Home Questioni di classe Il diritto di invecchiare a casa propria

Il diritto di invecchiare a casa propria

277
0
CONDIVIDI

Invecchiare a casa propria è un diritto che va garantito con una rete efficace di servizi sul territorio nel rispetto della persona in tutto l’arco della sua vita.

Gerontologi e geriatri hanno detto nel loro congresso che in Italia si diventa anziani a 75 anni. Già da tempo si sostiene da più parti che c’è una terza e una quarta età, che ci sono “giovani anziani” e “anziani anziani”. Nella Chiesa vescovi e cardinali da un bel po’ vanno in pensione a 75 anni (con le dovute eccezioni). Ma molti anziani sono rimasti perplessi a sentire quest’annuncio, perplessi e diffidenti: perché temono che innalzare l’asticella dell’età a una soglia adattata alle attuali aspettative di vita nei paesi più sviluppati possa significare abbassare l’asticella dei diritti. A cominciare dal diritto più sacro e di cui sono più gelosi, quello di invecchiare a casa propria.

Norberto Bobbio, quando aveva 89 anni, scriveva in una lettera: «Ho la fortuna di vivere in casa mia, dove abito da tanti anni, e che potrei percorrere da cima a fondo a occhi chiusi… Lo spazio della casa è tanto più essenziale, quanto più un vecchio come me, e come tanti altri nelle mie condizioni, vi conducono la propria esistenza… Tanto più si è vecchi tanto più sono profonde le radici, e quindi tanto più è difficile da sopportare lo sradicamento, l’andare altrove, dove saresti spaesato, perderesti la tua identità, diventeresti un numero in mezzo ad altri numeri».

Per rendere effettiva l’esigibilità di questo diritto bisogna rafforzare, con risorse economiche ed iniziative di vario genere, un settore importante delle politiche sociali che va sotto il nome molto poco poetico di domiciliarità, ma che è funzionale all’invecchiamento attivo. Settore che si articola nei vari capitoli classici: il sostegno alle famiglie, l’assistenza domiciliare e quella domiciliare integrata; ma si guarda con sempre maggiore interesse all’assistenza leggera e al volontariato: leggere un buon libro, dialogare, far disegnare una persona magari non più autosufficiente; e al vertice di protezione e insieme promozione resta la rete del buon vicinato.

Oltre a quelle sociali, la domiciliarità, intesa in senso lato, chiama in causa tante altre politiche: della sanità, dei trasporti, soprattutto le politiche abitative per gli anziani con interventi nella casa e nell’edificio, dall’ascensore alla domotica. Screening e prevenzione per gli anziani; trasporti frequenti e comodi, soprattutto nei centri storici e nelle periferie; case con l’ascensore, eliminando tutte le barriere architettoniche, e dotandole di qualche strumentazione domotica che consenta all’anziano di continuare a svolgere alcune piccole faccende, come innaffiare i fiori; vicini che vanno a trovare e salutare l’anziano e che si ricordino di loro in alcuni momenti importanti.

Insomma, la “domiciliarità” non va intesa solo come una prestazione, un servizio, ma va intesa come quell’insieme di misure, azioni, condizioni che consentono all’anziano di vivere più pienamente possibile il proprio ambiente di vita fatto della propria abitazione, ma anche dell’ambiente che lo circonda. La persona anziana deve essere messa in condizioni di poter rivendicare, una sorta di “diritto alla domiciliarità” attivando una rete di risorse e servizi come supporto alla garanzia di domiciliarità nei confronti della persona e della famiglia. É questo lo spirito che deve animare una domiciliarità coerente con una politica a favore dell’invecchiamento attivo.

Papa Giovanni Paolo II nella sua lettera agli anziani nel lontano 1999 affermava: «Il luogo più naturale per vivere la condizione di anzianità resta quello dell’ambiente in cui egli è “di casa”, tra parenti conoscenti e amici, e dove può svolgere ancora qualche servizio. A mano a mano che, con l’allungamento medio della vita, la fascia degli anziani cresce, diventerà sempre più urgente promuovere questa cultura di un’anzianità accolta e valorizzata, non relegata ai margini. L’ideale resta la permanenza dell’anziano in famiglia con la garanzia di efficaci aiuti sociali rispetto ai bisogni crescenti che l’età e la malattia comportano».