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Questioni di classe, parliamo di anziani…

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Da oggi prende il via una nuova e  interessate rubrica dal titolo “Questione di classe”. La rubrica sarà curata da Franco Buccino,  già preside e dirigente sindacale.

“Di che classe sei?”, chiedetelo a un anziano e vi risponderà indicando l’anno di nascita, come si usava al tempo della leva obbligatoria. Fino a poco oltre la metà del secolo scorso. Ma parliamo un po’ di questi signori “anziani”!

Che la popolazione invecchi lo sanno tutti, eppure la notizia recentissima che nel nostro paese gli over sessanta hanno superato gli under trenta ha lasciato molti sbigottiti, per non dire scioccati. Le proiezioni che ci fornisce l’Istat fanno vedere da qui a vent’anni una popolazione di sessanta milioni di abitanti, di cui un terzo di sessantacinque anni e oltre. Una persona ogni tre; già oggi una ogni quattro. Non sembra esserci grande consapevolezza del fenomeno né da parte delle istituzioni, né da parte della gente comune. Questo è il vero problema. Lo stereotipo dell’anziano è sempre lo stesso: fragile, isolato, malridotto, un peso per la collettività. Nell’immaginario collettivo tale rimane, anche se contraddittoriamente gli si riconosce un ruolo provvidenziale per la famiglia, al tempo della crisi e non solo, e spesso gli si rinfaccia di rubare soldi e futuro ai giovani.

Per esempio, tra le emergenze estive la più gettonata è stata quella “anziani”. Così come vedremo tanti anziani partecipare al pranzo di Natale per tutti i poveri, o ingrossare le file dei clochard e senza fissa dimora nei punti di distribuzione di coperte e piatti caldi nei giorni più freddi. Così come sono tanti gli anziani nell’esercito dei non autosufficienti. Insomma nel nostro paese tante persone, in maggioranza anziane, vivono tutto l’anno drammaticamente un’infinità di problemi.

E però anche con l’idea di fare una cosa buona, di non dimenticare le persone in difficoltà, si arriva a una generalizzazione di una tipologia di anziani che rappresenta solo parzialmente la categoria. E così l’anziano viene presentato secondo i più diffusi luoghi comuni: persona debole, bisognosa di aiuto, di assistenza, di risorse economiche. Invece la cosiddetta terza età è un arco della vita ampio, che dura mediamente sui venticinque anni. Parliamo di circa venti milioni di persone: anche al netto di un milione di non autosufficienti e un paio di milioni di anziani in grosse difficoltà, si tratta di un numero impressionante. Un’ampia fascia di persone per tutti questi anni vive e vuole vivere; in maniera sempre meno confusa aspira a quello che viene chiamato invecchiamento attivo. Stili di vita sani, attività fisica, cura della sfera affettiva e sessuale, apprendimento permanente, socializzazione, ruolo attivo in famiglia, volontariato civico, impegno politico. La rivendicazione, infine, per gli altri e per sé, quando perdono l’autosufficienza, di tutti i diritti dei cittadini.

L’impegno delle istituzioni deve essere quello di preparare e accompagnare i cittadini a questa fascia di età, a quest’arco della vita; di sostenere e favorire l’invecchiamento attivo; di creare condizioni per un invecchiamento sereno anche nella “quarta età”, favorendo l’abbattimento di barriere, l’installazione capillare degli ascensori, pratiche di buon vicinato. Pretendendo dagli anziani anche partecipazione e collaborazione nella tutela e fruizione dei beni comuni con forme diffuse di volontariato civico.

Tutti dobbiamo sforzarci di modificare la nostra visione dell’anziano, di cambiare il nostro atteggiamento culturale rispetto alla terza età, del tutto uguale alle altre età. Ci sono associazioni di anziani per anziani (e non solo) che hanno sposato questa filosofia e che collaborano, cercando di influenzarli, con enti di terzo settore e professionisti dell’assistenza, con i sindacati, soprattutto confederali, con le istituzioni pubbliche, in particolare Asl ed enti locali.

Fanno esperienza concreta di invecchiamento attivo e sperimentano i suoi principi con un discreto numero di persone. Preparando la strada a una società in cui l’anziano vivrà e opererà a pieno diritto, perché come dice un fortunato slogan “la cittadinanza non ha età”.