Negli anni ‘70 e ‘80, di fronte alle difficoltà economiche e occupazionali che molte famiglie vivevano, spesso i più anziani usavano dire: “Quanto sarebbe bello avere un prete in casa”, spiegando poi che quando in una famiglia un figlio, un nipote o un parente prossimo sceglieva la strada vocazionale, i membri di quel nucleo si trovavano a vivere una condizione economica e lavorativa più fortunata (diciamo così…), rispetto al contesto. Non è nostra intenzione approfondire le cause di quella manna, però quel vecchio modo di dire si è fatto largo nei pensieri di questi giorni leggendo la notizia che esiste un piano regionale da 120 milioni di euro per unire gli aeroporti di Napoli e Salerno.
Ora, lasciando da parte l’aeroporto di Capodichino che ha un bacino di arrivi e partenze tipico delle grandi città europee, la sorpresa è la tratta Salerno-Costa d’Amalfi, che pur avendo di recente beneficiato di oltre 2,8 milioni di euro è definito uno scalo fantasma. Le mammelle della Regione Campania stanno allattando il consorzio dello Scalo salernitano già dal 2005, quando a Santa Lucia regnava il centrodestra. E, infatti, la società di gestione fino ad oggi ha succhiato oltre 23 milioni di euro. Nonostante le belle cifre che hanno ballato, altre cominciano a danzare. Promotore della causa è l’assessore al bilancio del comune di Salerno Roberto De Luca (figlio del Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca).
L’operazione è sostenibile? Boh, però Gesac (Gestione Servizi Aeroporti Campani) ha presentato il piano “riservato e strettamente confidenziale” presso la Regione Campania. Se deve farsi, le cifre devono essere queste: 40 milioni di euro di investimento iniziale dello Sblocca Italia, 80 milioni a carico della finanza pubblica (cioè noi!), 20 milioni per la rete stradale di Costa d’Amalfi, 5 milioni per quella di Napoli, 122 milioni di investimenti per lo sviluppo dell’ aeroporto Salerno-Costa d’Amalfi, a carico della società di gestione (che chiede una concessione almeno fino al 2043), 10 milioni di euro per la società di gestione unica in grado di assorbire le perdite durante i primi anni di attività dell’aeroporto salernitano.
L’idea, intima e confidenziale, di Gesac è quella di trasferire presso il Costa d’Amalfi il turismo di lusso Business Jet e quello dei voli charter. Naturalmente bisogna espropriare terreni, ampliare la pista di volo, realizzare un terminale tutto nuovo, eccetera eccetera. Il piano è affascinante, non c’è dubbio, e per una certa provincia campana avere un figlio assessore e un padre presidente significa godere di vantaggi impagabili, soddisfazioni senza prezzo!
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