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San Gennaro è un Santo fortemente legato a Somma Vesuviana e alla città di Napoli. De Napule è guardiano e de Somma è protettore, così ripetevano le donne del Casamale sul Santo Patrono. Un tempo in Città le processioni erano due: quella attuale del 19 settembre e quella precedente dell’otto maggio.

 

 I suoi miracoli, in occasioni di gravi sciagure, attestano il forte legame e la protezione sull’intera città. A tal riguardo il potere del Santo sul fuoco del Vesuvio rappresenta, secondo la tradizione contadina, l’espressione più alta della sua protezione, anche se  il miracolo più popolare ed eclatante rimane il prodigio della liquefazione del sangue, che si rinnova in occasioni stabilite e assume un valore collettivo e salvifico per tutti i devoti cristiani. San Gennaro è patrono di Somma dal 1859, ma prima ancora altri Santi protettori si sono avvicendati nella storia millenaria della città: San Domenico (1642), San Sebastiano e la Madonna del Rosario (1649), la Madonna di Castello (1660).

Poche sono  le notizie storiche che abbiamo sulla sua vita: sappiamo che Gennaro fu Vescovo di Benevento e morì martire a Pozzuoli insieme ad altri sei Cristiani, durante le perfide persecuzioni di Diocleziano nel settembre del 305. Le notizie tramandate ci riferiscono che Gennaro si era recato a Pozzuoli, insieme a Festo e Desiderio, alla ricerca del Diacono Sossio. Fu arrestato, condannato a morte e decapitato con i compagni nei pressi della Solfatara assieme ad altri tre puteolani: Procolo, Eutichete e Acunzo . La tradizione ci riferisce, ancora, che una pia donna ne raccolse il sangue in un ampolla.

I resti del Santo, successivamente, furono sottoposti a varie traslazioni; infatti, durante l’assedio di Napoli, da parte di Siconio nell’anno 831, fu traslato dalle catacombe di Capodimonte a Benevento e da lì a Montevergine. Soltanto nel 1497 le reliquie del Santo trovarono la loro degna sistemazione a Napoli nella cripta del Duomo. Il primo miracolo, storicamente accertato, della liquefazione accadde il 17 agosto del 1389. Attualmente il prodigio si ripete annualmente in tre date: il 19 settembre, giorno del martirio, il primo sabato di maggio e il 16 dicembre, a ricordo del miracolo compiuto dal Santo in occasione dell’eruzione del Vesuvio del 1631.

Anni fa a Somma Vesuviana il profumo della festa si sentiva nell’aria già molti giorni prima con gli addobbi, i pali blu e le luminarie con tanti archi colorati. All’inizio di via Gramsci uno stendardo, raffigurante il Martire, avvertiva la popolazione che la festa si sarebbe svolta. Nel programma dei comitati di festa c’erano le bande pugliesi con le loro marce sinfoniche e i loro melodrammi riadattati al concertino della prima serata. La seconda serata era dedicata agli artisti appartenenti al mondo classico – napoletano, mentre la terza ai vip. La gente, nella piazza centrale, era così tanta che passeggiare diventava un’impresa tra le numerose bancarelle piene di castagne, torrone, nocciole americane e mandorle glassate. Un tempo la festa del 19 settembre si apriva cù ‘a riana, i fuochi artificiali dell’alba. Essa – come riferisce lo studioso Angelo Di Mauro – era costituita da una lunga fila di maschi: erano massicci prismi cavi, in ferro, con polvere pirica pressata, che esplodeva con un suono cupo e sotterraneo fra le attonite viuzze del Casamale.

La processione pomeridiana vede, ancora oggi, il mezzo busto argenteo, portato una volta da contadini, addobbato con fiori e frutta. Il corteo ha un suo percorso obbligatorio. Durante il giro in città si ha cura che il Santo guardi sempre la campagna e principalmente la montagna. Di Mauro, addirittura, ci racconta che tanti e tanti anni fa fu tentata una deviazione della processione che vedeva via Piccioli esclusa dal tragitto. Un contadino, allora,  affrontò con un ronciglio i mastri di festa e il prete: Si nun passa (San Gennaro) ‘a ccà, ve taccareo. Il Santo passò e i campi fruttificarono. Egli infatti veniva esposto alle intemperie fuori dalla Collegiata, quando il suono delle campane,  non era sufficiente ad allontanare la minaccia di forti temporali. Una volta le processioni del Santo erano due a Somma: quella del 19 settembre e quella, precedente, dell’otto maggio non più riproposta.