Se n’è andato attraverso l’uscita secondaria del liceo Imbriani, trafelato, indisturbato, protetto dai poliziotti, esattamente come aveva fatto circa tre mesi prima, il 19 novembre, quando per evitare l’ennesimo “vaffa” corale degli studenti di sinistra e dei comitati di lotta operai piazzati davanti all’Itis Barsanti, ha preferito lasciare l’istituto dal retro. L’unico “contatto” che ieri mattina, al liceo, c’è stato tra i contestatori aderenti all’UdS, l’Unione degli Studenti, e il 32enne pomiglianese nonché vicepremier Luigi Di Maio, risale a poco dopo le nove del mattino. In quel frangente il “superministro” è giunto a bordo di un’auto anonima sul varco d’ingresso di quella che fu la sua scuola di un tempo. Ma del suo arrivo non s’è accorto quasi nessuno dei tanti tra studenti e operai inviperiti che lo attendevano per contestarlo. Quando lo hanno capito è stato troppo tardi: il Giggino nazionale era già dentro la scuola, attorniato dalla solita folla di giornalisti che pendevano dalle sue labbra. A quel punto c’è stato un contatto tra i manifestanti e i poliziotti schierati in assetto anti sommossa. Comunque niente di che. Un po’ di maretta soltanto. Però i cori contro il leader grillino si sono sprecati. Sono stati forti, pesanti. Poco dopo, nella scuola, dove stava andando a premiare i ragazzi più meritevoli e a firmare un accordo di alternanza scuola-lavoro, il vice presidente del Consiglio ha incontrato Maurizia Di Buono, la studentessa che due giorni prima gli aveva scritto una lettera aperta su Facebook con cui ha sostanzialmente denunciato che il preside, Domenico Toscano, pur di far stare “tranquilli” in occasione dell’evento programmato gli studenti più ribelli dell’Imbriani avrebbe minacciato ritorsioni in pagella. << Non ho notato un particolare sostegno da parte del ministro – ha riferito Maurizia – nè durante l’incontro che ho avuto con lui in privato nè in pubblico, nell’auditorium >>. E’ stato un altro studente, Michele, ad aver messo all’angolo Di Maio, davanti a centinaia di insegnanti, studenti e semplici curiosi, nell’aula magna del liceo. Domande taglienti, sferzanti. La più diretta: << “Grazie” a Salvini e al decreto sicurezza un ragazzo di colore, laureato, che aiutava i disabili italiani, si è suicidato >>. Il superministro però ha dribblato il quesito. Ha parlato dello sgombero dei centri di accoglienza, giudicati inutilmente costosi a causa del calo del numero di immigrati, e ha detto che per lui << la sicurezza è tenere gli edifici delle scuole strutturalmente agibili, sicuri >>. << In effetti sulle questioni politiche più importanti non ha voluto dare spiegazioni, in particolare sulla linea che sta tenendo il suo alleato Salvini >>, la delusione dei ragazzi. A ogni modo oltre alle questioni politiche sono state sostanzialmente tre le problematiche più prettamente territoriali finite al centro del faccia a faccia tra studenti e vicepremier: la precarietà strutturale in cui versano le scuole pubbliche, i “diplomifici” e il lavoro. E Di Maio, da pomiglianese doc nonché ex alunno dell’Imbriani, ha fatto capire di conoscere i dettagli. << Spero nei prossimi due mesi di tornare qui con de Magistris per mettere la prima pietra della nuova Cittadella Scolastica >>. Dunque, anche per Di Maio pare proprio che stavolta sia quella buona: quindici anni dopo il progetto sembra ormai in dirittura d’arrivo il futuristico piano del nuovo polo di scuole che libererà 3mila ragazzi degli istituti superiori di Pomigliano dal giogo dei palazzi privati in cui sono precariamente ubicati. Il contratto con la ditta che lo dovrà costruire è stato firmato a dicembre dal sindaco della Città Metropolitana, Luigi de Magistris appunto. << I rappresentanti del liceo Imbriani – ha detto il ministro di Lavoro e Sviluppo – mi hanno ricordato le condizioni delle scuole di Pomigliano: la succursale dell’Imbriani, al parco Rea, il Cantone, il Serao, l’Europa. Già anni fa si parlava di Cittadella Scolastica, diventata una leggenda metropolitana. Ma devo dire che nel frattempo c’è stata una collaborazione con de Magistris. Spero nei prossimi due mesi di venire qui con lui per mettere la prima pietra >>. Quindi, riferendosi alla contestazione degli studenti di sinistra, che in quel momento stavano manifestando davanti al cancello del liceo, Di Maio ha ricordato che << le battaglie per la scuola a Pomigliano sono state combattute mettendo insieme tutti >>. << Dicemmo ai professori – ha rammentato il vicepremier – che noi non avremmo occupato, che avremmo fatto lezione ma che loro il sabato e la domenica dovevano scendere in piazza con noi. E questa cosa funzionò. Ora speriamo di fare il passo definitivo. Con la nuova legge di bilancio abbiamo svincolato i fondi che serviranno >>. Ma le polemiche, anche nell’auditorium, sia pure molto contenute, non sono mancate. Uno degli studenti che aveva solidarizzato con la contestazione all’esterno del liceo ha detto dal microfono al vice presidente del Consiglio che << il suo governo ha tagliato 4 miliardi alla scuola >>. << Voi dite che è così ma non è così – la replica di Di Maio – e vi inviterò a Roma per spiegarvelo meglio >>. L’altro tema finito sul piatto è stato quello dei “diplomifici”. La tv svizzera di recente ha puntato le telecamere su un istituto privato di secondo grado, proprio di Pomigliano, città dove sono numerose le scuole paritarie e dove si rincorrono le voci di << diplomi rilasciati pagando 3mila euro e senza studiare >> . Ieri è intervenuto il sottosegretario alla pubblica istruzione, anche lui nell’Imbriani. << Non siate mai protagonisti o artefici – l’appello di Salvatore Giuliano agli studenti – di percorsi abbreviati, di facili soluzioni, di scorciatoie >>. Infine, attenzione puntata al mondo del lavoro nel polo delle grandi fabbriche in crisi. << Sto creando una rete di protezione sociale – ha spiegato Di Maio – ma anche di formazione: assumeremo 10mila collocatori >>. Quindi l’uscita di scena dal palco dell’aula. E’ stato in quel frangente che studenti e operai in presidio all’esterno (c’erano i licenziati di Ecologia Bruscino e della Fiat ) si sono accovacciati sulla strada antistante l’ingresso del liceo. Traffico ovviamente paralizzato. A un certo punto i ragazzi, da terra, hanno ironicamente provocato i poliziotti mettendosi le mani dietro la nuca, come se fossero dei prigionieri politici. Ma Di Maio se n’era già andato, dal retro. Come l’altra volta, a novembre.








