Il primo cittadino, Lello Abete, nel corso di un’intervista che mi ha gentilmente concesso, ha dichiarato di sentirsi politicamente sereno, tranquillo, malgrado la forte ed aspra opposizione di una parte del paese. “Tra non molto, ha sottolineato il sindaco, gli anastasiani potranno verificare concretamente l’operato della mia amministrazione”. Non ha nascosto, però, l’ambiguità di qualcuno che lavorava nella squadra di governo.
Sindaco, ormai la tua amministrazione ha sciolto il nodo del primo anno di attività. È scontato quanto doveroso chiederti un bilancio sul vostro operato. Eppure, cercando di fare appello alla parte umana e meno politica che ti contraddistingue, viene naturale una seconda riflessione, che subito ti giro: c’è mai stato, in questi dodici mesi, un momento, anche breve, dove ti sei pentito della baraonda nella quale ti sei ficcato?
Sono molto soddisfatto del nostro primo anno di lavoro: tutti sanno che situazione pesante abbiamo ereditato, ma con forza d’animo e determinazione ce l’abbiamo fatta. A parte qualche eccezione rappresentata da qualche frizione non voluta, credo che il primo anno di questa amministrazione non abbia nulla da invidiare, in materia di opere realizzate, alle più operose della storia di questo paese. È vero che abbiamo ereditato delle opere già in progettazione, ma la paternità di numerose altre messe in cantiere, è nostra. Forse, all’inizio del mandato, abbiamo pagato lo scotto dell’inesperienza, dell’ingenuità politica, del troppo entusiasmo: questo ci ha reso inevitabilmente più vulnerabili in materia di comunicazione ma abbiamo raggiunto il giusto equilibrio, anche grazie ai nuovi innesti. Non mi sono mai pentito di quello che ho scelto di fare, anche perché sapevo benissimo a cosa sarei andato incontro: qualche momento di sconforto, invece, mi è capitato.
Io stesso, più volte, in particolare sulle politiche sociale e ne conosci i motivi, ti ho pungolato. Vivi la politica da molti anni, ti possiamo definire quasi un capitano di lungo corso. Che peso dai alle critiche che ricevi? Riesci ad ammortizzarle, magari considerandole uno sprono a migliorarti o sei uno di quelli che se le porta perfino nel sonno?
Ho un rapporto positivo con le critiche che ricevo: dò a loro il giusto peso e le interpreto in ogni momento come uno stimolo a migliorarmi. Di solito l’istinto ti approccia alla critica in modo sospettoso, negativo e ti fa indossare una corazza di pregiudizio nei confronti dell’interlocutore che te la muove: io cerco di trasformare quel momento che nasce da un’eccezione negativa in una risoluzione positiva, cercando di soddisfare il dubbio o lo scetticismo di chi mi critica. Di notte dormo poco o per nulla, ma questo non c’entra con le critiche.
Sviluppo urbanistico e politiche sociali. Due assessorati, a parer mio, fondamentali per la crescita e la coesione del paese. Ora, al di là di ciò che ne possano dire i tuoi detrattori, in entrambi gli ambiti, seppur in buona fede, credi di aver commesso degli errori? E quali sono, se puoi svelarcele, le future programmazioni che dobbiamo attenderci?
Anche a mio parere sono dei settori fondamentali per il rilancio della crescita. Ho la presunzione di dire, però, che l’assessore alle Politiche Sociali, Cettina Giliberti, ha lavorato dal primo giorno del suo mandato con entusiasmo e passione. Nelle politiche sociali, come in altri campi, ci attende ora la raccolta dei frutti seminati anche con scelte che sono potute sembrare, a primo impatto, impopolari. Nonostante alcune polemiche vuote e pretestuose che ho letto e sentito negli ultimi giorni, le politiche sociali sono un ramo di cui vado fiero, condivido tutte le scelte messe in campo e sono convinto che siano il volano per lo sviluppo della nostra socialità. Qualche errore, come detto prima, lo abbiamo commesso, ma ciò è stato dettato da un’ingenua buona fede e da un incontrollato entusiasmo: questo ti fa correre con qualche marcia in più, ma la velocità il più delle volte ti distrae.
Hai da poco rimodulato la tua giunta sostituendo un pezzo importante: l’assessore al bilancio. Come mai questa urgenza ad appena un anno di governo cittadino? L’hai ritenuta un’azione necessaria per la prosecuzione della tua opera amministrativa?
L’azzeramento della giunta municipale è un passaggio fisiologico nella vita di un’ amministrazione. Nel mio caso, ha rappresentato un momento di riflessione dopo un anno esatto di attività: in seguito a tantissimi confronti avevo notato un netto scollamento tra consiglieri e giunta e non c’era più tempo per aspettare ulteriormente. L’ex assessore al bilancio si è dimesso, non l’ho mandato via io: dispiace che le sue visioni ad un certo punto si siano focalizzate su altri punti fermi; io avevo messo a fuoco un modello preciso di amministrazione: continuità non vuol dire per forza similitudine caratteriale o di approccio; ciò che rappresenta la continuità è la comunione d’intenti, lo stesso fine che si persegue. E siccome mi si accusa di aver preferito impostare i cardini della mia opera di governo sulla preponderanza dei funzionari, posso solo pensare che non sono stato condiviso per la mia idea del mezzo e non del fine. Ti dirò, dopo sette anni, è la prima volta chi i funzionari non hanno preso tutti il massimo del punteggio. La vita mi ha insegnato, e me lo stanno dimostrando i risultati di questa amministrazione, che con l’ascolto e la condivisione si va lontano.
Da agosto sei costantemente bersagliato da un fuoco che possiamo considerare, parafrasando una terminologia militare, “amico”. Degli attacchi che, tutto sommato, a leggerli bene, hanno poco di amichevole. Uomini che, fino a tre mesi fa, ti avevano giurato assoluta fedeltà. Anzi, c’era chi, e posso testimoniarlo in prima persona, all’interno di dibattiti privati, elogiava a spada tratta l’amministrazione di cui faceva parte. Oggi, però, tutto si è ribaltato. Stravolto. Chi ti sosteneva, ti osteggia. Chi lavorava con te, ora lavora contro di te. È mai possibile, diciamo pure ragionevole, un cambiamento del genere? L’elettorato, il cittadino che va al voto, in tutta onestà, che quadro può farsi di un teatrino del genere? Serietà, coerenza e rispetto. Non trovi che debbano essere valori di cui la politica, qualsiasi politico, debba tenere ben presenti?
Purtroppo, in breve tempo, si è creata una strana atmosfera nella quale chi era con me, in realtà non lo era fino in fondo. Non parlo di gelosie, di rancori, di sindromi varie: ognuno era libero di frequentare chiunque, anzi le gelosie scattavano al contrario. Non c’era un sodalizio sostanziale tra me e tutti i miei uomini, in giunta e fuori. Queste persone, loro malgrado, sono state vittime di un gioco più grande di loro, sono state risucchiate da un vortice in cui qualcuno, già lo scorso settembre (dopo solo due mesi dal mio insediamento), soffiava quotidianamente appelli ai fasti del passato, muovendo critiche ed attacchi nei miei confronti per il solo motivo di essere diverso, di essere più mite, più diplomatico. E quindi sono divenuti ambigui, improduttivi: con un piede speravano che andassimo avanti, con l’altro speravano nel rovescio della medaglia. So che in paese si è parlato, anche giustamente, di faide, di lotte fratricide, ma per quanto mi riguarda non ho potuto fare nulla per evitare che si arrivasse a questa spaccatura. Tutto ciò non è ragionevole, ma il cittadino conosce bene il quadro politico che ha davanti, sa bene dove si trovano i limiti e dove le responsabilità. La serietà, la coerenza ed il rispetto sono valori fondamentali per la politica, ma nel nostro caso vi è stata una concezione del tutto particolare dei termini.
Tre punti programmatici, raccontati rapidamente, che ti rendono spavaldamente fiero.
Come detto prima, le politiche sociali, poi le opere pubbliche, la risoluzione di controversie annose e spigolose e l’attenzione per le scuole: abbiamo dato nuovo slancio al settore ed i frutti si raccoglieranno a breve. Ma non mi sento spavaldamente fiero: in ogni campo si può sempre migliorare.
Un manifesto, apparso pochi giorni fa dove sono ben visibili le firme dei tuoi consiglieri, ti incoraggia ad andare avanti trasmettendoti tutto il sostegno possibile. Questa iniziativa, mi auguro spontanea, ti fa sentire più sicuro o dalle esperienze di questi ultimi tre mesi ritieni che non possa esistere, in politica, la parola fiducia?
Sì, mi ha fatto piacere leggerlo: ma è stata una riconferma, non una sorpresa. In tempi in cui sono “artefice” di diversi manifesti a mia insaputa, fa piacere leggere di sostegno e di vicinanza. Sicuro lo ero già da prima e non ne faccio solo una questione numerica: la strada davanti non è una salita ripida, ma qualche buca durante il cammino è sempre possibile incontrarla. Motivo per cui credere nella fiducia può aiutare, ma non del tutto: il resto è rappresentato dalla consapevolezza di ciò che si è realizzato e dalla mia buona volontà.
Che idea ti sei fatto sui “sussulti di dignità?”
Preferirei non esprimermi sulla questione per non cadere in ulteriori e sterili polemiche. Dico solo che i consiglieri di maggioranza, oggi, sono provvisti di grande dignità. Sono al mio fianco in ogni decisione e sono parte in causa di ogni angolo della vita amministrativa. E mi fermo qui, perchè quello che penso al riguardo si sposa perfettamente con ciò che è scritto nel manifesto dei consiglieri: sai, non vorrei mi si accusasse di aver scritto anche questo.
Un detto napoletano, che ti riporto in italiano perché sono un vero bidone a scrivere in dialetto, dice più o meno così: i “parenti” sono come le scarpe, più sono strette e più ti fanno male. Lo condividi?
In linea di massima non lo condivido. O meglio, non vale per tutti i parenti.
Sindaco, adesso chiudiamo l’intervista con un pizzico di fantasia, e proviamo a viaggiare avanti nel tempo. Tra circa quattro anni, eccetto per qualche capello bianco in più che avremo entrambi, ti vedi ancora seduto sulla sedia più prestigiosa di palazzo Siano? E quanto, del tuo progetto per Sant’Anastasia, sarà stato attuato?
Pensiamo a fare bene per il momento, per il resto si vedrà: sono molto tranquillo e quello che accadrà o potrebbe accadere non mi preoccupa. Ho una maggioranza compatta, la mia squadra di governo mi segue in ogni decisione: ci sono tutti i presupposti per proseguire con serenità. Come detto, tra poco tempo, raccoglieremo gran parte dei frutti raccolti: di qui a breve i cittadini potranno farsi un’idea ancora più chiara di quanto non lo sia adesso del modello di amministrazione che intendiamo portare avanti.
Gianluca Di Matola




