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Sulla cosiddetta pista inglese si sono versati fiumi di inchiostro, ci si sono concentrati storici e studiosi ma è sempre stata smentita dagli ex partigiani.

Alcuni autori profilano l’esistenza di possibili accordi segreti e di un carteggio tra Benito Mussolini e il primo ministro inglese Winston Churchill, ma le lettere non sono mai saltate fuori. O meglio, le carte spuntate fuori in talune occasioni sono state ritenute false, fabbricate ad arte, si è detto, da ex gerarchi della Repubblica di Salò. Un giallo, reso ancor più torbido dal fatto che, subito dopo la guerra, Churchill scelse il lago di Como per le sue vacanze estive: una circostanza che i sostenitori della «pista inglese» ritengono studiata ad hoc per recuperare tutte le copie del presunto carteggio.

C’è un fatto però che avvalora sia l’esistenza dei documenti sia la pista stessa: nel 1994, quasi cinquant’anni dopo i fatti, l’ex comandante partigiano Bruno Giovanni Lonati scrisse un memoriale sostenendo di essere stato l’autore dell’uccisione di Mussolini, il 28 aprile 1945, poco dopo le 11 del mattino, nell’ambito di una missione segreta diretta da un agente inglese.  Lo scopo della missione omicida sarebbe stato appunto quello di impedire la diffusione del contenuto del carteggio, recuperandolo e ammazzando sia il Duce che Claretta Petacci la quale sarebbe stata perfettamente informata dell’esistenza tra Mussolini e Churchill.

Lonati raccontava nel suo libro pubblicato nel ’94 che non riuscirono a recuperare le lettere ma, dopo aver scattato alcune foto ai cadaveri, l’agente inglese concordò il silenzio di Lonati e di due altri partigiani per almeno cinquant’anni (questo sarebbe il motivo della pubblicazione del memoriale solo nel 1994). Del coinvolgimento britannico parlano però nei loro scritti anche Peter Tompkins, scrittore ed ex agente segreto americano, lo storico e giornalista Luciano Garibaldi e l’italiano Arrigo Petacco. Questa pista è comparsa pure nei diari inediti del giornalista Vanni Teodorani, capo della segreteria militare del Duce e sottocapo di stato maggiore della divisione San Marco, incaricato di numerose missioni in Italia e all’estero.

Le memorie di Teodorani sono pubblicate a distanza di 70 anni con il titolo «Quaderno ’45/ ’46» dall’Editrice Stilgraf di Cesena, dove l’autore racconta che a fine aprile 1945 partecipò ad una missione con lo scopo di raggiungere il Duce in fuga da Milano e consegnarlo all’Oss americano (Office of Strategic Services) d’intesa con i servizi segreti del Regno del Sud (il Sim, Servizio Informazioni Militari). Il piano americano prevedeva la cattura di Mussolini e il suo trasferimento in Sardegna.

Teodarani svela però che il progetto segreto degli Usa fu vanificato a seguito di un incidente stradale che impedì all’organizzatore dell’operazione di raggiungere Dongo, dove invece Mussolini finì sotto il controllo di misteriosi agenti inglesi. Per gli studiosi fautori della «pista inglese», sarebbe esistito un accordo inconfessabile tra i comunisti italiani e i servizi segreti inglesi per far tacere per sempre Mussolini, ma anche la sua amante Claretta, per ordine di Winston Churchill, per impedire al dittatore fascista di rivelare – qualora fosse sopravvissuto – gli accordi intercorsi tra i due per convincere Hitler a cessare la resistenza in Occidente per fare fronte comune contro l’avanzata sovietica in Europa. Secondo il giornalista e storico Luciano Garibaldi :«I diari di Vanni Teodorani sono un’inattesa e clamorosa conferma alla tesi della pista inglese nell’uccisione di Mussolini ».