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Inchiesta Piano Casa a Pomigliano: in 5 rischiano il processo

Scatta un altro iter giudiziario che può portare alla richieste di rinvio a giudizio. Nell’avviso si contesta la lottizzazione abusiva del complesso Parco Masarda     

 

Compaiono parenti di imprenditori e politici e c’è anche un funzionario comunale nell’avviso di conclusione delle indagini notificato l’altro giorno a cinque persone dal pubblico
ministero della procura di Nola, Luca Pisciotta. Sono chiamati a rispondere a vario titolo dei
reati di lottizzazione abusiva in concorso e di falso in atto pubblico per aver fatto costruire
nella campagna vesuviana il complesso residenziale e commerciale di Parco Masarda,
uno dei più grandi interventi edilizi finiti tre anni fa nell’inchiesta “Piano Casa a
Pomigliano”: cantieri e palazzi sorti un po’ dovunque, nel centro cittadino e in periferia,
grazie a permessi a costruire rilasciati dal Comune tra il 2019 e il 2020 ai sensi della
legge regionale denominata appunto Piano Casa. Edifici che secondo la magistratura sarebbero però il frutto di una serie di illeciti finalizzati alla realizzazione di una gigantesca
speculazione edilizia nell’epicentro della movida della provincia a oriente di Napoli.
Una Pomigliano in cui oggi il prezzo di un appartamento nuovo di normali dimensioni
sfiora, e spesso supera, i 300mila euro, nonostante la crisi generalizzata del mercato.

Gli avvisi

Gli avvisi di conclusione delle indagini appena spediti dal pm Pisciotta, atto
giudiziario che nella maggior parte dei casi precede la richiesta di processo, coinvolgono
due sorelle di 37 e 31 anni, proprietarie della società Parco Masarda e nipoti del titolare di una delle più grandi catene di supermercati della provincia, e poi altre due donne,
di 54 e 43 anni, quest’ultima moglie di un politico impegnato in un noto partito nazionale,
entrambe rispettivamente progettista e coprogettista dell’opera, e il funzionario dell’ufficio tecnico comunale, 59 anni,  responsabile del procedimento amministrativo che portò al rilascio del permesso a costruire. Sia la progettista di parco Masarda che il funzionario comunale compaiono in un altro avviso di conclusione delle indagini della stessa inchiesta
riguardante i reati di lottizzazione abusiva in concorso e falso nell’ambito dei permessi
Piano Casa. In questo caso l’avviso fu spedito da Pisciotta nel novembre scorso.
È quello scaturito dal sequestro, nel 2020, del cantiere del cinema Mediterraneo, il primo
cinema di Pomigliano, raso al suolo nel centro storico per far posto a un condominio di 50
appartamenti che non è stato più realizzato perché i sigilli furono apposti nel cantiere
appena prima dell’inizio della costruzione dei palazzi. Il Parco Masarda invece stava per essere ultimato quando nel gennaio del 2021 i polizotti municipali, guidati dal comandante Luigi Maiello, fecero irruzione nel cantiere, su disposizione del gip del tribunale di Nola. Il complesso è ubicato sulla pendice del Monte Somma, in quel che resta della splendida campagna vesuviana. L’intervento edilizio è composto da 56 appartamenti, garage e locali commerciali ancora allo stato grezzo.

Lo scontro

Tensione altissima. L’inchiesta Piano Casa sta condizionando da anni l’ assetto politico di Pomigliano e non solo. Nella città delle fabbriche, tra il settembre del 2020 e il 2021, furono sequestrati cantieri per un totale di 300 appartamenti quasi del tutto terminati o mai iniziati. Ne scaturì una battaglia, tuttora in corso, tra i sostenitori del “complotto politico basato sul falso intreccio tra politica, imprese e camorra” e il comandante della polizia locale, Luigi Maiello, gli inquirenti e il dirigente dell’ufficio tecnico, Lucia Casalvieri, poi rimossa dal sindaco Raffaele Russo, sopraggiunto a capo del Comune dopo la caduta prematura della giunta di centrosinistra retta da Gianluca Del Mastro. L’ esecutivo Del Mastro fu mandato a casa il 17 febbraio dello scorso anno a causa delle dimissioni dal notaio di 13 consiglieri comunali, 4 dei quali ( 3 di questi erano iscritti al PD ) facevano parte della maggioranza.

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