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Possiamo fare a meno di petrolio e gas ?

L’energia è centrale nello sviluppo del Sud. Giornate decisive per scelte di lungo periodo.

10 miliardi di metri cubi di gas arriveranno in Italia dall’ Arzebaijan. Prima o poi. Approderanno sulle coste pugliesi dopo aver attraversato Grecia, Albania e mar Adriatico. Saranno utili a tutti ed al Sud più di ogni altro. L’Italia ha bisogno di questo gas – dice il governo, senza esitazioni – riferendo in Parlamento. Ne ha bisogno per soddisfare la domanda di energia complessiva con certezza di forniture. La notizia giunge in giornate decisive per nuove scelte che interessano Regioni, Comuni, associazioni, aziende. Il 9 e 10 aprile a Roma si svolgerà il G7 energia e bisogna essere credibili. L’energia è un pilastro della nostra economia con effetti sulla vita di tutti i giorni. La politica se ne appropria a fasi alterne ed ora è il tempo della visibilità. La prossima strategia nazionale ruoterà intorno alle  fonti rinnovabili – eolico, fotovoltaico, geotermia – ma non  potrà penalizzare quelle tradizionali. Il documento finale sarà varato entro giugno, ma , come non  accadeva da anni ( tranne che per il referendum sulle trivelle ), si discute sugli impatti ambientali delle nuove infrastrutture di accumulo e di trasporto. Il  realismo di una bolletta pesante per le nostre tasche –  oltre che per la bilancia dei pagamenti – fa comunque  riflettere. Dinanzi ad una palese necessità strutturale, si è messo mano al riassetto del sistema di approvvigionamento, trasporto e distribuzione. Molti studi indicano integrazione e coesistenza delle varie fonti. Molti tavoli sono aperti  sullo sfondo degli obiettivi intangibili delle conferenze sul clima di Parigi e di Marrakech. Poche settimane e si vedrà chi è a favore di un percorso di medio – lungo periodo, con tendenziali  riduzione di costi e chi attraverso i  blog descrive scenari ingannevoli. Non può permettersi, l’Italia, di essere marginalizzata tra i Paesi industrializzati con la zavorra di ritardi strutturali e posizioni ideologiche. Tutta l’Europa gioca la partita del futuro, mentre Donal Trump se la gioca in casa nel chiuso di anacronistici muri . Per il gas, il Gentiloni e il Ministro Calenda reputano interessanti tutte le iniziative progettate, a partire dal rafforzamento della dorsale di trasporto da Sud a Nord, necessaria per la nascita della  rete di gasdotti europea. Un’altra sfida per le imprese italiane, per il valore prodotto e le migliaia di posti di lavoro. Ha a che fare il gas con la riduzione di Co2 e la sostenibilità ambientale ? Si, in un contesto evolutivo con traguardi già fissati al 2030. Chi sostiene che solo  le rinnovabili  possonio bastare alle necessità nazionali, non è in buona fede. Nel 2016 l’approvvigionamento di energia dall’estero è costato 24 miliardi di euro. Meno rispetto al 2015, ma solo per effetto del calo del prezzo del petrolio. Già quest’anno la spesa totale risalirà a 33-35 miliardi. Il petrolio resta la fonte energetica primaria con il 39% dei consumi. Subito dopo c’è il gas con un solido 36% e poi le fonti rinnovabili – tutte insieme – al 17%. Dovranno aumentare, non c’è dubbio, ma il cammino è lungo. E si presenta anche accidentato, almeno finché non sarà l’Unione Europea a stabilire regole ferree valide per tutti. Il dato sui consumi di gas  del 2016 in Italia può  indurre i sostenitori delle rinnovabili uber alles ad analisi più accorte, meno roboanti. Il consumo italiano è aumentato del 4,3 % perché in Francia sono stati fermati i reattori delle centrali nucleari con la conseguenza di un balzo della produzione termoelettrica di casa nostra per assicurare energia a famiglie ed imprese. Le  sole rinovabili non avrebbero potuto far fronte alle necessità generali. Chi lo pensa e lo dice  illude. Non si costruisce un futuro credibile trascurando questi fatti.

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