Pochi fedeli sono giunti ieri sera, alle sette, nel Duomo di Acerra per partecipare all’orazione del vescovo Antonio Di Donna contro l’inquinamento e le malattie che affliggono la Terra dei Fuochi, di cui questa diocesi è proprio uno dei principali quanto tristi simboli. Il prelato ha anche ritardato di svariati minuti l’ingresso in chiesa nel tentativo di far giungere più gente. Sono state utilizzate le campane della cattedrale che per lungo tempo hanno risuonato in tutta la città richiamando i cittadini all’attenzione nel giorno della preghiera e del digiuno programmato dalle diocesi di Acerra, Aversa, Caserta e Nola. Ma non c’è stato niente da fare. Poche decine di persone hanno partecipato all’importante e significativa orazione. “Dio, insegnaci a contemplare la bellezza dell’Universo e illumina i signori del potere e del danaro affinché non facciano ancora del male”, l’appello del vescovo, mentre giungevano notizie dal Duomo di Aversa in base alle quali la cattedrale aversana era colma di fedeli. Scene contrastanti che però non hanno nemmeno scalfito le pesanti pietre contenute nelle frasi lanciate dall’altare di Acerra. “Signore la Terra geme: al Tuo grido uniamo le nostre voci – le parole pronunciate dai sacerdoti della diocesi che si sono avvicendati al pulpito – ascolta Signore il gemito dei poveri e delle vittime dei disastri ambientali, ascolta Signore il grido della Terra ferita dall’inquinamento e dal degrado, rendici sentinelle e custodi tenaci a lottare, dona o Signore la conversione ecologica e manda il tuo Spirito a rinnovare la faccia della Terra”. Altrettanto forti i messaggi letti dai fedeli: “Il male dell’uomo crea le malattie della terra e degli stessi esseri umani, la sua avidità ci uccide ma uniamoci tutti nella cura della nostra terra”. Dalla lettera enciclica “Laudato sii” di papa Francesco sono state tratte alcune parti:“L’esistenza umana si basa su tre elementi fondamentali: la relazione con Dio, con il prossimo e con la terra. L’armonia è stata distrutta perché ci siamo rifiutati di relazionarci. Dobbiamo custodire il giardino del mondo: proteggerlo, vigilarlo”. E poi ancora, sempre dalle letture dei fedeli: “Ogni cosa è stata fatta dal Signore con saggezza che sottende il nostro impegno nella custodia del Creato”. Anche messaggi duri del tipo “Scompaiano i peccatori dalla Terra e i malvagi non esistano più”. E’ stata comunque un’orazione che ha colto in pieno il significato religioso dell’evento dedicato alla Terra dei Fuochi e ai suoi mille mali. “Che tipo di mondo lasceremo ai bambini che stanno nascendo? – l’interrogativo posto da uno dei lettori – occorre renderci conto che quello che c’è in gioco è la nostra dignità. Eppure non tutto è perduto: l’uomo può ancora redimersi”. Tanta speranza. Ma dagli sguardi di tutti si poteva distinguere pure tanta delusione. Sono trascorsi più tre anni da quando monsignor di Donna organizzò ad Acerra l’arrivo di tutti i vescovi della Campania per la giornata dedicata alla salvaguardia del Creato. Vi partecipò anche il presidente della giunta regionale, Vincenzo De Luca. A lui il prelato chiese, davanti a tutti e all’arcivescovo Crescenzio Sepe, precisi impegni sul fronte della bonifica immediata dei territori. Bonifica che però tarda ancora. Nel frattempo in tutta la Campania i roghi tossici sono proseguiti imperterriti. Quest’estate ci sono stati anche i misteriosi incendi negli impianti privati e pubblici in cui vengono stoccati i rifiuti. Così come sembrano inarrestabili gli scarichi abusivi degli scarti prodotti dalle fabbriche che lavorano in nero.



