Sta facendo scatenare una ridda di polemiche la scarcerazione avvenuta venerdi scorso, dopo appena dieci mesi di reclusione, dei fratelli Giovanni, Salvatore e Cuono Pellini, gli imprenditori acerrani dello smaltimento dei rifiuti finiti in carcere l’anno scorso con una condanna a 7 anni per disastro ambientale nella Terra dei Fuochi. La liberazione dei tre condannati ha provocato la mobilitazione delle associazioni della Terra dei Fuochi, i cui militanti stamattina alle 9 e 30 daranno il via a una manifestazione di protesta sotto le mura del tribunale di Napoli. Ma contro il provvedimento della magistratura è sceso in campo anche il vescovo di Acerra, attraverso una dura omelia pronunciata dall’altare del duomo della città davanti a centinaia di fedeli, durante la messa della Santa Pasqua, domenica. “La decisione di scarcerare i Pellini – le parole del prelato – sottovaluta il dramma umanitario dell’inquinamento, umilia i cittadini e incoraggia certi comportamenti. Siamo rassegnati perché la legge ha fallito: è l’immagine emblematica del fallimento, quella del Cristo in croce”. Tecnicamente la questione è complessa. I pellini sono usciti di prigione così presto grazie all’effetto combinato dei 6 mesi di reclusione cautelare, dei tre anni di sconto consentiti dall’indulto del 2006 e di un provvedimento di sospensione discrezionale della reclusione inferiore ai quattro anni emanato dalla procura generale presso la corte d’appello di Napoli. Un provvedimento provvisorio che dovrà essere valutato dal tribunale di sorveglianza. ” Questa notizia – ha però affermato Di Donna dall’altare – ci ha lasciato sgomenti. Desta come minimo un forte sconcerto, un rammarico. Sono stati condannati per un grave disastro ambientale di cui ancora oggi non è possibile calcolare completamente gli effetti devastanti sulla salute dei cittadini”. “E anche se è un provvedimento che si dice provvisorio – ha proseguito il prelato – ridimensiona comunque fortemente quella sentenza grave, chiara, che la corte di cassazione, massimo grado di giustizia, solo pochi mesi fa aveva emanato e che parlava di grave disastro ambientale ad Acerra. E’ stata dunque una decisione che suscita sconcerto in noi perché significa sottovalutare il dramma umanitario dell’inquinamento per il quale da noi si continua ad ammalarsi e a morire. Una decisione che suscita disorientamento per la difformità di giudizio tra i diversi organi della giustizia. Una decisione che non tiene in considerazione, umilia e mortifica la sensibilità dei cittadini verso il dramma ambientale. Una decisione che, nonostante un decreto del governo di due anni fa (il decreto terra dei fuochi ndr), incoraggia certi comportamenti. Si, capisco la vostra rassegnazione: noi sperimentiamo il fallimento delle leggi, della nostra ansia di giustizia”. Dure anche le parole sulla situazione ambientale complessiva . “L’immobilismo regna sovrano e questo genera rassegnazione – ha sostenuto Di Donna durante l’omelia – E’ tutto fermo: gli impegni assunti dalle istituzioni, ma anche i nostri impegni personali e sociali sembrano fermi in questo ambito. L’osservatorio regionale sull’ambiente non parte. E non parliamo delle bonifiche. Si, c’è lo smaltimento delle ecoballe. Ma anche quello va a rilento. Inoltre indagini recenti hanno dimostrato che si continua a lucrare sull’affare dei rifiuti. E le richieste che più volte i cittadini hanno avanzato e cioè quelle di una moratoria seria, che si opponga a nuovi insediamenti inquinanti, le richieste di controllare continuamente l’aria che è inquinata, di far funzionare le centraline per il controllo delle polveri sottili: inevase”. Il vescovo ha anche parlato della vicenda del vigile eroe di Acerra, morto di cancro quattro anni fa dopo aver sequestrato decine di discariche abusive. “Il ministero ancora una volta nega di riconoscere Michele come vittima dell’inquinamento – l’amarezza di monsignor Di Donna – che ha causato la sua morte nonostante sia stato la sentinella dei rifiuti della nostra terra”.
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