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Il sospetto: enorme discarica occultata nel sottosuolo del polo dei rifiuti di Acerra. La Regione dispone uno scavo

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Il sospetto è che ci sia una gigantesca discarica abusiva nel terreno del polo dei rifiuti, il complesso industriale in cui sono sorte nell’ultimo ventennio decine di aziende che stoccano e trattano gli scarti pericolosi e non. Intanto la Regione, su richiesta del Comune di Acerra, ha chiesto alla Città Metropolitana e all’Arpac di effettuare uno scavo per verificare l’esistenza dell’enorme sversatoio. Una valanga di rifiuti che si nasconderebbero sotto le aziende del polo ubicato in contrada Pagliarone, all’ombra dell’inceneritore. La discarica sarebbe profonda tre metri ma la sua ampiezza è al momento sconosciuta. E’ quanto emerso da un carotaggio effettuato dalla Ecodrin, una delle imprese principali del polo dei rifiuti. La vicenda infatti è venuta fuori perché la Ecodrin ha chiesto di recente alla Regione l’ampliamento dell’impianto. L’azienda intende trattare un maggiore quantitativo annuale di rifiuti pericolosi e non ma palazzo Santa Lucia prima di concedere l’autorizzazione ci vuole vedere chiaro e, su richiesta del Comune, ha disposto uno scavo per verificare quanto comunicato dalla stessa Ecodrin, vale a dire la presenza di una discarica abusiva occultata. Lo scavo dovrà essere effettuato da Città Metropolitana e Arpac. L’allarme ambientale è scattato quando la Regione ha convocato la conferenza dei servizi per decidere sull’ampliamento dei volumi di rifiuti chiesto da Ecodrin. Ma gli attivisti della zona hanno preteso da Comune e Regione tutta la documentazione. Ne sono scaturite alcune osservazioni, depositate alla Procura di Nola, al ministero dell’Ambiente, alla Regione e al Comune (l’informativa è firmata da Alessandro Cannavacciuolo, Vincenzo Petrella, Massimiliano Messina, Valerio e Antonio Montesarchio e Luca Fabbricatore). Dai grafici dei carotaggi della Ecodrin, risalenti al 2011, quando cioè la società chiese e poi ottenne da Regione e Comune le autorizzazioni per realizzare l’impianto, è emerso che nel terreno sotto l’azienda, fino a una profondità di tre metri, ci sono plastiche triturate, scarti della demolizione, inerti, metalli, rifiuti tessili e idrocarburi pesanti. Idrocarburi la cui concentrazione è 6 volte superiore a quella consentita per le aree agricole. < Alla luce dei fatti emersi – annuncia Cannavacciuolo – abbiamo chiesto al Comune l’avvio del procedimento per la rimozione e la bonifica del sito >.