Sabato sera, 26 marzo, dopodomani, la compagnia porta in scena l’opera di Francesco Mastriani per la regia di Salvatore Di Marzo
Ecco quanto anticipano i componenti della compagnia “GTN”:
“Sabato 26 marzo l’opera sarà presentata alle ore 20.00, presso il Teatro Gloria di Pomigliano d’Arco (NA), per la regia e drammaturgia di Salvatore Di Marzo. In scena gli attori della compagnia G.T.N – Gruppo Teatrale Nascente – associazione no profit che attraverso le rappresentazioni teatrali si prefigge di dar vita, nel territorio urbano, ad un circuito artistico dove opera l’inclusione reale che consolida il valore sociale di comunità mediante l’espressione artistica introspettiva. Un mezzo questo che può lenire gli animi feriti come una cura d’amore.
Passione carnale, mente spietata e amore-ossessione sono il movente di un assassinio duplice ed efferato commesso da Coletta Esposito il 19 maggio 1793 a Napoli, quando il padre di sua figlia, Cipriano Barca, dopo aver rinnegato la promessa di portarla all’altare, decide di convolare a nozze con la bella Teresina. Annientata dal sentimento di vendetta, Coletta a sangue freddo decreta la sentenza per l’uomo, colpevole di averla tradita, e consuma il più atroce dei delitti. Ricalcando l’antica e celeberrima tragedia della Medea di Euripide, nasce il canovaccio drammatico de “La Medea di Portamedina”. Un personaggio sconvolgente ed intenso nato nel 1882 dalla fervida anima teatrale napoletana di Francesco Mastriani. L’opera, in cui l’amore estremo porta alle sue estreme conseguenze la delusione del tradimento che conduce la protagonista all’irragionevole certezza di non essere degna di poter avere amore. La delusione si fa alibi del male più terribile, dell’assassinio più crudele: sottrarre alla vita i propri figli, testimonianza di quell’amore negato, sottratto, rubato.
La protagonista, Coletta Esposito ha ella stessa, nel suo passato emotivo, una storia di negazione ed abbandono essendo una “esposta”, una figlia di NN, senza una madre, senza un padre. Tutta la narrazione rimanda a questa colpa che non può essere perdonata, espiata. Un marchio impresso a fuoco nelle carni e nella mente di Coletta che, espresso vividamente con rabbia, trova la sua unica possibilità di redenzione nel sangue di innocenti. I sentimenti rappresentati sono: l’amore contrapposto alla gelosia, il rancore non risolvibile se non nell’odio profondo concreto nel sangue.
La scelta del dramma della Medea di Portamedina è una scelta emozionale contemporanea ispirata dai tanti drammi quotidiani di donne illuse, prigioniere di uno stereotipo che nell’amore comprende solo il sacrificio, la subiezione spesso ad un uomo incoerente, debole, indeciso, non compagno, non complice, che non condivide con la sua donna nulla o quasi. Neppure i figli, espressione viva di un sentimento che doveva essere d’amore pieno”.



