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Somma Vesuviana porta l’ultimo saluto a Vincenzo De Stefano. O Panettier, the boss

Centinaia di amici hanno portato l’ultimo saluto a Vincenzo De Stefano, componente importante dell’Associazione Festa delle Lucerne e attivista instancabile del borgo antico Casamale. 

Applausi e  musica rock. Ripetutamente, avrebbe detto lui. The boss, o Panettier, Vincenzo de Stefano non poteva essere salutato diversamente dai suoi tantissimi amici di via Aldo Moro e del Casamale. E l’ultimo saluto a Vincenzo non poteva non avvenire nella “sua” amata chiesa, nella Chiesa Collegiata.  “Quando lo incontravo al bar la mattina- ricorda visibilmente emozionato il parroco  Don Giuseppe D’Agostino- mi salutava con quel vocione così allegro, inconfondibile. Non potevi non sentirlo, era una presenza costante  e sempre impegnata per la nostra comunità. Mi hanno detto che lo chiamavano o Panettiere perchè la sua  mamma era una fornaia, ma mi piace pensare al significato del pane che è simbolo di bontà, generosità, vita. Vincenzo è uno che si è sempre sporcato le mani con generosità, che si è impegnato in prima persona per la ricerca della verità. E la verità, anche di fronte a questo immenso dolore, è amore. Ringraziamo Vincenzo per questo grande esempio d’amore che ci ha lasciato” . Il gigante buono, la roccia che con la sua corporatura robusta e la sua straordinaria energia sembrava immortale, se ne è andato in punta di piedi, inaspettatamente, lasciando una città incredula e un vuoto incolmabile tra gli amici del Casamale che dall’altare lo hanno salutato con un lettera molto toccante.

“Caro amico nostro, 
sei andato via in silenzio e non è da te.
Vincè, la tua forte personalità era protagonista in tutto ciò che facevi e senza peli sulla lingua, temerario, portavi avanti il tuo pensiero.
Somma ti ricorda, appunto, perché in tutte le circostanze eri presente e con dedizione ti impegnavi in ciò in cui credevi.
Hai vissuto una vita senza né tempo né spazio…Vincenzo, hai lasciato il segno in tutto ciò che hai toccato.
I luoghi che hai frequentato parlano di te, come le persone che ti hanno conosciuto.
Sei stato un’ancora per gli amici che ti hanno voluto bene e che ancora e per sempre te ne vorranno.
Non è vero che i luoghi e le persone non vivranno più di te, sarai con noi nella nostra quotidianità avvertendo in modo tanto semplice la tua presenza, sicuri che ti ricorderemo in una parola, in un gesto, in un nome.
Vincenzo, il tuo modo di amare l’hai dimostrato soprattutto tra le mura di casa tua, verso i tuoi genitori… lasciavi tutti, anche nel bel mezzo della baldoria, per andare da loro, che aspettavano le tue infinite e lodevoli cure.
Vincè, tutto ciò non toglie il dolore che proviamo. 
Vorremmo vederti ancora, avremmo avuto piacere di invecchiare insieme a te, di condividere ancora tante risate, di incontrarti per strada e di sentire la tua voce tuonante e gli svariati nomignoli che per ognuno di noi avevi trovato. 
Panettiere, è stato un onore averti conosciuto….vivi in noi.”

E sulle note della sua canzone preferita Dancing in the dark, o Panettiere esce per l’ultima volta dalla sua chiesa. Il battito della mani degli amici segue il ritmo della musica e anche i palloncini bianchi e azzurri sembrano far fatica a staccarsi dalla terra, restando imbrigliati sui fili che attraversano la piazzetta Collegiata. O Panettier, the boss vive. O Panettier, eterno ragazzo, grande lavoratore, sempre dalla parte dei deboli, sostegno per la sua amata famiglia e punto di riferimento di tanti amici. O Panettier, uno su cui contare. Sempre. O Panettier, persona dalla  schiena dritta, contestatore delle ingiustizie  senza se e senza ma. O Panettier,  sempre a difesa delle tradizioni. O Panettier, amico delle Paranze e devoto di Mamma Schiavona. O Panettiere, l’artista delle figure geometriche della Festa delle Lucerne. O Panettiere, controcorrente e contro ogni formalità anche nel suo ultimo viaggio. Niente di ordinario per lui, il corteo non si scioglie al solito posto ma prosegue fino a Via Aldo Moro, dove lo aspettano il sindaco, Salvatore Di Sarno, e  tutti i suoi amici di sempre. Ed è una vera e propria festa. Il carro si ferma, la grossa bara ricoperta dalla maglia della Vribus viene portata in spalla per pochi passi  proprio dove era solito fermarsi a chiacchierare, a ridere e a far sorridere ripetutamente chiunque incontrava. E la musica va, la musica allegra, forte, irriverente, esuberante, travolgente. Proprio come lui.

 

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