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Fabbrica “fantasma” sotto l’inceneritore: veleni nell’aria e liquidi nella falda di campagna. Abusiva e rubava la corrente 

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Una fabbrica fantasma che ha inquinato per anni l’aria e la falda acquifera trattando polipropilene e altre materie plastiche speciali. Una fabbrica completamente abusiva che operava accanto al termovalorizzatore di Acerra, nella campagna tormentata dall’ecomafia. Un impianto tutto fuorilegge: i due capannoni, di duemila metri quadrati, la fabbrica all’interno, il deposito. L’intera attività della Mondialplast (utensili domestici per la grande distribuzione) era sconosciuta ai comuni mortali. Più probabilmente però tutti sapevano e nessuno parlava. Un pentolone incredibile scoperchiato grazie a un’operazione congiunta di Polizia Municipale, Guardia di Finanza e Arpac, con il coordinamento del delegato del ministro dell’Ambiente per la Terra dei Fuochi, il vice prefetto Gerlando Iorio. La Mondialplast è stata sequestrata dai caschi bianchi di Acerra, diretti dal tenente Domenico De Sena, facente funzione di comandante della municipale. Si è dunque scoperto che era tutto abusivo. Ma non solo. In base all’informativa di reato inviata alla procura di Nola le forze dell’ordine hanno denunciato i titolari dell’impianto di via Pantano per aver rubato l’energia elettrica dalla rete pubblica che scorre sulla strada vicina. I due fratelli che gestiscono l’azienda “invisibile”, i fratelli A.S., di 56 anni, e B.S., di 60, sono stati denunciati a piede libero. Secondo i più se la sono cavata a buon mercato per il momento. C’è però un procedimento penale alle porte, al tribunale di Nola. Le forze dell’ordine accusano i due fratelli di abusivismo edilizio, di emissioni inquinanti in atmosfera e, “dulcis in fundo”, di aver scaricato nella falda acquifera, utilizzando un pozzo, i liquidi derivati dalla lavorazione delle materie plastiche e gli scarti dello stesso polipropilene. Non è finita. C’è anche un’accusa di stoccaggio incontrollato di rifiuti. L’operazione è scattata dopo che in zona stava girando una storia inquietante: gli albicocchi piantati accanto alla fabbrica stavano morendo. L’Arpac nel frattempo sta verificando anche questo e cioè se esista un nesso tra la presenza delle attività inquinanti e il danneggiamento del frutteto. Ad Acerra c’è rabbia. La notizia ha già fatto il giro di questa cittadina di 60mila abitanti. << Se pensiamo – le voci raccolte da alcuni giovani del posto – che sono stati proprio degli acerrani a fare questo allora dobbiamo dire che siamo noi i primi responsabili della nostra lenta morte >>. Storie maledette. Di Acerra sono i fratelli Pellini, i primi e soli condannati in via definitiva per il disastro ambientale della provincia di Napoli. Smaltivano milioni di tonnellate di rifiuti tossici tra Acerra, Bacoli e Qualiano. Il 16 gennaio il tribunale si pronuncerà sulla confisca del loro tesoro sequestrato: 222 milioni di euro. Economia più che illegale che ha travolto tutto. << Dobbiamo realizzare gli impianti pubblici per il trattamento dei rifiuti da raccolta differenziata: è l’unico modo per battere la camorra >>, ha detto il vicepresidente della giunta regionale, Fulvio Bonavitacola, nel consiglio comunale della vicina Pomigliano. Impianti che però nessuno vuole a casa sua. Il Movimento Cinque Stelle del territorio ha infatti annunciato battaglia contro la realizzazione del primo impianto di compostaggio dei rifiuti organici in Campania. E’ stato ubicato tra Pomigliano, Acerra e Casalnuovo, in uno dei triangoli più inquinati d’Italia, dove gli sversamenti abusivi e le polveri sottili dominano la scena. I pentastellati sostengono che non si possono piazzare impianti nelle zone ormai compromesse, dove peraltro le bonifiche sono soltanto un miraggio. Intanto la Regione parla di 7 impianti pubblici di compostaggio in Campania. E sottolinea “pubblici”. << Le piattaforme dei privati si riempiono e poi guarda caso si incendiano >>, fa notare Bonavitacola. Proprio ad Acerra c’è il polo privato di trattamento dei rifiuti più grande del Napoletano. Si trova alle spalle del termovalorizzatore. Al centro c’è la fabbrica dei Pellini, sequestrata l’anno scorso dalla Dda. Accanto ci sono la Eurometal e la Ecodrin, dove un mese fa un’altra azione interforze ha fatto scattare i sequestri: troppi rifiuti in poco spazio e lavorazioni non a norma.