Per prepararsi alla “petriata” i camorristi mangiavano “uova in camicia”

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Era la “petriata” il duello a colpi di pietra in cui si sfidavano, già nel ‘500 – lo garantisce il Basile- singoli “guappi” e gruppi di delinquenti, come racconta l’avvocato D’ Addosio. Una “petriata” a Ottajano nel 1844. La “petriata” era praticata anche in altre regioni italiane, e ancora nella seconda metà del ‘900 essa “regolava” le sfide, dettate da motivi di “campanile”, tra paesi vicini e tra quartieri della stessa città. Perché per i “pretejanti” (così li chiama il Cortese) era utile mangiare uova. Perché lo chef Biagio non ha voluto fornirmi la ricetta.

 

Ingredienti: uova freschissime, aceto di vino bianco, sale grosso. Per preparare le uova in camicia riempite un tegame capiente con l’acqua. Accendete il fuoco moderato, poi versate l’aceto di vino bianco  e il sale grosso . Quando il sale si sarà sciolto e l’acqua inizierà a bollire leggermente (non deve bollire con forza), abbassate la fiamma e con un cucchiaio mescolate sempre nello stesso verso per creare un movimento nell’acqua . Rompete un uovo in una piccola ciotola e versatelo al centro dell’acqua in movimento.. Lasciate cuocere l’uovo per 2 minuti, senza mescolare o muovere l’uovo: dopo 2 minuti otterrete un tuorlo liquido, se preferite potete prolungare leggermente il tempo di cottura. Scolate delicatamente l’uovo con l’aiuto di una schiumarola e adagiatelo su un piatto . Le vostre uova in camicia sono pronte per essere gustate ancora calde ( La ricetta è presa dal sito di “Giallo Zafferano” e la foto dal sito Primo Chef)

 

Nella lingua napoletana la pietra è, anche oggi, “’a preta”, ma la battaglia con le pietre fu ed è la “petriata”, e non la “pretiata”, come se la lingua di Napoli avesse voluto conservare il ricordo dell’origine latina del termine, “petra”. In “Clio” Cienzo e Mase, i due “smargiassi” di Basile, cercano di risolvere le questioni provocate dal gioco con un duello “ o fore lo Pertuso / o dinto l’Arenaccia, / e llà ‘nce scrapicciammo, / là nce ne dammo proprio per la cegna, / a cauce, a secozzune, a prete, a legna. /”. Nel “Cunto de li Cunti” – “Lo Mercante”, “trattenemiento settimo de la jornata primma” – Basile racconta che “Cienzo facenno a pretate a l’Arenaccia co lo figlio de lo re de Napole”, gli ruppe la testa. E Benedetto Croce spiegò che l’Arenaccia era nei secoli XVI e XVIIl l’ “arena” dei “sassaiuoli” napoletani – il Cortese li chiamava “pretejanti” –, il  campo dove i quartieri si sfidavano in battaglie alle quali partecipavano anche “duemila combattenti”. Croce elencò anche i provvedimenti vicereali che miravano a porre fine al pericoloso “malcostume”, ma i risultati furono scarsi. Nel 1889 un giornalista napoletano scriveva su “La Lega del Bene” che le “petriate erano una vera esercitazione di guerra in Napoli, fuori le mura. E andavano a squadroni, che si schieravano l’uno contro l’altro. Petriate si facevano anche alla Vicaria e presso la porta di San Gennaro” (vedi immagine in appendice)..Alla fine del secolo rivelò Abele De Blasio che duelli a colpi di pietra si combattevano anche all’ Imbrecciata, il regno dei Cappuccio, e osservò che la camorra attribuiva a questa forma di duello il valore di un rito cavalleresco. Nel 1844, a maggio, durante la festa di San Michele a Ottajano, presso la masseria Greco, in uno scontro violentissimo si sfidarono, a colpi di “brecciame e parti di basoli”, e usando fionde, “quelli del quartiere Taverna” e “un nugolo di delinquenti che venivano dalla piana”, probabilmente dal territorio di Sarno, e che forse erano gli stessi che l’anno prima avevano fatto irruzione, sempre durante la festa di San Michele, nella “fiera degli asini e dei cavalli”, e avevano ferito animali e persone. Le guardie ottajanesi, accorse a porre fine alla battaglia, riferirono che i capi dei “Tavernari” erano gli Aprile, i Cafiero e i Nunziante, tutti “cavallari e vatigali” che percorrevano ogni giorno “la piana”: e dunque è probabile che lo scontro fosse il regolamento di molti conti. Tra i “pretejanti – scrisse il Celano – ve n’erano di così bravi nel tirare di fionda, che ove segnavan con l’occhio, ivi colpivano”. E molti ragazzi ottajanesi ho visto, molti decenni fa, dotati della stessa abilità e della stessa precisione nell’uso di fionde che essi stessi si costruivano. Perché la scienza medica ha oggi dimostrato che le uova arrecano giovamento alla vista, mi è piaciuto immaginare che i “pretejanti” mangiassero già da tempo uova in camicia: piatto povero e semplice. Così semplice che lo chef Biagio mi ha detto, gentilmente: “La ricetta te la trovi su internet: io non posso perdere tempo con questi piatti banali”.  Ringrazio l’amico Peppe Miranda per i preziosi suggerimenti: la memoria ha bisogno di essere sollecitata.