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Sindaco di Sant’Anastasia dal 1891 al 1926, Giuseppe Liguori fu un uomo dotato di una spiccata personalità. Attratto sin da giovanissimo dagli ideali della politica, non solo segnò la vita della comunità, ma fu una guida essenziale per tutti i giovani dell’epoca, pronti ad assumere impegni, doveri e responsabilità nei confronti del nascente Stato Italiano. Nelle righe successive l’intervista all’appassionato storico anastasiano Lello Sodano.

Caro Lello, chi era Giuseppe Liguori ?

“Uomo dalla parola facile, dalla pronta risposta, dall’argomentazione persuasiva, dall’arguzia piacevole. A tal riguardo non abbandonò, mai, una causa che riteneva giusta e determinante. Nel 1888, a soli 27 anni, fu eletto consigliere, poi divenne assessore e infine, nel 1891, sindaco di Sant’Anastasia.

Giuseppe Domenico Bonaventura, questo era il suo nome completo, nacque il 14 luglio del 1861 a Sant’Anastasia in strada Casamiranda dal negoziante d. Raffaele e Donna Ippolita Maione, la quale nel suo travagliato parto fu aiutata dalla levatrice Giovanna Marciano. Frequentò le scuole comunali, il ginnasio nel Seminario di Nola ed il liceo Genovesi di Napoli. Si iscrisse alla facoltà di ingegneria ed, appena laureatosi, intraprese la vita professionale, entrando nella nuova Società Circumvesuviana. Per il suo impegno e per la conoscenza del nostro territorio, gli fu affidato il tracciato e la costruzione della tratta Barra-Ottaviano, ma alla prima opportunità ruppe il rapporto d’impegno con la Circumvesuviana per dedicarsi con maggiore intensità alla vita politica del suo paese”.

 

Quali furono le opere, per cui vale essere ricordato?

“La sua prima opera, da tecnico volitivo e geniale, fu la realizzazione dell’acquedotto, che alla fine dell’Ottocento portò benessere alla popolazione vesuviana. Ideò ed attuò la trasformazione del piscinone: una sorta di fossa creata nei secoli passati per la raccolta delle acque che defluivano dal Monte Somma. Questo sistema, moderno e igienico, permise di ottenere acqua potabile. Profondo conoscitore dei problemi agricoli, Liguori istituì un Campo Sperimentale Agricolo per risolvere i problemi pratici legati alla sperimentazione agraria. Risale, infatti, a quell’epoca la geniale iniziativa del mercato ortofrutticolo. Quel mercato, che fino a poco tempo fa, era il più importante della

Provincia. Oltretutto, mal sopportava che Sant’Anastasia rimanesse, all’epoca, priva di energia elettrica. Il Mezzogiorno era ancora lontano dal raggiungere un livello consono ad assecondare le infinite richieste. Il sindaco, allora, ideò e realizzò una modesta centrale termoelettrica locale, sufficiente per le più impellenti necessità del paese. In questo modo, Sant’Anastasia ebbe l’energia elettrica per le strade e nelle case con un decennio di anticipo su tutti gli altri Comuni della provincia di Napoli”.

Come era il rapporto con gli amici?

“Furono proprio gli amici, grandi personalità anastasiane, a fornire il proprio autorevole apporto all’amico sindaco per lo sviluppo di Sant’Anastasia. Fu una grande operazione di squadra che permise a Sant’Anastasia, tra l’ ‘800 e il ‘900, di poter diventare uno dei centri più moderni dell’intero territorio vesuviano. Il riscatto sociale di un popolo più volte soggiogato dalla vicina Somma, di cui fu casale. Aggiungo, inoltre, che egli dedicò la sua attività a tre opere fondamentali: la corderia napoletana, l’asilo d’infanzia e la scuola industriale. Le altre sue battaglie furono: l’uva catalanesca, i capretti, le olive, e la frutta in genere. Nel 1926, con l’avvento del regime, fu obbligato a lasciare il municipio. Il suo cruccio principale fu quello di non aver potuto portare a termine la rifinitura del Palazzo Siano, secondo i suoi desideri. In quella sede, però, il Liguori  aveva collocato già la Pretura ed il carcere mandamentale. Altra opera meritevole fu il mattatoio comunale”.

Che vuole dire ai giovani che si apprestano a gestire il paese?

“Ai giovani anastasiani voglio dire che nel lavoro di tutti i giorni, il sindaco Liguori fu sempre al servizio del popolo. Egli fu il capo di un paese e non di un partito politico, non lesinando a nessuno il suo aiuto, il suo consiglio, la sua parola. La sua professione venne posta al servizio della collettività. Il suo patrimonio fu speso per opere necessarie alla vita ed al progresso della sua cittadina. Un lungimirante esempio per i giovani che si apprestano a vivere le prossime elezioni comunali”.