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Marigliano, lavoratori licenziati da “Ambiente”: il giudice rigetta il ricorso

Avevano citato in giudizio la società che a febbraio dell’anno scorso li ha buttati fuori dall’organico aziendale, dopo circa 20 anni di lavoro. Per otto ex dipendenti di Ambiente Spa il licenziamento è illegittimo. Per questo avevano presentato ricorso al tribunale di Nola, ma il giudice nelle settimane scorse lo ha rigettato.

Tutti operai, sette residenti a Marigliano e uno ad Avella. Fino a un anno fa avevano lavorato per Ambiente Spa, società con sede operativa a San Vitaliano che si occupa di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Poi è arrivata la decisione aziendale di mandarli via. «In relazione al processo di trasformazione tecnologica con la conseguente automazione delle attività aziendali, ci siamo visti costretti ad instaurare una procedura di mobilità», si legge nella lettera con cui la società il 18 febbraio dell’anno scorso si comunicava il recesso del rapporto di lavoro. In sostanza, nell’impianto le macchine hanno sostituito gli uomini. Assistiti dall’avvocato Raffaele Ferrara, i lavoratori estromessi si erano rivolti al tribunale di Nola presentando ricorso contro il benservito dell’azienda. Ambiente Spa – che recentemente si è aggiudicata l’appalto del Comune di Marigliano per il servizio di trattamento, recupero, selezione e smaltimento dei rifiuti – Sofinvest Srl, B.Energy Spa, Neogea scpa e Planetaria Srl, sono le società che erano state citate in giudizio. Tutte hanno sede operativa a San Vitaliano, in via Quaranta Moggia e in via Ponte delle Tavole, e sede legale in altre città italiane.

I lavoratori chiedevano di «dichiarare l’esistenza di un gruppo di imprese tra Ambiente Spa e le altre società convenute», «di dichiarare il licenziamento collettivo loro irrogato illegittimo ed inefficace, e di condannare Ambiente Spa a reintegrarli nel posto di lavoro». A loro avviso, non erano stati comunicati i motivi effettivi che avevano determinato l’eccedenza di manodopera, ma anche le ragioni che hanno reso impossibile l’adozione di soluzioni alternative. Poi ritengono che non ci sia stata un’analisi seria delle difficoltà aziendali, e definiscono laconiche le dichiarazioni sull’impossibilità di un loro reimpiego attraverso, ad esempio, contratti di solidarietà o una riduzione degli orari di lavoro. Inoltre, secondo gli operai esonerati, la variazione di attività che gli era stata imposta con lo spostamento sul nastro della carta (poi soppresso) e su una ripristinata attività di micro raccolta era stata solo funzionale al licenziamento. Un’idea accentuata del fatto che i nastri di selezione della plastica gestiti tramite i lavoratori della Neogea, diversamente, non sono mai stati eliminati. “Ambiente”, dal canto suo, ha difeso la correttezza della procedura di licenziamento. Le società e la cooperativa chiamate a rispondere davanti al giudice hanno sostenuto la reciproca autonomia gestionale ed operativa e la regolarità dell’appalto di selezione del multi-materiale alla Neogea.

Il processo del lavoro era stato avviato al tribunale di Nola dopo una tentata conciliazione, e si è concluso con l’ordinanza di rigetto del ricorso notificata il 9 febbraio scorso.  «Nel caso di specie – scrive il giudice Federica Salvatore – non può ritenersi che ricorra tra le convenute un unico centro di imputazione di interessi, in quanto l’allegazione contenuta nei ricorsi circa la sussistenza dei fatti costitutivi del fenomeno giuridico invocato, così come individuati dalla Suprema Corte, è del tutto generica e in parte contraddittoria. Anche dai documenti di causa non emerge che vi sia stata una simulazione della frammentazione dei rapporti di lavoro e che tra le convenute ricorra un unico centro di imputazione di interessi, rinvenendosi al massimo la prova di un’integrazione tra le attività svolte dalle società convenute, esplicantesi tutte nell’ambito della gestione e dello smaltimento dei rifiuti. In particolare, secondo quanto dedotto anche dai ricorrenti, le attività svolte dalle società convenute sono formalmente distinte e riconducibile a diversi soggetti giuridici, pur se appartenenti ad un medesimo gruppo economico facente capo alla famiglia Bruscino». I licenziati non porranno fine alla battaglia giudiziaria intrapresa per riottenere il posto di lavoro in “Ambiente”: hanno annunciato che presenteranno ricorso in Appello.

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