Sant’Anastasia. Un incubo da arancia meccanica

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Riceviamo e pubblichiamo una lettera di un nostro lettore sull’emergenza sicurezza in località Boschetto.

Non è il titolo di un nuovo film né di un romanzo, ma la sintesi di momenti di terrore vissuti domenica 28 novembre da una signora residente nella zona Boschetto di Sant’Anastasia.

Domenica sera, infatti, la signora si concedeva un momento di relax quando ha udito un forte rumore proveniente dalla cucina della sua abitazione.

Ad attenderla, tre malviventi che l’hanno immobilizzata e legata ad un attaccapanni.

Uno dei tre ladri è rimasto a sorvegliare e malmenare la malcapitata, mentre gli altri due hanno messo la casa sottosopra racimolando un bottino di un centinaio di euro.

Qualcuno dirà è l’ennesimo episodio di violenza, ma non è solo questo.

Una serie di fattori  contribuiscono a rendere sempre più difficile, da oltre 20 anni, la vita degli abitanti questo parco:

  1. La presenza del cosiddetto “fosso”, lasciato lì dal costruttore nella speranza che un condono o qualche tribunale lo autorizzi a costruire un altro stabile in barba a tutte le leggi vigenti . Tale fosso, lasciato incolto, è un ricettario di spazzatura e rifugio di animali ed insetti, oltre a rappresentare un pericolo costante per persone, animali e cose, come più volte segnalato alle autorità comunali.
  2. Rappresentano un disagio ed un pericolo anche i “locali piano terra”, anch’essi abusivi ed oggetto di contenzioso tra il comune ed il costruttore o di chi ne ha acquisito la proprietà.

Questi locali sono abbandonati ed oggetto di rifugio da parte di malviventi o di persone senza dimora che lo utilizzano come dormitorio o, peggio, come latrina.

Anche per questi locali vi è un contenzioso tra il comune (che li ha acquisti  come sua proprietà senza completare l’iter burocratico) ed il proprietario.

Tutto questo è dovuto anche alla lentezza della giustizia che, tra TAR e Consiglio di stato. non mette la parola fine a questi contenzioni ventennali e, quindi, ai disagi di 72 famiglie.

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