“Hai seminato utopie e raccolto certezze”. Con questa bellissima frase un dirigente nazionale di Slow Food ha voluto salutare Carlo Petrini, scomparso solo poche ore fa nella sua casa di Bra. Una frase che racchiude perfettamente il senso della sua vita e della sua straordinaria attività culturale, sociale e umana.
Carlo Petrini — Carlin per gli amici — figlio di onesti lavoratori, ha vissuto e operato per molti decenni nelle Langhe, terre fertilissime incastonate in panorami incomparabili. Tanti sono i meriti di quest’uomo, che probabilmente avrebbe meritato un Nobel per la Pace. Si è sempre impegnato per un’agricoltura sostenibile e rispettosa della dignità dei popoli. Con il progetto “Terra Madre” ha portato all’attenzione delle cronache internazionali i problemi anche dei più piccoli e lontani agricoltori del mondo e si è battuto con forza contro la fame e lo spreco alimentare.
Ha inventato e valorizzato il movimento del turismo lento e, con il progetto “Presìdi Slow Food”, ha salvato dall’estinzione tante piccole produzioni agricole e artigianali. Carlo Petrini ha ricevuto centinaia di premi e riconoscimenti in tutto il mondo. È stato insignito di lauree honoris causa ed inserito dal quotidiano inglese The Guardian tra le cinquanta persone più influenti del pianeta.
Con Dario Fo ha lanciato il progetto “Granaio della Memoria” e con Papa Francesco il movimento “Laudato Si’”. Insomma, una personalità di grande spessore che ha contribuito a promuovere iniziative per un mondo più giusto, un’agricoltura più sostenibile e una concreta difesa dei poveri e degli ultimi.
Ho seguito Carlo Petrini fin da quando fondò l’Arci Gola e diverse volte ho partecipato alle “Cene del piacere”, organizzate dal suo movimento che nel 1989 sarebbe poi diventato Slow Food. Ci siamo incontrati in più occasioni. Nel 2006 firmò la prefazione del mio libro Il gusto viandante – Cibi di strada nel Lazio, presentato al Salone del Gusto di Torino.
Ricordo anche una serata a Frascati. Dopo aver ricevuto un premio per la sua attività, andammo a cena insieme in un ristorante molto noto. In quell’occasione ebbi da ridire su alcune iniziative organizzate da Slow Food ai Castelli Romani, dove nelle iniziative conviviali si pretendevano tovaglie di Fiandra e bicchieri di cristallo.
«Non credi che un movimento di sinistra dovrebbe uscire dai ristoranti alla moda e tornare nelle mense aziendali?», dissi tra il serio e il faceto. Una piccola provocazione per un uomo così grande.
Carlo Petrini sorrise e annuì. Era un’osservazione pungente, certo, ma forse conteneva anche un pizzico di verità. Non tanto per ciò che aveva realizzato lui, quanto per gli atteggiamenti di alcuni suoi adepti.
Petrini era anche un grande divulgatore. I suoi libri e gli articoli pubblicati su Repubblica suonano ancora oggi come veri e propri insegnamenti e rappresentano piccoli capolavori di letteratura civile.
Ci mancherà Carlin, in questo mondo sempre più involgarito da una politica cafona, urlata e pasticciona. Mancherà la sua capacità di parlare di cibo come cultura, di agricoltura come giustizia sociale, di convivialità come strumento di pace.
Buon viaggio, Carlin. Ti porteremo nel cuore.
(fonte foto: rete internet)







