Home Memoria e Presenza La storica e suggestiva processione del Cristo Morto a Somma Vesuviana

La storica e suggestiva processione del Cristo Morto a Somma Vesuviana

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Il Venerdì santo il popolo sommese si stringe attorno al venerato simulacro della Madonna Addolorata per rivivere, attraverso il suo dolore di madre, l’itinerario della passio et mors Christi. La storia di Maria diventa agli occhi dei fedeli una storia di successo: la sofferenza della mamma pone rimedio alle afflizioni altrui.

 

Già negli otto Venerdì che precedono il Venerdì santo la statua dell’Addolorata viene esposta nella Collegiata per ricevere l’adorazione. Non è la Madonna che esce in processione, ma un’altra pregevole manifattura in possesso della chiesa.  Nei primi sette venerdì si celebrano i sette dolori, nell’ottavo la gloria di Maria, nel nono la processione cittadina. La statua dell’Addolorata, che durante il periodo che va da Pasqua a settembre indossava l’abito color celeste – una delle tonalità che a lei si attribuisce –  si veste ora di abito nero. Il rito del Venerdì Santo è un’autentica testimonianza di fede, un appuntamento fisso e ben inquadrato nel contesto socio-culturale della città. A rinnovare il rito, oltre all’Arciconfraternita organizzatrice del Pio Laical Monte della Morte e Pietà, vi sono tre altre confraternite: SS. Sacramento, S. Maria della Neve e S. Maria della Libera. L’impiego di croci, sudari, corone, spine e così via, si ricollega alle accorte descrizioni fatte dagli scrittori napoletani del Seicento sulle processioni dette degli Spagnoli. Il corteo in sai bianchi, il miserere, le commoventi marce funebri, la statua della Madonna Addolorata, l’artistica scultura del Cristo Morto, rappresentano l’ultimo atto della scenografia drammatica della Pasqua sommese. La comunità si veste a lutto e partecipa al più grande funerale della storia umana. Il lungo manto nero dell’Addolorata parte dal capo e si allarga fino ai piedi, dando alla statua uno sviluppo piramidale. Nelle mani giunte, a dita intrecciate, un fazzoletto di pizzo bianco. Il volto è olivastro e contrito. La posizione del viso è quella classica del lamento funebre. Ai suoi piedi il corpo seminudo del Cristo morto. Le membra rilasciate danno il senso dell’abbandono e della fuga dell’anima. Egli è l’agnello sgozzato, il capro espiatorio, giacente su un sudario in espressione di doloroso abbandono. Una vera opera d’arte, di cui si ignora l’autore, che trova origine in un certo pietismo di origine iberica. Nel 1956 l’abito della Addolorata era in doppia faglia tutta seta di bozzolo di colore nero con ricamo eseguito a mano, con filati in oro dorato fino e guarnito con tramezzo dorato. Il manto, invece, era di doppio ermesino con seta di bozzolo di colore nero con numerose stelle e tramezzo dorato in giro. Il vestito fu donato dalla Famiglia Perna e curato dalla Ditta Silvestri di Napoli. Prima della suggestiva processione, tanti fedeli affollano la chiesa per toccare con la mano il costato del Cristo trafitto o il mantello della Vergine per poi segnarsi, cercando di trasferire su di loro il positivo rappresentato dalla divinità. E’ quasi sera, il simulacro appare sotto il portone d’ingresso della Collegiata. Il silenzio è tombale, le note dolenti della marcia funebre aiutano a capire che la morte fa parte della vita. E’ un momento d’intensa commozione, pochi pianti sono rimasti in vita. Ognuno rievoca le proprie pene: le grazie ricevute sono molteplici. Le Maddalene – qualcuno ricorda ancora che andavano in processione con i capelli sciolti, senza scarpe e vestite di nero – sono pronte a sfilare con i loro devoti ceri.  Là, dove la strada si restringe, in via Piccioli, comincia un tramestio di donne per occupare la migliore posizione. La comprensione è forte e paurosa, i volti delle donne si fanno rossi nello sforzo. Il lungo serpente processionale si distende e ci si sente prima di tutto madri, a cospetto di un dolore più grande del proprio soffrire. Il dolore è assoluto, ma risorgerà con la primavera, con la vegetazione, con la fertilità dei campi e la fecondità degli animali. Buona Pasqua.

(FONTE FOTO: art solution Capasso)