CONDIVIDI

Mentre i ragazzi musici e cantori dell’ I.C. “Beneventano” e dell’I.C. “D’Aosta” e le danzatrici della “ Liberty dance”  si esibivano nel Circolo “A.Diaz” e mentre i relatori del convegno dell’ “ANED” parlavano di trapianti, era naturale “sentire” che a Ottaviano c’è ancora spazio per la speranza. I due Istituti Comprensivi stanno sviluppando progetti di notevole sostanza culturale e di grande  valore sociale. 

 

E’ stato un fine settimana crepitante di canti, di musica, di discorsi, fiammeggiante di vitale entusiasmo. Nelle sale del Circolo “A. Diaz” la malinconica trama dei serali colloqui a bassa voce che i soci intrecciano con le memorie del tempo che fu è stata spazzata via dall’impeto dei giovani dell’”Uildm”, dalle “serate” destinate a raccogliere i fondi per Telethon, dai ragazzi musici e dai ragazzi coristi dell’I.C. “M. Beneventano” e dell’I.C. “D’ Aosta”. Esiste un’altra Ottaviano, diversa dalla stanca città che gli Ottavianesi stanchi amano “vedere” e raccontare. E’ la Ottaviano di docenti che credono ancora nell’importanza del loro ruolo e sanno accendere negli alunni l’attenzione e l’interesse per lo studio e la passione per l’arte. E’ la Ottaviano di due Dirigenti scolastici, la prof.ssa Anna Fornaro e il prof. Michele Montella, che conoscono l’importanza del sapere e perciò possono proporre alle comunità scolastiche obiettivi ambiziosi, e percorsi particolari – il canto, la musica, le arti figurative – destinati ad affinare la sensibilità dei ragazzi, a rendere più incisiva e ampia la loro percezione delle cose.

Credo veramente che i due Istituti Comprensivi ottavianesi stiano svolgendo un lavoro di alto valore culturale e di intensa sostanza sociale, in un momento difficile della storia sociale della nostra città. E’ la Ottaviano dei giovani genitori, incantati dalla naturale capacità dei loro figli di “fare squadra” nei cori, nelle orchestre, nel disegnare eleganti figure di danza.  E’ stato rasserenante osservare la gioia nei loro occhi e nelle loro espressioni. E’, soprattutto, la Ottaviano dei ragazzi; dei ragazzi dell’IC. “Beneventano” che hanno suonato con un notevole senso dell’armonia strumentale “pezzi” ardui, come il “Messiah” di Haendel e “Last Christmas” del duo Wam, e hanno cantato con abilità e con ardore i canti classici di Natale; dei “cuor cantanti” delle classi quinte dell’I.C. “D’Aosta”, plesso Trappitella, che hanno suonato il flauto dolce e cantato, a cappella, “Halleluiah” e “Buon Natale”, alternandosi, nell’esibizione, con le allieve della Scuola “Liberty Dance” di Giulia Rega. E mentre osservavo l’eleganza delle ballerine, sobria e raffinata come l’eleganza della loro Maestra, e mentre ascoltavo l’esecuzione sapiente di “Messiah” e di “Halleluiah”, pensavo che a Ottaviano ci sono cori e orchestre di ragazzi, ci sono scuole di recitazione e scuole di danza, e musici di grande livello, e maghi del “virtuale”: e dunque Ottaviano può ancora dire la sua. Bisogna mettere in sintonia le forze e le capacità, è necessario che almeno una volta sia imposta la mordacchia a quell’individualismo geloso che è una nostra malattia storica.

Domenica, nella Chiesa dell’Oratorio, che appartiene alla Congrega “Santa Maria Visitapoveri” si è tenuto un importante convegno dell’ “ANED”, “Associazione Nazionale emodializzati dialisi e trapianto”. Il dott. Paolo Montalto ha parlato del suo libro “Vite incrociate”, il cui tema, drammatico, è la relazione, esistenziale e psicologica, che si stabilisce, nel trapianto, tra il donatore dell’organo e colui che riceve il dono, e con il dono, la vita. Da questa relazione nascono storie vere di un’umanità profonda, storie che in questo mondo impastato di chiacchiere banali mettono a nudo, con asprezza, talvolta, il senso vero della vita e costringono a pensare a quella complicata trama di sentimenti, di pensieri e di gesti  che la malattia  tesse tra chi soffre nella disperazione e chi spera ancora di farcela, tra chi si sente solo e chi gli tende una mano per  tirarlo via dalla solitudine. Nella Chiesa dell’Oratorio, in cui per secoli gli Ottajanesi poveri e malati hanno cercato la protezione della Madonna e l’aiuto concreto dei ricchi del territorio, il dott. Michele Saviano, la prof.ssa Luisanna Annunziata, che ha contribuito a organizzare la manifestazione, e gli altri oratori, medici e testimoni dell’esperienza del trapianto, hanno raccontato vicende che confermavano il “motto” amaro del convegno: “ La malattia è la sola cosa che ci unisce”: perché la malattia smonta le maschere, dissolve le apparenze, svela la sostanza degli uomini e della realtà.  Mi ha comunicato la prof.ssa Annunziata  che i giovani del Circolo di San Giovanni, grazie al sostegno del dott. Andrea Nocerino, hanno messo a disposizione dell’ “ANED” una stanza della loro sede, e così l’ Associazione avrà a Ottaviano un centro di riferimento, il primo nelle terre del Vesuvio. La voce della speranza è sempre bella, ma quando è la voce dei giovani è più bella, e più forte.

Gli occhi vedono ciò che il pensiero vuole che vedano. Domenica sera, dopo le due “serate” al Circolo “A.Diaz” e dopo il convegno dell’ “ANED”,  la  fila delle automobili che si snodava lunghissima verso i “mercatini” di Palazzo Medici mi è apparsa  una vera e propria conferma metaforica di quella speranza che avevo percepito come “presente”  tra il Circolo e l’Oratorio. Ma dei mercatini e di Palazzo Medici parleremo in un prossimo articolo.