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Ottajanesi, l’Imperativo Categorico resta uno solo, senza “se” e senza “ma”: ripartire

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Elegante l’Estate Ottavianese, costruita sul silenzio e sulla frescura. Qualche polemica contro i capi dell’Amministrazione e della Pro Loco. Il Papiglione, i “Ventarielli”, la cameriera Genoveffa, il Palazzo barocco, le strade.

 Elegante programma dell’Estate Ottavianese? I mormoratori mi danno addosso: ma che dici? Tra il Vesuviano e il Nolano in ogni Comune non c’è stata piazza, non ci sono stati vie, cortili e sentieri di campagna che non abbiano ospitato sagre, mostre, festival, concerti e concertini. E a Ottaviano? Il vuoto e il silenzio. Questo gridano i mormoratori. Non rispondo alle loro contestazioni. Si rispondono da soli. Prima di tutto, non è corretto fare paragoni tra la nostra città e le altre città del territorio, perché la maggior parte degli Ottajanesi, come tutti sanno, possiede ville, panfili, case a mare e case in montagna, e dunque in estate la nostra città si spopola.
Quanti Ottajanesi sono rimasti a Ottajano? Io dico: poche migliaia. Me lo confermano il vuoto delle strade e delle piazze, le porte chiuse per ferie dei bar più frequentati – un gran numero -, e i vasti spazi liberi nei parcheggi dei supermercati. Un mormoratore ostinato dice che per i bar, per le pizzerie e per i supermercati non c’è differenza tra l’estate e le altre stagioni: il vuoto era, il vuoto è e il vuoto sarà. Non rispondo all’astiosa provocazione: certo, anche Ottaviano ha avvertito i colpi della crisi economica, e per un momento si è fermata. Ma per fortuna l’Amministrazione che governa ora la città ha adottato un programma di sviluppo rigoroso e essenziale, tanto essenziale che la sua sintesi è una parola sola: ripartire.

Ma per ora limitiamoci alle vicende dell’Estate Ottavianese. L’Amministrazione, consapevole del fatto che i cardini della storia di Ottaviano sono l’eleganza dello stile – il famoso stile ottajanese – e la passione per la meditazione, alle poche migliaia di persone rimaste in città ha offerto non chiassosi e volgari intrattenimenti, ma la raffinatezza del silenzio: che, dicono i filosofi, è il più sano refrigerio per lo spirito asfissiato dalle preoccupazioni quotidiane. Poiché in tutto il territorio si parla, con meraviglia e, temo, con invidia, del maestoso silenzio di Ottaviano, credo che convenga tutelarlo con un brevetto. Inoltre, l’Amministrazione, preso atto dell’afa eccezionale, ha provveduto anche alla frescura per il corpo, ricordando a chi è rimasto in città che gli spazi ai piedi del Palazzo Medici, di fronte al “papiglione”, sono il luogo più fresco di tutto il Vesuviano: fresco di una frescura che mette i brividi anche addosso alla calura africana.

Mi dicono che si sta discutendo, anche con toni aspri, su chi abbia avuto il merito di scoprire un luogo così rinfrescante e di attrezzarlo per ospitare gli accaldati. Mi limito a ricordare che Genoveffa, la mitica cameriera di Giuseppe I Medici, nel 1660 o nel 1661 incominciò a mettere al fresco, in quel luogo, le caraffe piene di vino bianco e di percoche, e che fu lei a dare a quel frigorifero naturale il nome di “Ventarielli”.  Genoveffa incominciò anche a stendere il bucato sulla cima del tuoro di fronte, tanto che uno storico immaginò che il tuoro si chiamasse “papiglione” dai “papillons”, dalle cravatte a farfalla di Giuseppe I che Genoveffa sciorinava al sole e al vento. Ma un altro storico spiegò, con visibile irritazione, che Giuseppe I Medici non usava cravatte a farfalla e che il luogo aveva preso il nome francese dalle farfalle vere, attirate a nugoli dai fiori e dalle erbe profumate. Vada per le farfalle vere. Anche se nei documenti trovati da un pedante sta scritto che il vero nome del luogo era “padiglione” – il tuoro ha la forma di una tenda, di un “padiglione”, e, tra l’altro, lì si erano attendati i soldati di Maramaldo – io faccio il tifo per le farfalle, voto contro i pedanti e alla domanda: che c’entra, con il luogo, il nome francese delle farfalle? io rispondo: c’entra.  E se Genoveffa era francese? Che ne sappiamo noi?

A proposito di pedanti. Un pedante ha rimproverato i dirigenti della Pro Loco Ottaviano perché hanno scritto, o hanno consentito che si scrivesse, nella presentazione di un evento musicale, che il Palazzo Medici è un palazzo barocco. Embé? Prima di tutto, dove sta scritto che i dirigenti di una Pro Loco devono conoscere la storia dell’arte, in un Paese come l’Italia, in cui, anche se credi che Rembrandt sia il centravanti dell’ Aiax, può capitare che ti diano una cattedra di storia dell’arte in un Liceo ? E poi, nella scuderia del Palazzo gli archi degli stalli per i cavalli non hanno qualcosa di barocco? E i ricami sulla facciata? E la scalea? E internet non ci dice che il Sanfelice, i cui allievi risistemarono il Palazzo a metà del ‘700, venne influenzato dal barocco? E, infine, è pura cattiveria cercare il pelo nell’uovo contro giovani che lavorano disinteressatamente per il turismo, e che hanno contribuito alla realizzazione di una Festa di San Michele destinata a fama perpetua. E’ stata una Festa così bella che converrebbe organizzarne almeno tre all’anno: tre Feste di San Michele. I giovani della Pro Loco hanno trovato perfino il tempo di metter su, in questa fiammeggiante estate, un torneo di calcio balilla: non un torneo qualsiasi, ma un torneo in versione romantica, al chiaro di luna, della luna vesuviana, non so se mi spiego. Questi giovani tengono aperto, ogni sera, il Palazzo: e a chi importa se è barocco o neoclassico, rococò o “razionalista”?

La causa degli errori, delle imperfezioni e di qualche leggerezza è una sola: la velocità del ripartire: lo scatto, l’impeto dell’accelerazione. Perciò non è corretto che i mormoratori sfruttino queste quisquilie, queste pinzillacchere, per parlar male dell’Amministrazione, per screditare i suoi capi. Agli scettici dico che questa Amministrazione aggiusterà tutte le strade: è condizione essenziale per ripartire, per sostenere l’economia, per incrementare lo sviluppo. Certo, sarà necessario ripartire, e cioè dividere e distribuire, con saggezza i fondi, che non sono molti. Ripartire con saggezza per ripartire in sicurezza: lo slogan è un po’ pacchiano, ma chiarisce bene i termini della questione. Ma che casino combinano talvolta le parole…Peggio dei numeri. Questa Amministrazione aprirà i cancelli del Parco, i sentieri della Montagna, almeno quelli di proprietà comunale, e aprirà via Cesare Augusto.

Uno dei capi dell’Amministrazione ha detto pubblicamente che io capisco poco di politica, che non ne indovino una. Ma questa volta non mi sbaglio. Le mie sono solide certezze. E solida è anche la certezza che questa Amministrazione riporterà agli antichi fasti il Liceo “A.Diaz” e adotterà provvedimenti strategici per dare nuovo vigore al commercio, alle attività produttive, al mercato del lavoro. Questa Amministrazione sarà un U.T.I.R.O: un Ufficio Tecnico Ideale per la Ricostruzione di Ottaviano. Ricostruzione materiale, economica, morale.

E dunque lasciatemelo dire, anzi gridare: Applausi.

 

 

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