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Sabato prossimo il Vescovo, P. Beniamino Depalma, incontrerà una delegazione dei lavoratori della Dema di Somma Vesuviana. Ha sollecitato anche le autorità regionali a fare quanto è nelle loro possibilità per evitare un’altra e vera catastrofe sociale.

Un’azienda, la Dema, in crisi e  che rischia di chiudere o di mandare a casa più di cento lavoratori. Ma c’è qualche spiraglio. Ci auguriamo tutti che il problema si risolva al più presto. Tanti lavoratori, insieme alle loro famiglie, stanno vivendo con angoscia momenti drammatici. Alle tante difficoltà della nostra Regione, se ne aggiunge un’altra. Criminalità organizzata, corruzione, usura, spaccio della droga, prostituzione, lavoro sfruttato, cassintegrazione, sanità che non funziona, inquinamento ambientale, etc…. Sono questi, insieme ad altri, i drammi del nostro territorio. Ma, ne siamo tutti convinti, la mancanza di lavoro è il vero problema, atavico e sempre più grave. Tanti nostri giovani, purtroppo, non possono realizzarsi mediante il lavoro e sono costretti ad andare all’estero, con tutte le conseguenze del caso. Ma, a questa grande tragedia, spesso se ne aggiunge un’ altra, forse ancora più pesante: la perdita del lavoro di tanti padri e madri di famiglia.  Tutto questo crea insicurezza, sfiducia, mancanza di speranza, tensioni nelle case. Tanti uomini, così, non si sentono più uomini. Sono senza dignità. Perché il lavoro non è carità: è dignità. Ovviamente, a pagare, sono sempre i più deboli. Ieri Papa Francesco, in Messico, affrontando il tema della dignità umana di chi lavora, ha detto: “La mentalità dominante propugna la maggior quantità possibile di profitti, a qualunque costo e in modo immediato. Non solo provoca la perdita della dimensione etica delle imprese, ma dimentica che il miglior investimento che si può fare è quello di investire sulla gente, sulle persone, sulle loro famiglie. Il miglior investimento è quello di creare opportunità. La mentalità dominante pone il flusso di persone al servizio dei flussi di capitale provocando in molti casi lo sfruttamento dei dipendenti come oggetti da usare e gettare (cfr Enc. Laudato si’, 123). Il flusso di capitale non può determinare il flusso e la vita delle persone. Il guadagno e il capitale non sono beni al di sopra dell’uomo, ma sono al servizio del bene comune. E quando il bene comune è piegato al servizio del profitto e il capitale è l’unico guadagno possibile, questo si chiama esclusione”.

Parole santissime che, particolarmente i responsabili della “cosa pubblica” e il mondo delle imprese devono impegnarsi ad attuare, per dare un po’ di serenità alla nostra gente, già provata da tanti ed altri problemi. Meno egoismo sociale e più solidarietà e lavoro. La Chiesa non si stancherà mai di “rompere le scatole” ai potenti e ai “ricchi epuloni” di questo mondo.

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