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Somma Vesuviana, il parroco curatore del Santuario di Castello protagonista di una macabra vicenda

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Don Franco Gallo, responsabile del santuario dal 2007, è indagato per sottrazione e vilipendio di cadavere. Teneva la salma della mamma in casa, attorniata da ori e preziosi di famiglia, portandole fiori freschi ogni mattina e dedicandole una Messa ogni giorno. Indaga la Procura di Torre Annunziata.

Era ottobre 2018 quando il vescovo di Nola accoglieva le istanze provenienti dal territorio e, in risposta ad una lettera scritta da Biagio Esposito, presidente dell’Accademia Vesuviana di tradizioni etnostoriche, annunciava che l’antico Santuario di Santa Maria a Castello sarebbe stato aperto tutti i giorni. Una richiesta, quella di tener aperta la chiesa, sacrosanta giacché il culto di Mamma Schiavona è sentito e vivo da secoli e che se si volesse inserire il Santuario – così come giusto – in un ipotetico programma turistico – culturale, bisognerebbe fare i conti con la delusione di quanti vi arrivano e devono poi andar via senza nemmeno entrare. Diciamo subito che da quell’ottobre in cui il Vescovo accolse la richiesta, cioè pochi mesi fa, non è cambiato nulla: chi avrebbe dovuto far rispettare gli orari, disporre tutto affinché la chiesa si apra tutti i giorni, è il responsabile al quale nel lontano 2007 fu affidata la responsabilità del Santuario. Vale a dire il suo rettore. Lo stesso don Franco Gallo, parroco della chiesa di Sant’Alfonso a Torre Annunziata. Il medesimo sacerdote che non appena ricevuto l’incarico nel 2007 ebbe a dire che era suo desiderio dedicare energie al santuario sommese.  Beh, di energie ne ha profuse, don Franco. Ma non per Somma Vesuviana dove arriva la domenica e ci sta dalle 17 alle 20 per poi tornarvi il giovedì mattina alle 8 e rimanervi fino alle 11 (per il resto del tempo il Santuario è desolatamente chiuso). Di energie ne ha profuse, si diceva. Come è stato reso noto ieri, prima dal Mattino e poi di rimbalzo su molti altri giornali online, don Franco è protagonista di una vicenda macabra e inquietante, con profili di illecito penale.

Il buon sacerdote ha fatto in pratica esumare il corpo della madre decidendo di conservarlo in una teca con tanto di altare, a casa propria. Lo ha scoperto, per mera casualità, la polizia di Torre Annunziata decidendo poi di indagare a piede libero don Gallo per i reati di esumazione anticipata, sottrazione e vilipendio di cadavere. La storia inizia circa un anno fa quando la mamma del sacerdote muore. Viene regolarmente sepolta nel cimitero di Torre Annunziata e lì resta per alcuni mesi. In estate don Franco ne chiede l’esumazione e, cosa ai limiti dell’assurdo, i responsabili del cimitero e quelli dell’agenzia funebre da lui stesso contattata eseguono sic et simpliciter, senza nemmeno chiedergli non diciamo i motivi, ma nemmeno le autorizzazioni del caso. Il cadavere, una volta esumato, si presenta mummificato ma viene comunque estratto dalla bara e collocato in bella vista in una teca trasparente adornata con alcuni oggetti preziosi di famiglia. Roba vista soltanto nell’antico Egitto o in riti esoterici che con la chiesa cattolica nulla hanno a che fare. Roba per cui Freud o Jung non avrebbero dormito per mesi. Ebbene, una volta costruito il macabro altare, il sacerdote mette a punto un rito quotidiano: fiori freschi tutti i giorni e una messa in memoria ogni mattina. Di questa assurdità non si sa nulla fino ad ottobre scorso – lo stesso periodo in cui il vescovo di Nola dispone l’apertura quotidiana del Santuario di Castello a Somma – finché cioè alcuni poliziotti non vanno a far visita al sacerdote per tutt’altro motivo riguardante l’affidamento di un detenuto. Ebbene, don Franco mostra ingenuamente il suo altare con tanto di cadavere agli agenti, una circostanza che fa riflettere e pensare che il sacerdote abbia bisogno di cure, più che di sanzioni o condanne. La polizia decide di approfondire la questione e scoprono che per esumare il cadavere erano state compiute una serie di incredibili violazioni amministrative e penali. Intanto, don Franco, sostiene di non vedere alcunché di strano in ciò che aveva fatto. Partite le indagini, la salma viene riportata al cimitero e ritumulata in rispetto delle norme sanitarie. Non nel suo posto originale perché, incredibilmente, si scopre che la tomba non era vacante bensì occupata da un altro cadavere. Sulla vicenda indaga la Procura di Torre Annunziata, ma tutto è anche al vaglio della Curia di Nola che starebbe valutando l’ipotesi di sospendere don Franco dal sacerdozio.

Per Santa Maria a Castello, si dovrà forse aspettare un altro po’ o sperare nell’affidamento ad un altro parroco.