Sabato 25 aprile – la magia delle date – è stata inaugurata, a Ottaviano, la mostra fotografica sulla festa di San Michele Patrono: una mostra importante, “un secolo di immagini”, dal 1899 al 1999. Prima dell’inaugurazione ha celebrato messa don Michele Napolitano, figura importante della storia sociale e religiosa della città, e si è esibito lo splendido coro di San Michele, diretto dal Maestro Domenico Annunziata.
Gli Ottavianesi tutti devono ringraziare la dott.ssa Michela Annunziata, Priore della Confraternita, i confratelli, Francesco “Ciccio” Annunziata e tutti coloro che hanno contribuito all’allestimento di una mostra fotografica che è di rilevante importanza perché è documento storico e perché ci esorta a riflettere su un tema assai significativo: come eravamo e come siamo. Avevano ragione Julio Cortàzar, Michel Tournier e Walter Benjamin quando sostenevano che chi osserva oggi le fotografie “ingiallite” di un evento del passato vi vede segni e indicazioni che sono una lezione per il tempo presente.
Le fotografie in mostra ci dicono che fino agli anni ’90 del ‘900 sul volto di ogni Ottavianese che seguiva la processione c’era la manifesta espressione di chi sa perfettamente quale significato abbiano quella statua e quel corteo per la nostra città. Oggi, osservando questo “concerto” di sentimenti”, c’è chi si accorge che tutto è cambiato, che la nostra è ormai una “società liquida”, in cui gli eccessi dell’individualismo hanno aperto la strada all’egoismo, all’indifferenza e all’antagonismo ad oltranza. “La crisi della nostra identità non si manifesta solo nei “momenti” della vita religiosa. Non c’è un evento che celebri oggi la storia civile di Ottaviano, la sua tradizione culturale, il ruolo che la città ha svolto nella storia politica del territorio, i valori sociali dei suoi quartieri, il suo complicato e suggestivo rapporto con la Montagna. Non c’è una manifestazione che ricordi i Medici, il loro contributo allo sviluppo della città e di tutto il Vesuviano, non c’è un progetto politico che solleciti le scuole a dedicare alla storia di Ottaviano e del Vesuvio tutta l’attenzione che essa merita.
I dirigenti scolastici, qualche docente, e qualche associazione- il Comitato Civico “A. Cifariello”, il Rotary, l’Archeoclub- fanno quello che possono, e di questo li ringraziamo: ma le pagine non scritte sono ancora troppo numerose.”. Lo scrissi sette anni fa, e lo stato presente delle cose lo lascio giudicare ai lettori. Diceva Salvatore Battaglia che chi non conosce la storia del luogo in cui vive non conosce sé stesso. Nel 1864 il sottoprefetto Serpieri vietò il “volo degli angeli” e Michele de’Medici gli scrisse “che muta e squallida è riuscita la festa dell’8 maggio perché mancante del Volo che rende entusiasti questi abitanti e, nel contempo, attira migliaia e migliaia di persone da Napoli e dai paesi circonvicini, che per godersi la festa lasciano non poco danaro nel Comune, e quindi attivandosi il commercio, si dà campo alla gente di vivere la vita”. Il principe di Ottajano propose al Serpieri di autorizzare il “volo” durante la festa del 29 settembre, ma il Sottoprefetto fu irremovibile, giudicando quel “volo” “un costume contrario ai tempi di progresso e di civiltà” portati dall’Unità nazionale. Anzi, due anni dopo fu cancellata anche la processione del 29 settembre. Nel 1875 il vescovo Formisano riprese la guerra “nolana” contro “il volo degli angeli”.
Il sindaco di Ottajano Luigi Casotti scrisse al Prefetto che se i parroci di Ottajano avessero obbedito alle direttive del vescovo, “a Ottajano ci sarebbe stata una rivolta di piazza”, che lui e gli altri amministratori non erano in grado di bloccare. Per fortuna, i parroci di Ottajano non si fecero convincere dagli argomenti del vescovo. Oggi ci sarebbe una “rivolta di piazza”?





