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Lettera in redazione. Sindacatura Di Sarno: prodromi fascisti in salsa vesuviana?

Lettera di critica verso la politica e la stampa da parte di un cittadino.

 

Cara Direttrice, da quel poco che ho potuto osservare nel corso del primo consiglio comunale dell’era Di Sarno, credo di poter affermare, aimè, che tale consiliatura nasca sotto cattivi auspici. In quell’aula affollata, calda e sudaticcia, ho – purtroppo – assistito ad un paio di episodi, per così dire, estranei al dibattito politico, che delineano il profilo dei personaggi eletti ma anche la passività, o remissività, della stampa.

Ho assistito a due gravi battibecchi tra due consiglieri comunali (di cui non conosco il nome) e due giornalisti; ho potuto constatare che anche piccole cariche elettive sono capaci di attivare il virus del delirio di onnipotenza. Ho assistito ad un tentativo di aggressione nei suoi confronti, direttrice, da parte di uno spettatore-cittadino che con un atteggiamento minaccioso l’ha apostrofata.

Prodromi fascisti in salsa locale con specificità vesuviana? Non so; non ho gli strumenti per affermarlo con certezza. Però, direttrice, una reazione forte, per iscritto, da parte sua, sarebbe stata auspicabile; me la sarei aspettata. Chi si occupa di giornalismo deve difendere ogni giorno il delicato diritto di cronaca, chi scrive dai nostri territori deve tutelare la libera informazione, non deve mai arretrare di fronte a mediocri figuri che con azioni temerarie e toni minacciosi praticano violenze e intimidazioni.

La democrazia si difende ogni istante senza arretrare mai di un solo millimetro; stare zitti non si può, fiancheggiare non si deve, reagire sempre è necessario.

Saluti, Franco Russo

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Risponde Carmela D’Avino

Gentile sig. Russo, la ringrazio per l’attenzione che ci ha voluto dedicare. Ha ragione: un consigliere di maggioranza (Giuseppe Nocerino) ha avuto un battibecco con una nostra giornalista e io sono stata aggredita da un tale che poi ho saputo essere il padre della consigliera comunale Luisa Carmen Feola,  con la quale stavo discutendo.

Se dovessi leggere come fatto personale questo inizio di percorso amministrativo del sindaco Di Sarno, ci sarebbe da preoccuparsi. Diciamo che la serata calda e il contesto non hanno infuso la necessaria serenità a coloro che, forti del mandato popolare, rappresentano le istituzioni e in quanto ciò, dovrebbero manifestare la consapevolezza di stare a svolgere un ruolo delicato, in uno spazio sociale e politico animato da molti attori, e in cui i giornalisti svolgono una funzione importantissima. Non voglio assolutamente giustificare nessuno, né tantomeno assolvere me e il giornale che dirigo per la mancata presa di posizione di cui lei mi accusa. Anzi, ne prendo atto e ne faccio tesoro; ha ragione, non bisogna mai abbassare la guardia né lasciarsi sopraffare dalla stanchezza. Il diritto di cronaca e la libertà di informare meritano di essere difesi e rivendicati ogni istante, nei confronti di chiunque e in qualunque situazione.

Colgo l’occasione per ringraziare il sindaco Salvatore Di Sarno e il presidente del consiglio comunale Giuseppe Sommese che sono intervenuti in mia difesa rassicurandomi che tali episodi non si sarebbero più verificati. «Mai più» – ha detto testualmente il sindaco, ed è lo stesso sindaco che ha fisicamente evitato degenerazioni ulteriori fuori dall’aula. Il diverbio tra la nostra giornalista (Daniela Spadaro) e il consigliere Nocerino nasceva da una circostanza precisa: il consigliere ha chiesto alla collega di allontanarsi dai banchi del consiglio comunale, arrivando persino a invocare l’intervento dei vigili urbani, senza prendere in considerazione il fatto che l’aula consiliare di Palazzo Torino non ha spazi dedicati alla stampa, che un giornalista non può avere dinanzi il pubblico perché deve non solo ascoltare ma anche guardare e fotografare o eventualmente riprendere. La collega non ha ritenuto di dover esasperare toni e animi creando un «caso» perché ritiene – parole sue – di saper ben dimostrare la sua correttezza semplicemente con un’arma, quella del suo mestiere: la penna. Quanto a tutti noi, ricevute scuse e rassicurazioni dalle massime cariche cittadine, non stiamo certo arretrando. Anzi. Il nostro lavoro si difende soltanto così: pretendendo rispetto e continuando a fare il nostro dovere.

La ringraziamo di cuore.

Carmela D’Avino

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