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“Paolo e Francesca”: gli amanti condannati da Dante e “difesi” nel quadro di Gaetano Previati

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Previati dipinse il quadro (olio su tela cm. 98 x cm.227) nel 1887. La storia è nota. Francesca da Polenta sposa, probabilmente per procura, Gianciotto Malatesta, signore di Ravenna, un “figuro” tristo nello spirito e nel corpo: i cronisti lo descrivono come un piccolo mostro. E’ fatale che Francesca stringa una relazione d’amore con il fratello del marito, Paolo: ma il “mostro”, informato da un servo, li sorprende e li uccide. Dante condanna entrambi al castigo infernale, nel turbinoso girone dei lussuriosi. Ma pare che Gaetano Previati (Ferrara 1852- Genova 1920) non condivida il giudizio del più grande poeta italiano. E il quadro presenta una immagine di grande attualità già ai tempi di Previati: la donna vittima della violenza.

Per parlare della tecnica di Previati dovrei, prima di tutto, dissertare del “puntinismo” e del “divisionismo”, due procedimenti cromatici di cui il pittore ferrarese si servì in modo magistrale. Ma alle tecniche pittoriche dell’Ottocento e del Novecento dedicherò, con il permesso della Direttrice, tre, quattro articoli. Nel quadro di cui parliamo oggi la tecnica divisionista, e cioè l’accostamento di filamenti di colori puri che l’occhio dello spettatore deve fondere in un unico effetto cromatico, Previati l’adotta solo nella coperta su cui i corpi sono riversi e nella chioma scompigliata di Francesca. Per la giacca di Paolo il pittore ha usato la tecnica realistica di Morelli: su un fondo azzurro scuro ha steso lievi velature di azzurro chiaro, e per la mano ha usato un fondo di azzurro e lievi tocchi di rosso. Un po’ di luce viene da destra, ma Previati ha di proposito “tagliato” la tela in modo che quasi tutto lo spazio sia occupato dai due corpi e dal letto sul quale si amarono e che ora è il giaciglio della morte.

Scrisse Alfredo Melani, architetto e critico d’arte contemporaneo di Previati: “Il quadro “Paolo e Francesca” ha pregi di colore finissimi; il tono grigio lo invade, ma ciò non turba affatto l’effetto che il pittore si è proposto di conseguire: le due figure sdraiate nel letto ornato di broccato giallo e oro destano la triste impressione che desterebbero se fossero vive; la testa di Lei è eccellente di sentimenti e di colore”. E giustamente Fernando Mazzocca ha sostenuto che il quadro ci ricorda, con il suo “naturalismo visionario”, un tragico aspetto degli ultimi decenni dell’’800, in cui Verga, Capuana e Svevo già sviluppavano, con toni assai amaro, il tema della donna bersaglio di tutte le forme di violenza esercitate dal sistema sociale: e anche i pittori della corrente naturalistica, come Teofilo Patini, incominciavano a interessarsi del problema, e a riflettere sul quadro di Degas “Lo stupro”: senza dimenticare che nel 1884 Angelo Morbelli aveva scosso le coscienze e scatenato polemiche con il quadro “Asfissia”, di cui conviene parlare in un articolo a parte.

Non condivido l’opinione di chi sostiene che Previati abbia voluto dirci che Paolo sta riverso sul corpo di Francesca perché vorrebbe difenderla anche da morto. Il corpo di Paolo è un corpo senza vita: il pugnale piantato nelle spalle, il braccio pendulo, il colore scuro della giacca, il volto nascosto all’attenzione dello spettatore: invece Francesca pare ancora viva, e la sua bocca si apre come per gridare, e il colore del volto è ancora intenso. Francesca ci parla, e già in Dante è lei sola che parla. Ma Previati non fa riferimento alcuno ai peccati della lussuria e del tradimento: egli ci chiede di capire cosa è successo, e di non condannare. E per spiegare in modo ancora più chiaro la sua “lettura” dell’episodio Previati dipinse nel 1909 un “Paolo e Francesca” in cui non c’era alcun riferimento all’assassinio, ma che descriveva, nelle forme del “futurismo”, il volo dei due amanti avvolti nei vortici delle emozioni (immagine in appendice).

 

 

 

 

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