Tutta puntata sulla disoccupazione e sulla precarietà l’omelia del parroco della chiesa del Rosario, a Pomigliano, durante la messa funebre per il ragazzo morto suicida. Il monito del sacerdote alle istituzioni.
Era stato licenziato appena un mese fa Gennaro Faraco, il ragazzo, 25 anni, figlio unico di madre separata, che martedì pomeriggio si è lanciato dal tetto del palazzo in cui abitava. Gennaro lavorava come operatore socio sanitario, ma con un rapporto di lavoro precario, in un centro diagnostico di Pomigliano. Quindi la fine dell’ennesimo sogno di un futuro possibile, che però non si è più rivelato tale. Ieri intanto, alle 15, si è svolto il funerale del giovane.
Nella chiesa del Rosario c’erano centinaia di persone. Il parroco, don Aniello Tortora, amico di famiglia e da tempo vicino a mamma Filomena, ha pronunciato parole di fuoco nell’omelia. “ Noi non sappiamo nella testa di Gennaro cosa ci fosse – ha detto il sacerdote – però una cosa è certa e cioè che quando un giovane vede davanti a sé un futuro senza prospettiva di lavoro dignitoso perde la testa e quando si perde la testa si possono fare le cose più assurde di questo mondo, come ha fatto lui ”. Il corpo di Gennaro è stato messo in una bara bianca, in parte avvolta nella bandiera della sua squadra del cuore, il Napoli. In chiesa non c’era la mamma. Non ce l’ha fatta. E’ troppo distrutta dal dolore. C’era il papà, giunto da Milano, dove vive e lavora da alcuni anni. Don Aniello Tortora, che è anche responsabile della pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Nola, ha lanciato un monito a chi ricopre incarichi di responsabilità e a tutti i giovani che stanno perdendo il significato del vero contatto umano, quello in carne e ossa, non filtrato dall’uso, e spesso dall’abuso, della tecnologia virtuale.
Ecco il contenuto testuale dell’omelia di don Aniello :
“La fede ci dice che Gennaro non è morto, che Gennaro e vivo e che ora si trova davanti a suo padre, Dio nostro Signore . La vita ha un senso, anche se qualche volta possiamo perdere la testa, se diamo un senso alla vita . La vita ha un senso se crediamo nel futuro ma il futuro non deve essere solo il Paradiso. Il futuro e le prospettive belle devono essere già qui, su questa terra. Quelle prospettive che probabilmente sono mancate a Gennaro e a tanti ragazzi. Un lavoro dignitoso che è negato a tanti giovani: questo è uno scandalo per questa società.
Un lavoro precario senza un futuro. Noi non sappiamo nella testa di Gennaro cosa ci fosse però una cosa è certa e cioè che quando un giovane vede davanti a sé un futuro senza prospettiva di lavoro dignitoso perde la testa e quando si perde la testa si possono fare le cose più assurde di questo mondo, come ha fatto Gennaro. E allora insieme con voi voglio rivolgere una preghiera, nel nome di Gennaro. Voglio dire ai politici, agli imprenditori, ai sindacati, alla società tutta : date prospettive di lavoro a questi ragazzi, date un futuro a questi ragazzi, perché non è giusto, questi ragazzi studiano, si laureano, fanno tanti sacrifici e non c’è speranza davanti a loro, non possono fare progetti di vita, quella vita che gli è stata negata, quella vita che tante volte è negata anche a voi, e lo ripeto, non è giusto.
I politici litighino di meno, oserei dire, date lavoro, vero, dignitoso. Cosa ci insegna ancora la morte del nostro fratello? Che ci dobbiamo guardare di più nel volto, essere più attenti gli uni agli altri. C’è una preghiera di Vincenzo De Paoli che dice “o Signore fa che passando agli altri mi preoccupi dei problemi che hanno”. Allora vorrei dire una cosa a voi ragazzi: meno amicizie su Facebook e più amicizie vere, meno tecnologia e più volti. Più amore !” .



