Non serve solo lamentarsi. Il dovere di informarsi prima di ogni autorizzazione pubblica.
Il terremoto di Ischia e oltre. Non si scopre questo mese che l’Italia è un Paese a rischio. Non si può fingere di prendere coscienza ora che nell’isola verde ci sono migliaia di case abusive. Da tempo. E chi per il prima, chi per il dopo, deve sentirsi in colpa, complice, corresponsabile – vedete voi – di disastri e lutti. Da giorni il solito rituale pubblico e mediatico . Che la politica, la Regione, il Comune sapevano, dovevano, potevano fare… Più che di abusivismo , qui riprendiamo un concetto già espresso tante volte in tema di ambiente, prevenzione, tutela del territorio. Una parola semplice, per quanto possa destare stupore in queste ore drammatiche: informarsi. Non bisogna andare lontani per sapere che l’Istituto di statistica e Casa Italia, hanno pubblicato da tempo sul sito www.istat.it, un quadro informativo sui rischi naturali in Italia. Dell’Istat si sa abbastanza: che elabora statistiche, che monitora e tiene sotto controllo una quantità infinita di fenomeni. Di Casa Italia, si sa un po’ meno. E’ una struttura nata da un’idea di Matteo Renzi premier, per mettere in sicurezza l’Italia. Controllare l’evoluzione del territorio , coinvolgere enti locali ed altri organi per non ripetere errori passati e cercare di salvare vite umane. Renzi è stato abile nel mettere insieme vari pezzi dell’amministrazione pubblica ,coinvolgere professionalità e far controllare dalla Presidenza del Consiglio con una bilancio autonomo. Sul sito dell’istat si trova tutto : carte, mappe del rischio, esposizione a terremoti, eruzioni vulcaniche, frane, possibilità di alluvioni. Dati di qualità provenienti da varie fonti istituzionali, oltre che dal Ministero dei beni culturali. Hanno poco a che fare con l’abusivismo e non si è al riparo dalle calamità. Ma almeno si è informati sui rischi di un determinato territorio. L’obiettivo – ci ricorda l’Associazione per lo sviluppo sostenibile – è fornire variabili e indicatori di qualità a livello comunale, per una visione di insieme sui rischi cui si è esposti. Ma quanti consultano quel sito? Quanti sono gli amministratori , i progettisti, le commissioni che si informano – per l’appunto – prima di tirar su case e palazzi ? Pochi, davvero pochi , rispetto al potenziale disponibile. Il bello è che accanto ai dati sui rischi, ci sono anche quelli demografici, abitativi, geografici che permettono a chiunque di conoscere in anticipo le conseguenze di certi lavori. Insomma un quadro attendibile utilissimo per lavorare senza pentimenti morali e professionali. Ma non siamo ancora maturi per una così puntuale informazione preventiva. Strumenti ideati per armonizzare comportamenti e decisioni, non sono ancora alla nostra portata. E non è vero che dietro ogni disastro c’è sempre e solo la speculazione, il malaffare, la corruzione. Discutiamo, piuttosto, sulla pigrizia, sulla superficialità, sulla impreparazione con la quale vengono rilasciate autorizzazioni, concessioni. Approfondiamo del perché e per come interesse pubblico ed esigenze private non si incontrano nel gioco delle reciproche responsabilità. Ischia è stato l’ennesimo disastro annunciato, è vero. Ma la lamentazione non ci aiuta. Non essere informati, non conoscere i contesti prima di firmare, autorizzare, deliberare, diventa insopportabile quando tutti insieme (?) piangiamo vittime innocenti.








