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 E poi scopri che Carlo Pellegrini, grande “caricaturista” dell’Ottocento, era figlio di una Medici di Ottajano….

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Grazie all’indicazione di un mio amico scopro che Carlo Pellegrini, il più importante caricaturista della rivista inglese “Vanity  Fair” ,amico di Degas, di Oscar Wilde, di Whistler, era figlio di  Maria Serafina, sorella di Giuseppe IV Medici, principe di Ottajano. L’artista, che amava pose e modi da eccentrico, firmava le sue “caricature” con lo pseudonimo “Ape” ( in inglese, “scimmia). Le “caricature” di Oscar Wilde e di Bismarck.

 

Fino a ieri mattina credevo di sapere molte cose su Carlo Pellegrini, il “caricaturista” principe della rivista londinese “Vanity Fair”. Lo avevo “incontrato” nei libri sul “comico”, nei libri  su Degas, in alcuni articoli della “ Tavola Rotonda”, la rivista napoletana che negli ultimi anni dell’Ottocento venne diretta da Gaetano Miranda, importante giornalista napoletano nato a Sant’ Anastasia. Parlano dei suoi meriti i libri dedicati a Daumier, ai pittori macchiaioli, all’altro importante “caricaturista” napoletano Melchiorre Delfico. Carlo Pellegrini nacque a Napoli il 25 marzo 1839 da Pompeo, un nobile capuano, frequentò collegi religiosi, seguì a Napoli le lezioni di  Consalvo  Carelli, perché il suo sogno era quello di diventare anche un grande pittore “serio”,  ma il sogno non divenne realtà.  Il suo carattere a dir poco balzano e la sua “mano” di disegnatore gli permisero solo di essere un grande  “caricaturista”. Da subito, dicono gli studiosi, egli si ispirò a Daumier e a Grandville, ma credo che non sia possibile sottovalutare l’influenza che esercitò su di lui il disegno “caricato” di Gaspare Traversi. Pellegrini sviluppò un prezioso confronto anche con l’arte di Adriano Cecioni, che come lui lavorò per “ Vanity Fair”, e con le “caricature” di Angelo Tricca, l’amico di Collodi.

A  Londra, dove Carlo arrivò nel 1864, il Principe di Galles gli commissionò le “caricature” dei ventidue soci che avevano abbandonato il White’s Club, dove non si poteva fumare, e avevano  fondato,  sollecitati dal principe, il Marlborough Club, aperto ai nobili fumatori.  Carlo Pellegrini incominciò a lavorare per “Vanity Fair” nel febbraio del ’69, e fino al 1888 – egli morì nel gennaio del 1889 – fu  il primo “caricaturista” della rivista: il suo successo non venne oscurato né da Leslie Ward, né da Tissot, che in momenti diversi pubblicarono “caricature” sul giornale. Il segno distintivo della sua arte  era la capacità di attribuire un valore psicologico a ogni tratto “distorto”  del disegno: lo dimostrano la caricatura di Bismarck, che apre l’articolo, e quella di Oscar Wilde, pubblicata in appendice. L’artista napoletano firmò i suoi primi disegni con lo pseudonimo “Singe”, che in francese significa “scimmia”,  e che poi sostituì con “Ape”, “scimmia”, in inglese.

Nel 1870 Pellegrini conobbe, a Londra, Degas e lo ritrasse in un disegno firmato con una dedica: ‘a vous/Pellegrini, e Degas ricambiò ritraendo l’artista napoletano e firmando l’opera allo stesso modo. Due anni dopo il caricaturista incontrò in un club londinese di cui era socio il pittore americano James Whistler, che riaccese in lui la passione per la pittura “seria”: ma i risultati non furono entusiasmanti. Nel 1877 Whistler portò in tribunale Il critico  John Ruskin che aveva definito il suo quadro “Notturno in blu e oro”  “un secchio di pittura tirato in faccia al pubblico”:  nella polemica  Pellegrini si schierò, rumorosamente, dalla parte del pittore, mentre “ Vanity  Fair” sosteneva le ragioni del critico. Ci furono momenti di tensione tra il proprietario della rivista e il disegnatore italiano, ma alla  fine la pace tornò. In quei giorni agitati i giornali inglesi che parteggiavano per Ruskin  raccontarono al pubblico le stranezze del Pellegrini, che si faceva crescere le unghie come i mandarini cinesi, e beveva acqua nei calici  per lo champagne, e champagne  nei bicchieri per l’acqua, e anche nei pranzi di gala portava in tavola piatti di maccheroni, e teneva sempre con sé  spazzola e lucido per le scarpe, perché non tollerava che la loro brillantezza fosse appannata. Qualcuno ricordò che era insopportabile il modo con cui ostentava i suoi particolari costumi sessuali.

Ieri mattina il mio amico Peppe Miranda, a cui piace andare a caccia di notizie su Internet, mi dice di aver scoperto che il figlio di una Medici di Ottajano, sposata a Capua, era diventato un “caricaturista” famoso in tutta Europa.  Vado a controllare la scheda di Carlo Pellegrini, e trovo che la madre era Maria Serafina de’ Medici di Ottajano, nata nell’ottobre del 1806 e morta nel 1853. Maria Serafina, figlia di Michele de’ Medici, Principe di Ottajano, e di Isabella Albertini dei principi di Cimitile, era sorella di quel Giuseppe IV che fu principe di Ottajano e ultimo Intendente della Provincia di Napoli prima dell’Unità.  Giuseppe, amico dei Palizzi, di Smargiassi, dei Carelli rese imponente la  “quadreria” della famiglia Medici, che comprendeva anche disegni “caricati” di Charles Jameson Grant e John Doyle. Ora  tutto incomincia ad essere più chiaro.