Tutte le principali vertenze in corso a Pomigliano e a Caivano.
Le ultime batoste all’occupazione e alle produzioni in Campania hanno colpito in particolare il polo industriale di Pomigliano, distante pochi chilometri da quello di Caivano, dove peraltro l’impianto simbolo, l’Algida, ha fatto registrare un invenduto estivo che lo ha costretto al blocco delle produzioni dal prossimo 26 settembre e fino al primo di ottobre. A Pomigliano intanto c’è tensione per la procedura di licenziamento decisa per 170 dei 480 addetti della Engitech, azienda che lavora negli stabilimenti aeronautici dell’Alenia di Pomigliano e Nola. Lunedi confronto sindacati-azienda in Regione. In fibrillazione anche il magazzino Ansaldo Breda di Pomigliano, che l’impianto capofila di Napoli via Argine, produttore di treni e sistemi ferroviari, ha deciso di chiudere gettando un punto interrogativo su decine di lavoratori del sito pomiglianese. E’ una crisi che scaturisce dalle politiche di austerity varate dai grandi gruppi. Per fare un altro esempio appena qualche giorno fa i 28 tecnici informatici della Sesmat, azienda dell’indotto delle fabbriche Alenia di Pomigliano e Nola, hanno manifestato davanti allo stabilimento aeronautico di viale Impero perché hanno perso il lavoro di manutenzione dei computer, ora affidato alla Telecom. Non si sa che ne sarà di loro. La sensazione nel frattempo è quella della progressiva deindustrializzazione, i cui effetti nefasti si sono concentrati anche nel settore dei trasporti ferroviari. Basti pensare a quello che è successo nel 2013 a pochi chilometri di distanza da Pomigliano e Caivano, ad Acerra, dove a causa di un taglio improvviso delle commesse di Ansaldo via Argine è sparita di colpo un’intera fabbrica di medie dimensioni, la Simmi di Acerra: 200 operai rimasti senza soldi e senza posto nel 2013. Ma preoccupa sempre di più l’indotto aeronautico. La Dema ha chiuso il suo impianto di Pomigliano, ubicato nel consorzio Il Sole, accorpandolo a quello di Somma Vesuviana, dove c’è cassa integrazione per 120 addetti. E i 35 ingegneri della Sipal, che pur avendo la sede a Napoli, in via Gianturco, lavorano per Alenia Pomigliano e Nola, sono tutti in cig. Difficoltà che permangono pure nella Fiat, dove 1200 su 4500 addetti sono ancora soggetti a numerosi stop mensili in cassa integrazione per il fatto che la sola mono produzione Panda non può soddisfare appieno le esigenze occupazionali della manodopera napoletana. Dal mondo delle fabbriche a quello della sanità privata. Sempre a Pomigliano resta infatti ai primi punti dell’agenda della crisi la vertenza di 35 lavoratori delle cliniche San Felice e Meluccio, che il gruppo Medicina Futura vuole licenziare.



