Sant’Anastasia, polemica per l’intitolazione di una rotonda a Giorgio Almirante

0
766

La scelta di un’intitolazione di un luogo pubblico ad un personaggio è solitamente mossa da un legame stretto di quella personalità con il proprio territorio, oppure da un valido riconoscimento della sua autorevolezza nei vari campi della vita pubblica sia essa artistica, scientifica, politica e cosi via. Nel caso del politico Giorgio Almirante, sia l’associazione civica neAstasis che l’ANPI locale contestano aspramente la decisione della delibera comunale.  

E’ di questi giorni la decisione dell’Amministrazione Comunale di Sant’Anastasia di intitolare una delle due rotonde in via Pomigliano, realizzate peraltro da private attività commerciali, al politico Giorgio Almirante (1914 – 1988). Già con la precedente Amministrazione Abete ci fu un simile tentativo che, per qualche motivo oscuro ai cittadini, non andò in porto. Stavolta la delibera di G.C. n. 17 del 6 febbraio del 2024 ha sancito definitivamente l’intitolazione al leader politico di estrema destra. Considerato, però, il trascorso di Almirante, sono nati molti dubbi sull’opportunità di questa scelta da parte dell’associazione civica neAstasis e dell’ANPI Caduti della Flobert, che unitamente hanno manifestato in queste ore la piena contrarietà a tale decisione. Domenica tre marzo, peraltro, in piazza IV novembre, anche il laboratorio politico Loading, a partire dalle ore 10:00, raccoglierà firme per dire no alla proposta dell’Amministrazione. Per l’occasione ho avuto il piacere di intervistare il prof. Antonio Sasso, docente universitario di Fisica alla Federico II e membro della associazione civica neAstasis.

Professore, quale è stata la sua prima opinione sulla delibera?

“La prima cosa più eclatante è che alla delibera è stata allegata una biografia di Almirante rigorosamente copiata dal Dizionario Biografico degli Italiani della Treccani, senza nemmeno citarne la fonte. Il proponente della delibera di Giunta, il cui nome rimane misterioso, forse non doveva limitarsi a fare un semplice copia-e-incolla degli scritti altrui ma leggere, approfondire, capire la storia e proporre almeno qualcosa di originale”.

Almirante ha avuto un legame con Sant’Anastasia?

“Decisamente no”.

Almirante, secondo lei, ha avuto una statura morale e politica tale da giustificare questa scelta politica?

“Per rispondere a questa domanda basterebbe pensare ai dettami della nostra giovane Costituzione che nasce dalla lotta di liberazione dal fascismo, regime violento e totalitario che ci privò del bene più prezioso: la libertà. Almirante non è stato un semplice fascista, come lo furono milioni di italiani per necessità o conformismo. Almirante è stato per tutta la sua vita un fascista convinto, come riportato nella stessa biografia, animato da una profonda lealtà verso Mussolini e il fascismo, che non rinnegherà mai per il resto della sua vita. Dal 1938 al 1942 fu segretario del comitato di redazione della rivista antisemita e razzista La difesa della razza, nata dopo la pubblicazione del Manifesto della razza (1938). Su questa rivista scriveva: Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me,[…] Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli;[…] Altrimenti finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; […]Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue”

Cosa ci dice di più profondo sulla fedeltà di Almirante al fascismo?

“La sua fedeltà fu così tale che dopo il crollo del regime – armistizio dell’8 settembre – aderì prontamente e con piena convinzione alla Repubblica Sociale Italiana (RSI), dove fu nominato capo gabinetto del Ministero della cultura popolare. Con questa carica firmò un bando in cui, fra l’altro, si ribadiva la pena di morte per i giovani che non avessero risposto alla chiamata alle armi nell’esercito repubblichino.

Dopo la liberazione del 25 aprile 1945, fino al settembre 1946, Almirante rimase in clandestinità e, secondo alcune testimonianze, sembra che trovò rifugio, vedi i casi della vita, presso un amico ebreo, Emanuele Levi. Proprio Almirante lo salvò dai rastrellamenti, nascondendolo con la sua famiglia nella foresteria del Ministero della cultura popolare. Se questo episodio privato fosse vero, getterebbe un po’ di luce di umanità su Almirante, senza con questo, però, oscurarne la sua vocazione pubblica razzista e antisemita. Subito dopo la guerra (dicembre 1946) Almirante partecipò alla riunione costitutiva del Movimento Sociale Italiano (MSI) facendo parte della prima giunta esecutiva”.

Ci può tracciare la storia politica di Almirante nel contesto del Movimento Sociale Italiano?

“La storia politica nel Movimento Sociale Italiano di Almirante non solo è lunga e complessa, ma ha avuto come filo conduttore la sua fedeltà all’ideologia fascista. Ci sarebbe da chiedersi, semmai, come mai, nonostante la legge Scelba (1952, n. 645) che introdusse il reato di apologia del fascismo, il MSI sia potuto esistere nel tempo. Per rispondere a questa domanda occorre calarsi nel periodo post-bellico che aveva visto una lotta fratricida tra italiani. Verosimilmente, questo indusse la classe politica di quel tempo ad esercitare una certa tolleranza in vista di una graduale riappacificazione.

Bisognerà attendere il 1995, perché l’allora segretario Gianfranco Fini, con la svolta di Fiuggi, abbandonasse i riferimenti ideologici al fascismo, che portarono allo scioglimento del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale e alla nascita di Alleanza Nazionale. Con questo gesto Fini intese qualificarsi come forza politica di destra legittimata a far parte pienamente dell’arco costituzionale repubblicano e, quindi, anche a governare il Paese”.

foto internet
foto internet

Quindi la proposta dell’intitolazione, secondo lei, risuona anacronistica?

“Da queste poche note storiche/biografiche, la proposta dell’intitolazione della rotonda ad Almirante certamente risuona anacronistica e certamente incomprensibile, un ritorno ad un passato che, con occhi benevoli può apparire naif, ma che, alla luce dei tanti episodi che stanno accadendo in Italia negli ultimi anni, fa riflettere ed inquieta.

Nessuno pensa che oggi in Italia stia ritornando il fascismo del ventennio. Tuttavia, sappiamo quanto sia importante mantenere viva la memoria storica per evitare che altri fascismi possano ripresentarsi. I segnali di intolleranza politica, religiosa e etnica, purtroppo si moltiplicano e l’attuale governo non sembra fare abbastanza per condannarli. Già oggi, nonostante siano ancora in vita i superstiti dei campi di concentramento, ci sono autorevoli politici in giro per il modo che negano lo sterminio degli ebrei”.

La scelta dell’Amministrazione, quindi, in definitiva come la vede?

“La scelta dell’Amministrazione comunale di Sant’Anastasia va dunque condannata senza se e senza ma. Sarebbe utile che l’Amministrazione, guidata da un uomo politico che si è sempre dichiarato un socialista, ricordasse che fu proprio un giovane socialista, Giacomo Matteotti, tra i primi ad essere ucciso per mano di un regime di cui Almirante fu esponente di spicco. E, per questo, sarebbe auspicabile che ritornasse sui suoi passi con questa scellerata scelta e dedicasse la rotonda, ad esempio, ai martiri per la libertà, vittime di tutte le dittature, di qualunque colore politico esse siano. Ancora più importante, occorrerebbe una presa di posizione della cittadinanza tutta per condannare e rigettare la scelta dell’amministrazione comunale”.