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Il Ministro, le trivelle e la democrazia sconosciuta

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Nuovi discussioni su energia e ambiente con un ritardo di oltre 20 anni. All’estero non comprendono i nostri comportamenti. 

Le dimissioni di un Ministro e il prossimo referendum sulle trivellestanno solleticando gli italiani ad interessarsi di energia e di influenze ambientali. Un destino bizzarro per un Paese dove l’attenzione per questi straordinari argomenti  scaturisce da momenti di angosciosa attualità. Nel caso dell’ex Ministro Federica Guidi accade un pò come il titolo di questa rubrica : pubblico ( un emendamento per un oleodotto da costruire ) e privato ( gli affari connessi a legami sentimentali).Tutto è ancora sottoposto alle indagini giudiziarie. Il caso delle trivelle in  mare è un pò diverso: le piattaforme ci sono, le vedono tutti e gli interessi a farle fermare sono  pubblici. Di privato finora sembra non  esserci nulla . Le coscienze in questi giorni sono scosse dall’armamentario degli schieramenti politici. Etichettare  il premier Renzi  come ” amico dei petrolieri” da una parte,  e bloccare le trivellazioni  in nome di una rinata “sensibilità ambientale” dall’altra, sono messaggi allarmanti di chi fa poco sforzo per andare al cuore del problema. E il cuore del problema è che l’Italia da oltre 20 anni  non ha una politica energetica degna del nome .Tutte le direttive europee e le deleghe di fatto o di diritto praticate a Roma o nelle Regioni non hanno  cambiato  il quadro generale di un settore tanto strategico quanto strapazzato.E tramite il referendum  le Regioni vogliono più voce in capitolo. Di scandali legati agli interessi in campo energetico – e più recentemente in quello ambientale – è piena la storia del Paese. L’eccitazione di pochi giorni ha senso solo se, passato il clamore, tutto torna come prima. E nell’esaltazione  collettiva non è necessario essere preparati, competenti. Parlano tutti sull’onda di un’emotività eccessiva. Il tema è ” coperto” dal nome, dal ruolo del suo malefico eroe. Ci si dà pace fino al prossimo scandalo, alla prossima intercettazione, alla successiva immancabile richiesta di dimissioni di Tizio o di Caio. E’ per un’azione forte e negoziata che ,invece, bisogna agire, recuperando il senso della realtà. Una oggettiva condizione di disparità che vede l’Italia pagare l’energia il 30% in più degli altri Paesi europei.Con un referendum popolare è stato detto no all’energia nucleare. Le 8 Regioni che chiedono di bloccare le  trivellazioni offshore sono arrivate buon ultime dopo comitati e organizzazioni parrocchiali. Molti elettrodotti sono bloccati per mancanza di autorizzazioni. In Sicilia e Calabria i fondi europei per l’eolico sono finiti nella mani della criminalità organizzata. Le concessioni per nuove installazioni in Campania sono bloccate da una mozione della Regione. Il gasdotto proveniente dalla Turchia che arriva sulle coste della Puglia è  contestato da Comuni e istituzioni locali. Per rifiuti urbani,  inceneritori , ecoballe, bonifiche, nemmeno il Ministero dell’ambiente riesce a quantificare con esattezza la spesa annuale a carico dello Stato. Nessun oracolo aveva previsto un disastro economico e sociale di queste dimensioni. Lo sopportiamo quotidianamente. Le tecnologie e le capacità industriali non mancano. Tutt’altro. Le aziende italiane si aggiudicano commesse e progetti in campo energetico ed ambientale in ogni parte del mondo. Non  di rado i loro fatturati crescono più all’estero che in patria. In quei Paesi dove non concepiscono comportamenti suggeriti da una coscienza ambigua che pur potendo risolvere un problema non trova di meglio che contestarne l’esistenza.Una forma di democrazia ancora sconosciuta  ****

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