E’ un nuovo inizio, un ringiovanimento, un ritorno al passato. E’ come sentirsi più giovane di 10 anni, rivivere le gesta di Cavani-Hamsik-Lavezzi, un tipo di calcio che avevamo abbandonato, un’epoca passata. Il Napoli è in emergenza e Mazzarri corre in aiuto. Tutti vogliamo il 433 e lui lo fa. Forse eravamo noi i bacati a pensare che il nostro Walter fosse limitato nel proporre sempre e solo lo stesso tipo di metodo, forse ci siamo fermati alla superfice.
Mazzarri prende la squadra durante la pausa. Il suo nuovo Napoli sembra molto più motivato di quello seguito dal suo predecessore. Vince una partita complicata come quella con l’Atalanta. Si deve aspettare ancora per giudicare appieno il gioco della squuadra, ma la grinta c’è. E potrebbe raggiungere un buon punto o addirittura la vittoria anche con il Real Madrid dell’ex Ancelotti. Va in vantaggio, ma si fa recuperare e superare. Riagguanta il pareggio, gestisce bene la partita, i blancos sbagliano e Meret sembra nella sua migliore giornata. Ma poi si fa sfuggire la palla tra le mani, e condanna gli azzurri alla sconfitta, il quarto gol avversario è solo il risultato dello sbilanciamento azzurro.
E’ un nuovo inizio malinconico, che ci riporta al passato, ma che forse ci fa guardare al futuro con occhi diversi. Qualcosa sembra cambiato nell’attitudine della squadra, forse anche nel rapporto tra giocatori e allenatore. Dopo le prime due, Mazzarri conquista una vittoria e una sconfitta, ma è ancora presto per poter giudicare il suo operato. Si avvicina l’Inter. E’ al Maradona che il Napoli di Garcia ha perso metri dalle prime, ed è lì che Mazzarri e il suo nuovo Napoli devono dimostrare di poter risalire la china. Un nuovo inizio.




