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venerdì, Luglio 1, 2022

Le città invisibili e il coraggio dei candidati a sindaco

L’articolo è dedicato ai candidati a sindaco di Somma Vesuviana e ad alcune linee di un possibile governo della città, vista da un cittadino comune. È scritto su un presupposto piuttosto impegnativo e cioè che questi uomini di buona volontà siano anche uomini di coraggio.

 

 

Il coraggio delle scelte è il primo orizzonte a cui guardare. Si sa che nella nostra città, come altrove, il familismo è una componente importante. Proliferano le liste, i candidati e gli orti. E ciascuno di essi si coltiva il suo, brandendolo poi come un’arma ad elezione avvenuta, per influenzare le decisioni a favore di un gruppuscolo o di un altro.

Allora, i candidati dovrebbero riuscire a mettere da parte questo costume e a negoziare non sugli interessi, ma sulle esigenze della comunità sia essa centrale o di periferia. Il coraggio pretende responsabilità e capacità di utilizzare il compromesso fino a quando esso è dalla parte di quelli che hanno veramente bisogno. Diversamente una bella stretta di mano e ciascuno dalla sua parte. Non è meglio perdere la poltrona, piuttosto che la faccia?

Un secondo orizzonte è la capacità di fare sistema culturale. Somma è ricca di esperienze culturali sia di matrice popolare sia di nicchia, che trovano spesso il modo di scambiarsi i ruoli e vivono in una sorta di reciprocità costante. Tuttavia, anche qui vige la regola della frammentazione: l’Ente Locale in primis, le numerose associazioni, i partiti politici agiscono in maniera egocentrica. È come se ciascuno si ritenesse l’unico depositario della progettualità generale. E invece, per un pensiero globale sulla cultura di una città, c’è bisogno di uno sguardo collettivo e plurale, che ancora non siamo riusciti a creare. Il sindaco è il garante di questo sguardo che coniuga la valorizzazione delle singole voci con l’unità di movimento.

Un terzo orizzonte a cui mirare è la mobilità, che a Somma è diventata più che un problema una piaga. I luoghi pubblici, le strade, le piazze non hanno più alcun ruolo, sono solo spazi da occupare con le automobili e i tutori nemmeno si rendono conto degli abusi quotidiani, attenti come sono a vedere solo se va tutto bene con le strisce azzurre dei parcheggi, pavidi di fronte ai mille altri abusi che si perpetrano dovunque. Ci vuole il coraggio di chiudere finalmente al traffico una bella fetta di città e restituirla ai cittadini, impostare servizi pubblici efficienti, creando nel contempo occasioni di incontro, la gioia di ritrovarsi con gli amici, la possibilità di passeggiare senza pericolo. Il coraggio di contrastare le abitudini troppo impattanti e decidersi una buona volta a resistere, costasse pure la caduta della giunta, è necessario e non più rimandabile.

Un quarto orizzonte è la scuola, cuore di ogni città e cartina al tornasole di una comunità coesa. Le varie realtà vagano in una coltre nebbiosa di rivalità, nella quale non si capisce bene dove bisogna andare, per cui ci si arrangia, ciascuno rivendica ciò che pensa sia più conveniente e intanto il malcostume dell’autoreferenzialità regna sovrano. Creare sistema vuol dire sviluppare strutture unitarie, un metodo di concertazione costante sulle scelte importanti, dotare gli istituti di servizi sistematici, finanziandoli equamente e senza badare a spese. Le platee scolastiche non possono accontentarsi di manifestazioni in pompa magna, ma devono percepire di essere al centro delle scelte politiche, anche di quelle che sembrano più lontane dalla loro vita. Gli scolari e gli studenti prima di essere tali sono figli, giocano, leggono o dovrebbero farlo, fanno sport, s’impegnano con lo studio. Ciascuna scelta per un figlio è una scelta per il futuro alunno. Concordare allora l’uso delle biblioteche, aprirne di nuove in ogni angolo del paese; combattere le micro delinquenze con l’apertura di parchi e palestre. Incentivare gruppi autogestiti di genitori e di associazioni che prendono in carico un settore educativo, impiantare un serio piedibus, come in tante città è già stato testato e collaudato con ottimi risultati. Avere coraggio di essere controcorrente, accada quel che accada.

L’ultimo orizzonte che s’interseca con gli altri già indicati è la salvaguardia del paesaggio e una sana organizzazione delle politiche sociali. Sono due aspetti che sembrano lontani, ma sono invece vicinissimi, perché affrontare il primo, restituendo a Somma Vesuviana il respiro della vivibilità del suo polmone verde, significa offrire una prospettiva ai più poveri sia in termini di occupazione, sia come strumento di miglioramento sociale. Ripensare all’uso del territorio significa ricostruire i legami sociali di quella città invisibile che esiste, e chiede attenzione, ma è dimenticata perché avrebbe bisogno di uomini di coraggio per renderla emergente e visibile sul monte, come una bella e coraggiosa profezia politica.

 

L’illustrazione: Zenobia, © SHU OKADA

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