In discussione l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta. Il degrado delle aree extraurbane diventato insopportabile.
La discussione è avviata. Soltanto alla fine vedremo se riuscirà a smentire l’amara considerazione di Bettino Craxi, secondo cui quando non si vuole venire a capo di nulla, si istituisce una Commissione d’inchiesta. Sul degrado delle nostre periferie non c’è legge o delibera comunale che tenga. La mappa dell’abbandono e della marginalità sociale è nota ai partiti. Agli stessi che in questi giorni prendono in esame la proposta di Angelo D’Agostino, deputato di Scelta civica, per una Commissione parlamentare d’inchiesta sul degrado delle città e delle periferie. Il parlamentare irpino dice che tra i compiti della Commissione dovrà esserci l’accertamento dello disagio di questi quartieri. La Commissione dovrà avviare il lavoro nelle aree metropolitane, osservando la situazione socio-economica e le implicazioni di sicurezza collegate alla criminalità organizzata. I filoni di indagine hanno come presupposto il contesto urbanistico, infrastrutturale ed edilizio, la composizione sociale, le realtà produttive, l’occupazione e i livelli di istruzione. Infine la presenza dei migranti. Infine: perché c’è un orientamento in Parlamento e nel Paese che prende avvio proprio dalla presenza dei migranti per comprendere la progressiva decadenza delle periferie. Idee che in tanti per fortuna non condividono. Sarebbe oltremodo facile ritenere i migranti come soggetti unici della crisi delle nostre periferie. Nascondersi dietro il dito di agglomerati progettati male, gestiti peggio, fuori da ogni tipo di dinamica sociale, vuol dire guardare da un’altra parte. Le politiche di solidarietà e di accoglienza non sono bastate a fare da arginare ad un ineluttabile decadenza. L’insopportazione è evidente a destra come a sinistra. Chiunque visita questi quartieri ne constata la lontananza siderale dall’ “altra città”, quella dei negozi, dei ritrovi con i vigilantes, delle tendenze e dei sogni. Cosa hanno fatto le istituzioni locali, è l’altra domanda che si pone l’esponente di Scelta civica per la Commissione d’inchiesta. Buone intenzioni annunciate che portano a valutare anche le modalità per la partecipazione dei cittadini, quelli non residenti in quei quartieri, per una gestione diversa delle aree extraurbane. Ci si imbatterà in studi e ricerche a lungo ignorate, se non addirittura strumentalizzate da coloro che le hanno viste come opportunità per finanziarie reti sociali, di solidarietà, laiche e cattoliche. Con la Commissione parlamentare – se vedrà la luce – la politica innesta una salutare retromarcia. Smette di guardare dall’altra parte.Si caratterizza non solo per l’analisi e lo studio, ma per soluzioni concrete, operative, che includano, portino dentro le città le migliaia di giovani, soprattutto, marginali in questa Italia che vogliamo vedere in ripresa e dove il disagio sociale delle periferie costa milioni di euro ogni anno.
(Fonte foto: rete internet)
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