depositi e Prestiti) e lire 49.951.270 a carico dell’Ordinario diocesano. Tali quote, all’ epoca, furono il frutto di in grande sacrificio sia dell’Ordinario che del parroco e dei fedeli. Senonché l’impresa costruttrice chiese la revisione dei prezzi. Tale revisione non solo comportò all’epoca una differenza sostanziale di Lire 61. 679.282, ma creò forti problemi all’ Ordinario diocesano nel reperire la somma finale di danaro. La questione trovò, comunque, una degna conclusione estremamente positiva.

Mons. Giuseppe Giuliano, figlio della comunità, attuale vescovo di Lucera-Troia, così ricorda quel giorno dell’inaugurazione sul Bollettino diocesano nolano di marzo – aprile del 1976: l’aspersione esterna, lo spalancarsi delle porte, il suono delle campane, le litanie, l’aspersione dell’altare, quindi è iniziata la concelebrazione: un’Eucarestia semplice, ma partecipata e vissuta anche con i canti accompagnati dai cinque chitarristi della parrocchia. Il Vescovo nell’omelia ci ha parlato della vera Chiesa, quella fatta di menti e di cuori: un popolo in cammino verso il Signore nella conoscenza sempre più profonda della Verità.

Al termine della celebrazione il parroco ha ringraziato tutti […] ma soprattutto il popolo di Rione Trieste che con la sua generosità ha reso possibile la realizzazione del complesso parrocchiale, integrando il contributo dello Stato. Era veramente commosso, don Alfredo, tanto da far fatica a pronunciare le poche parole di ringraziamento [cit. Inserto della Diocesi di Nola in Dialogo di Avvenire, domenica 22 febbraio 2026, 5]. Don Alfredo ci lasciò per sempre il pomeriggio del 30 agosto del 2004, circondato dagli affetti familiari. Oggi, la comunità parrocchiale è il cuore pulsante della vita cristiana. Una realtà che custodisce relazioni, trasmette fede, accompagna nella crescita spirituale, educa alla solidarietà.

 

 

 

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