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La Soprintendenza ha bocciato il progetto di abbattimento del rudere, se ora la Curia non interverrà in tempi brevi il Comune è pronto ad agire in danno.

Affreschi, colonne, nicchie, il ricordo di una bellezza architettonica e artistica che stringe il cuore perché ormai in preda al degrado e, soprattutto, un rischio costante. La struttura della vecchia chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, antesignana dell’omonima parrocchia poco lontana che risale agli anni ’70, fa questo effetto  e chiunque abbia modo di entrarvi può provare un unico sentimento: il desiderio che possa essere riportata agli antichi splendori. Ma non sarà così, la struttura è troppo danneggiata e occorrerebbero investimenti milionari che pare nessuno abbia intenzione di fare.

Del resto, di un possibile abbattimento ne parlava già il compianto sindaco Raffaele Allocca giacché i ruderi insistono in un quartiere popoloso come quello di Rione Trieste, vicinissimi ad una scuola frequentata da circa 500 bambini, troppo adiacente alla strada e dunque con possibili rischi di crolli. Ma la Soprintendenza ha detto un sonoro «no» al progetto di abbattimento e dunque ora il sindaco Pasquale Piccolo è pronto a firmare un’ordinanza (lunedì sarà pronta) per sollecitare la Curia di Nola a mettere in sicurezza i ruderi.

«I tecnici della Curia hanno già fatto un sopralluogo – spiega il sindaco – se non si interverrà in tempi brevissimi il Comune è pronto ad agire in danno, quell’area ha necessità di essere riqualificata, sarà preservato l’altare così come lo saranno altri elementi architettonici». E l’area sarà sistemata con un adeguato arredo urbano. «Avevo già parlato a suo tempo con il Vescovo Depalma – spiega Piccolo – che concordava con me sulla necessità di agire presto, mi aveva chiesto soltanto di conservare simboli che attestassero la presenza in quel luogo di una Chiesa, per i posteri».

In origine quella struttura era una chiesa di campagna frequentata dai pochi abitanti del casale di Somma, in seguito fu ampliata e poi completamente rifatta dopo l’eruzione del Vesuvio del 1906. Era ad una sola navata, con un piccolo abside e un altare del 1615 opera dell’artista Scipione Gallucci. Quando, negli anni ’70, fu posta la prima pietra della chiesa nuova, più grande ed adatta a cogliere i fedeli, la chiesetta fu prima venduta e poi ridata alla Curia di Nola.