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Se trionfano i “Narciso”, i “qui comando solo io”, vuol dire che nella società è fiacco il senso della vergogna…..

L’egocentrismo esasperato si manifesta ormai a tutti i livelli del sistema sociale, anche tra i detentori del potere politico.  Quaranta anni fa Christopher Lasch previde che ciò poteva succedere solo in una società che avesse perso quasi del tutto il senso della vergogna, che è rispetto delle regole, consapevolezza di sé, rispetto degli altri, pudore. La società italiana si trova in questa condizione?

 

L’ essenza prima del “Narciso” è l’egocentrismo.  Il centro è solo lui, il resto è contorno: lui dice, lui fa, e,  prima che le cose accadano, lui sa che accadranno.  E dunque nessuno gli può dare consigli,  e nessuno può confrontarsi con lui. “ Confrontarmi? Con chi? Con chi non sa nemmeno un decimo di ciò che so io.  Nel confronto avrei sempre ragione io. Non lo dico per arroganza. E’ un dato di fatto.”. Il tipo è noto: non servono altre parole per descriverlo. Il ruolo che il Narciso svolge  ha contribuito a indicare con precisione tutti gli aspetti del personaggio, il lessico,  l’abbigliamento, i gesti, i vezzi.

Christopher Lasch scrisse nel libro “ La cultura del narcisismo”, che è del 1979,  che il narcisista non ha interesse per il futuro, e ne ha poco anche per il passato: e tutto questo è la prova della miseria della sua vita interiore. In realtà, i “ Narciso” si trovano in ogni momento della storia e a più livelli della vita quotidiana: oggi, però, rappresentano un fenomeno dominante, controllano quote importanti del potere, comunicano attraverso i social, e qualcuno di essi ha a portato di mano, ogni giorno, il bottone che scatena la guerra nucleare. Ma nel libro del ’79  Christopher Lasch già lanciava l’allarme:: attenti!., se il narcisismo trionfa e raggiunge i vertici del potere,  vuol dire che nella società il senso della vergogna è assai fiacco. E Marco Belpoliti, autore di “Senza vergogna”, ci ricorda che nel 1995 Christopher Lasch, nel libro “La rivolta delle élite” parlò di psicologi e psicoanalisti americani,   che approntavano metodi di cura destinati a debellare,  nei  clienti “malati” di scarsa autostima, il sentimento della vergogna, ritenuto responsabile della “patologia”.

Ma demolire la vergogna significa demolire  il codice di regole su cui si costruisce ogni gruppo sociale: “Mittete scuorno” era l’aspro monito che a quelli della mia generazione, colpevoli  di aver infranto anche la meno importante di  quelle regole, veniva rivolto dai genitori.  La civiltà omerica, scrive E. Dodds,  vedeva nell’ “aidòs, nel rispetto dell’opinione pubblica, la più potente forza morale” : è  questo “aidòs” – il termine significa vergogna, ritegno, pudore – che obbliga Ettore  ad anteporre ai doveri di padre e di marito quelli di primo difensore di Troia, ed è sempre quel sentimento che spinge Achille  a partecipare  alla spedizione  da cui sa che non tornerà. Eppure, proprio Achille  infligge una lesione gravissima all’ “aidòs” dell’eroe. Quando  Ulisse, incontrando la sua “ombra” nelle “case dell’Ade”,  esorta l’amico a non provare angoscia per la sua condizione di defunto, poiché tra i morti egli ha grande potere, come grandi erano stati gli onori che da vivo  gli avevano tributato i Greci., Achille gli risponde : “ vorrei da bracciante servire un altro uomo/  un uomo senza un podere, uno che non ha molta roba / piuttosto che dominare tra tutti i morti defunti” ( Odissea XI). Non credo che Ulisse si sia meravigliato della risposta: se l’aspettava. Il mio professore di Latino e di Greco, Antonio Portolano, diceva che il “viaggio” di Ulisse nell’Ade è uno di quei dieci passi della letteratura classica che  indicano già chiaramente i valori archetipi su cui verrà costruita la civiltà occidentale.

La vergogna è connessa non solo a un sistema di regole, ma anche all’umiltà di chi si giudica colpevole di averle violate.  A ben vedere, anche le svergognate della letteratura, Medea, Didone, Francesca da Rimini, Madame Bovary, si ribellano alle norme in vigore perché vogliono sostituirle con altre norme, le norme dell’ Amore, che esse considerano più valide: e la storia dirà che le “svergognate” avevano ragione. C’è un aspetto della vergogna, il pudore, che ci spinge  a rispettare senza sosta i livelli della nostra misura e del nostro ruolo, e dunque, anche la misura e il ruolo degli altri: al pudore si accompagnano la riservatezza, il rifiuto netto di ogni forma di esibizionismo e di protagonismo: insomma  il pudore è la virtù che manca a Narciso.

Nei prossimi mesi si vedrà fino a che punto ha ragione Marco Belpoliti quando scrive: “ Da Berlusconi a Trump: così un sentimento (la vergogna) è scomparso dall’orizzonte dei valori individuali e collettivi”.  ( L’Espresso, 10 dicembre 2017).

C’è poi il significato “metafisico” che alla “vergogna” conferiva J.P. Sartre: ma lo spazio è finito, e sta per andare in onda una nuova indagine del giovane Montalbano.

Immagine: J. Waterhouse, Eco e Narciso

 

 

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