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Pomigliano, licenziati FCA attaccano striscione sul muro di casa Di Maio: “Sei un bugiardo: Pinocchio”

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Non mollano gli operai licenziati l’anno scorso in via definitiva dalla FCA. Stamattina Mimmo Mignano, Roberto Fabbricatore, Antonio Montella e Marco Cusano hanno attaccato uno striscione molto polemico sul portone della casa del vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, in via Toscano. “Per il reddito di cittadinanza stiamo ancora aspettando: Di Maio sei un bugiardo”. Il riferimento è alla recente promessa fatta ai cinque operai da Di Maio, giunto di recente in visita allo stabilimento Avio, sulla rimodulazione dell’aiuto varato per tutte le famiglie, famiglie il cui reddito Isee è al di sotto dei 9360 euro all’anno. “Ma molte famiglie – spiega Mìgnano – non hanno avuto questo aiuto, cioè il salario medio mensile di 780 euro, mentre altre a cui non spetta l’hanno avuto. Noi per esempio, anche se siamo stati licenziati e ora siamo senza soldi e senza posto, non l’abbiamo avuto il reddito di cittadinanza perchè hanno fatto valere la nostra dichiarazione dei redditi 2018, il che vuol dire che tutti i lavoratori licenziati l’anno scorso sono rimasti a piedi, abbandonati: Di Maio, dunque, è un bugiardo”. I licenziati stamattina si sono presentati davanti alla casa del leader del Movimento Cinque Stelle travisati con una maschera raffigurante il volto del vicepremier in versione Pinocchio, con un naso molto allungato. Quindi hanno messo nella cassetta postale il contenuto della loro proposta di modifica dell’r.d.c., formulata durante l’assemblea tenuta sabato scorso al teatro Gloria con i militanti del sindacato nazionale intercategoriale di base Si Cobas. Assemblea che in un primo momento si doveva tenere nella sala comunale del palazzo dell’Orologio ma che a causa del divieto del sindaco di Forza Italia, Raffaele Russo, è stata poi dirottata nel teatro cittadino. “Per la verità – racconta ancora Mignano – volevamo consegnare la nostra proposta di modifica del reddito di cittadinanza direttamente nella mani del padre di Luigi Di Maio, che abbiamo visto mentre entrava nel suo palazzo. Ma lui ha tirato dritto. Non si è girato neppure”. Sono molte le contraddizioni che stanno caratterizzando il reddito di cittadinanza. Per esempio non è vero che sia destinato proprio a tutte le famiglie che non abbiano case, auto nuove o conti correnti superiori ai 6 mila euro e che abbiano realizzato nel 2018 un Isee inferiore ai 9360 euro. In questo caso, cioè per i nuclei familiari con marito e moglie che percepiscono salari molto bassi, non c’è stata nessuna integrazione al reddito. Nessun aiuto. Se infatti la somma dei redditi lordi di marito e moglie supera i 9360 euro allora un’integrazione, anche bassa, anche di poche centinaia di euro, non arriva comunque. Pure se l’Isee familiare 2018 esce molto al di sotto dei 9360 euro. “Ma questo Di Maio – concludono i licenziati FCA – quando ha fatto la campagna elettorale sul reddito di cittadinanza non l’ha mai voluto dire: è un bugiardo consapevole di esserlo. E tanta gente che ne aveva effettivamente bisogno è rimasta fuori”. C’è poi il caso, ormai dilagante, sotto gli occhi di tutti, dei furbetti che sono riusciti ad ottenere l’r.d.c. pur continuando a lavorare al nero. Per loro controlli zero e impunità assicurata.