Il popolo della Terra dei Fuochi continua la sua battaglia per il ritorno in carcere dei fratelli Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini, condannati “in via definitiva per il più grande disastro ambientale campano giudizialmente accertato”. Così è scritto nella lettera appello firmata dalle associazioni ambientaliste delle province di Napoli e Caserta e redatta con l’ausilio di alcuni noti avvocati. La missiva è stata spedita al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al presidente della Corte d’Appello di Napoli, al Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Napoli e al presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli. La richiesta è di “verificare con tutti gli strumenti di legge possibili la correttezza del provvedimento con il quale è stato concesso un beneficio che la legge sull’indulto limita strettamente ai reati commessi fino al 2 maggio 2006”. “Questo considerando anche – si aggiunge nella missiva – la pronuncia della Cassazione, che ha certificato definitivamente che il reato di disastro ambientale è stato prodotto con l’aggravante dell’effettivo nesso di causalità con l’inquinamento delle matrici ambientali e che, dunque, il reato si è protratto oltre il limite temporale previsto dalla legge sull’indulto 2006”. La scarcerazione dei Pellini è avvenuta due settimane fa con un provvedimento della Corte di Appello di Napoli, giunto dopo soli 10 mesi di detenzione e nonostante i 7 anni di reclusione inflitti dalla Cassazione l’anno scorso. Nello sconto di pena che ha portato alla scarcerazione sono stati computati i 6 mesi di custodia cautelare e i 3 anni concessi dall’indulto, cosa che ha fatto scendere la condanna sotto la soglia che consente ai condannati in via definitiva di chiedere l’immediata scarcerazione in attesa di una pena alternativa al carcere. Nella richiesta delle associazioni si sostiene però in forma giuridica che, nel caso dei Pellini, “l’indulto non poteva proprio essere concesso in quanto il reato in questione, cioè il disastro ambientale aggravato, è stato contestato e accertato con una condotta perdurante”. Vale a dire che “le azioni criminose dei condannati, propagandosi nel tempo, hanno determinato effetti imprevedibili sull’ecosistema e quindi sulla salute umana”. “Nessun indulto – dunque – per il reato di disastro ambientale aggravato”. Le parole usate dai giudici della Suprema Corte sono da brivido: “I fratelli Pellini hanno provocato una diffusione tale del danno idonea a esporre al pericolo un’intera collettività, con minaccia per la salute pubblica e per la pubblica incolumità, producendo una lesione all’equilibrio ambientale di proporzioni gravissime”. “Non è possibile che gli inquinatori la facciano franca – la rabbia di Alessandro Cannavacciuolo, leader ambientalista di Acerra – ci sono tutti i presupposti legali per farlo tornare in galera. Diversamente ne andrebbe della credibilità dello Stato”.
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