Le sortite – da buon ottajanese dovrei dire “le cacciate”- di Trump sono servite a togliere la maschera alla vocazione imperialistica della politica americana e alle debolezze e alle contraddizioni che da tempo affliggono la politica dell’Europa unita. Dice qualcuno che chi vuole un’Europa armata cerca soprattutto l’applauso dei costruttori di carri armati e di missili. E sarebbe giusto ricordare anche le vittime innocenti di Gaza e non solo quelle ucraine. Una interessante riflessione di Aldo Grasso sui modi con i quali la Rete ci fornisce le notizie su questa tragicomica situazione. Correda l’articolo l’immagine di un quadro di Richard Scott.
E’ uno degli effetti più rovinosi – rovinosi per l’Europa – della politica di Trump. L’Europa vuole la pace, ma molti Europei vogliono una pace armata: la vuole, in particolare, Ursula Van der Leyen, Presidente della Commissione Europea, pronta a fornire agli Stati membri della Commissione 150 miliardi di euro, sotto forma di prestiti, e dunque da restituire. Ai prestiti ogni Stato dovrebbe aggiungere risorse nazionali: all’Italia toccherebbe tirar fuori dalle casse 20 miliardi. Chi comanderebbe questo esercito? E contro chi? Gustavo Zagrebelsky, che è stato giudice della Corte Costituzionale, sabato sera, intervistato da Gramellini, ha ancora una volta spiegato perché è contrario al progetto: perché “offende” i principi costitutivi della Comunità e perché nessuno Stato accetterebbe di ridurre gli spazi della sovranità nazionale. A chi ritiene che un esercito in armi possa essere una vera garanzia di pace e perciò scrive sui propri vessilli il motto latino “si vis pacem, para bellum”, se vuoi la pace, prepara la guerra, il giurista ha dato una lezione di tattica e di storia, spiegando che quel principio poteva essere valido quando i soldati erano armati solo di spade e di lance, ma non è più garanzia di pace in un mondo in cui gli eserciti usano droni e missili, e l’Ucraina mette in campo un missile che ha più di mille km di portata e può arrivare a Mosca. Oggi, ha detto Zagrebelsky e hanno detto già da anni gli studiosi dell’arte militare, chi si prepara per la guerra contribuisce alla costruzione di un sistema politico in cui la guerra diventa la soluzione finale di tutti i problemi. E se passasse il progetto di un esercito europeo, l’Italia dovrebbe affrontare, e risolvere, un complicato problema di strategia, e cioè decidere di difendere soprattutto i confini alpini o dare la precedenza alla protezione delle coste e dei porti. Insomma, costruire più carri armati o più navi da guerra? Dice qualche maligno che francesi, tedeschi e inglesi consiglierebbero agli Italiani di accrescere il parco dei carri: forse perché le loro industrie i carri continuano a produrli in grande numero, ma i compratori diminuiscono. E non possiamo trascurare il fatto che fautore dell’Europa armata è Starmer primo ministro del Regno Unito che nel 2020 è uscito dalla Comunità Europea con l’assenso degli amici americani. Il politologo Enrico Grazzini ci ricorda che la Russia ha aggredito l’Ucraina “contro le norme del diritto internazionale proprio come in precedenza aveva fatto la “Nato” con la Serbia, l’Afghanistan, l’Iraq e la Libia.”. “Tuttavia è incredibile-scrive Grazzini- come la sinistra, gli intellettuali e i media di sinistra (?), da Repubblica a Micromega, si dimentichino che alla radice della guerra c’è l’espansione della Nato a est che oggettivamente è una minaccia esistenziale per la Russia.”. Nel 1962 quando gli Stati Uniti ebbero la prova del fatto che i Russi avevano mandato armi a Cuba – Cuba era libera e indipendente – il presidente Kennedy ordinò il blocco navale dell’isola e poco mancò che scoppiasse il terzo conflitto mondiale. Anche il fronte degli amanti della pace è frantumato, come ha dimostrato la manifestazione del 16 marzo, “convocata” da Michele Serra a Roma: c’era chi gridava “non abbandoneremo Israele e l’Ucraina”, ed è giusto, ma non c’erano le bandiere di Gaza, cimitero di “terroristi”, come li chiama il signor Netanyhau, ma anche di donne, di bambini e di poveri cristi ai quali il signor Netanyhau ha tolto ospedali, medicine e elettricità. Ieri, lunedì, a Gaza ci sono stati altri 300 morti. A Roma il signor Venditti, di professione cantante e latinista, e il signor Scurati, intellettuale e scrittore, hanno ricordato al pubblico la grandezza della storia europea: e stamattina qualcuno, esperto nell’arte dello “scarrupo”, ha ricordato al cantante e allo scrittore che nella storia d’Europa ci sono massacri, stragi, commercio di schiavi, persecuzioni e guerre terribili. Quando la TV, e non solo quella di Stato, ci fornisce immagini e notizie su questo travagliato momento della nostra storia, sceglie il tono dell’ironia e la tecnica della falsificazione. Ha scritto Aldo Grasso (Corriere della Sera, 9 marzo) che lo “sconcerto” che abbiamo provato “per l’immondo show messo in scena da Trump contro Zelensky è durato meno di 12 ore. Il giorno dopo “su quello show “ si faceva già dell’ironia.”. Approfittando del torpore che ormai indebolisce lo spirito della società la Rete ci costringe a vivere “in un palcoscenico smisurato, ilare, sinistro, dove non può che andare in scena la tragedia. Di questo vive l’impostura, in un delirio narcisistico”.



