mercoledì, Maggio 6, 2026
18 C
Napoli

Il Casamale male in arnese: dal rito di passaggio a peggior vita

Adv

Inconfutabilmente ha più pratica del mondo non chi più vi ha vissuto, ma chi più vi ha osservato. Quest’affermazione del Tommaseo vale anche per il Casamale, antico nucleo abitativo, vero gioiello composito d’architettura e umanità, vanto delle due anime di Somma, di quella che ne onora i fasti e dell’altra ostile alla memoria storica.

Non è che siano mancati o manchino studiosi attenti alle memorie antiche e alle tradizioni locali storicamente e scientificamente investigate. Persiste tuttavia una supponenza endemica che non vuol saperne di sapere ed ostenta una superatissima mentalità che ha tanto sapore di ostilità alle materne cose, da rifiutare ogni possibile dialogo. Chi è invece avvezzo al colloquio riconosce la sua posizione subalterna, come per dire di  fronte al  professori che professano e  agli insegnanti che operano nel solco tracciato al verbo disciplinante dell’organizzazione verticistica. Accadeva una volta per i fedeli di parte che si rifiutavano di accogliere una voce pensante che non fosse quella del verbo presente sul foglio quotidiano regolamentare, ma i tempi sono cambiati: chi non se n’è accorto persevera nell’errore, che è umano fino ad un certo punto, poi, al fin della licenza, è diabolico. I vecchi di Somma, i superstiti, sono rassegnati e contenti di fare come già si faceva.
Si pongono poche domande e poco badano alle risposte; i più giovani dovrebbero razionalmente affrontare il discorso sulle loro origini, ma in questo non potrebbero mai essere aiutati dai figli dei figli di quelli che badarono a rifiutare la storia e contribuirono irresponsabilmente a sovraccaricare d’ignoranza gli smemorati del nostro tempo. Nessuno per esempio si chiede come il culto della Madonna della neve si sia sovrapposto ai residui di culti pagani, mescolati in maniera indistricabile con le aggiunte arbitrarie che comunque potrebbero essere giustificate, ma non certo nel senso della verità o del possibile, verso il quale Voltaire già ci invitava ad andare. Noi pure non sappiamo dove andiamo: nel tempo dell’incertezza e del mondo impredicibile siamo viandanti verso il possibile, sempre intanto nemici dell’improvvisazione e delle esorbitanze. Torniamo al Casamale e alla Festa delle Lucerne. L’abbiamo studiata senza improvvisare e ritrovata nella ben individuata consistenza, ma abbiamo il demerito di aver inteso qualcosa.
Altri si sono invece affannati a mettere insieme martedì grasso e venerdì santo, carnevale e commemorazione dei defunti, residui del Dies Irae,  crapula e rassegnazione. La Festa delle Lucerne è una vera Festa:

Altre ritualità sono devozionali e, non a caso, la Paranza eletta al ringraziamento nella Chiesa di Santa Maria a Castello ascolta l’assolo del cantatore che precisa: queste non si chiamano feste, queste sono devozioni. Poi saluta la Madonna come verginella e come vecchiarella, Maria e Iside convivono ancora, ma per poco, in una voce memore di nulla, perché chi canta non sa che canta. Tra poco chi non sa quello che fa e non avrà perdono cristiano, almeno ce lo auguriamo, non capirà neppure il rito di purificazione della Pertica e tutto il resto che conta.
Qui è giusta la domanda: il popolo deve sapere, ora che si va a scuola anche di ballo e tammorra o deve vivere nel buio più nero di quello che già avvolse i padri dei padri? Dovrebbero rispondere per primi coloro che nacquero a Somma e poi diedero l’addio alla Montagna, sperando di trovare altrove fortuna. Per loro tutto si ritrova familiare e domestico come per il povero Renzo che nulla sapeva della storia della sua terra e viveva da buon cristiano come accadeva a quelli che vivevano nel XVII secolo. Il problema più grave consiste nel fatto che nessuno dei nativi, di Somma e del Casamale sa dirci perché quella meraviglia si chiami così. E’ inoltre più facile individuare per soprannome, spesso dispregiativo, una discendenza: il cognome è segreto o poco noto come la toponomastica che pochi conoscono perché meno indaffarati e distratti.
Alla saccente buonafede, è necessario ricordare che lo straniero è per la sua condizione chi porta il nuovo e con occhi altrettanto nuovi, forte di qualche conoscenza acquisita è capace di decifrare, di investigare l’anima dei secoli nelle pietre che sono paese e propongono grumi di sangue e pensiero ancora autentici.
Lo straniero vive in sintonia con chi ama veramente la propria terra, interroga e s’interroga: cerca tra le mura e le parole qualcosa che abbia riscontro scientifico e non si bea delle espressioni travisate, delle accozzaglie di misture verbali che i più vecchi di noi hanno colto sulle labbra delle nonne che martoriavano il latino delle preghiere, così insensato da non dire niente e intanto significare una sentita devozione. Dio ha perdonato quegli scontrufoli? Siamo certi di sì: Dubiteremmo della sua misericordia se perdonasse la propensione all’insipienza. Noi non abbiamo certezze, ma non accettiamo che pur avendo iniziato a cercare di capire la ricchezza della ritualità sommese facendola risalire ai giusti riti, da almeno quarant’anni, ancora ci troviamo di fronte a delle ostinazioni che non vogliamo giudicare. Sono di chi le propone ed è giusto che se le tenga. Trent’anni fa cercammo di dare un contributo notevole alla ricerca sulla Festa delle Lucerne e per i  sordi     e  i  ciechi,  sempre  comunque diversamente abili, aprimmo le porte dell’Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche. Noi ne abbiamo fatta di strada. Lavoriamo ai Paesaggi culturali con debita iscrizione all’ICOM, maison dell’Unesco, facciamo il nostro dovere. Non basta un falò di libri ad eliminare un processo culturale attivo in area vesuviana, a Somma, Casamale compreso, dove gli interessi locali stanno veramente a cuore a chi vi è nato e intende essere custode della Tradizione. La Casa Delle Lucerne è attualmente un Centro di Studi demo-etnoantropologici, dove si raccolgono tesi di laurea sul Casamale, si conservano lucerne datate, si custodiscono documenti e foto di notevole significazione.
Tutto è finalizzato alla conoscenza e alla divulgazione dei Beni che l’Accademia custodisce nella sua imponente biblioteca e Museo. Altri progetti possono essere arbitrariamente strampalati e falsamente lungimiranti. Leggiamo che per una più ampia visione di coinvolgimento civico si vogliono compresenti le lanterne cinesi e le lucerne del Casamale, le luci che un sindaco geniale a Salerno ha voluto come attrattore d’ampio respiro e i ritrovati della Finlandia. Ben Venga questo stravolgimento generale. Radiamo al suolo il Casamale; facciamo spazio agli extraterrestri, releghiamo dove si voglia la Madonna della neve; cambiamo nome al mese d’agosto. Facciamo che la città delle luci sia celebrata nelle festività natalizie: forse qualcuno vorrebbe abolire il Natale? Tutto può essere, tutto può degenerare. Ma intanto parlare a sproposito di Turismo, di Cultura, di enogastronomia, pensando all’uva catalanesca che non basta neppure al fabbisogno locale è impresa che non ci riguarda. La Festa delle Lucerne è una celebrazione rituale locale.
Finché è tale, vive della sua unicità et de hoc satis. Per quanto concerne l’addobbo scultoreo del Casamale siamo d’accordo. Basta un bando ufficiale di concorso, aperto a scultori in pietra di chiara fama, con una Giuria nazionale e il beneplacito della Soprintendenza che sa come regolarsi in proposito. Abbiamo il merito, questo va riconosciuto, di aver espresso l’esigenza di restituire la giusta cadenza alla Festa delle Lucerne.

Abbiamo meritato poche simpatie quando siamo entrati nel merito della inagibilità del Casamale, male in arnese da sempre, ma abbiamo difeso la Festa. Non c’erano altre Associazioni a darci man forte. Il Casamale ha problemi endemici: l’ignoranza, il fanatismo, la superstizione, l’omologazione, il sovraccarico arbitrario degli elementi del rito. Per l’etnostoria va tutto  bene: prendiamo quello che c’è, senza però rinunciare a capire. Di fronte ad una congerie di elementi arbitrari  potremo prendere atto che si è scelto di inneggiare all’ossimoro: peggio per quelli che salgono scendendo l’erta per la china.

F.to Angelo Calabrese, Arcangelo Rianna, Biagio Esposito

Adv

In evidenza questa settimana

Somma Vesuviana. Festa della Montagna: la tradizione è viva, ma Castello resta abbandonata

Folla da  record  alla Festa della Montagna di Somma...

Pomigliano, incontro pubblico “Ponti di salute”: connettere ospedale e territorio per una sanità diffusa in Campania

Riceviamo e Pubblichiamo L’iniziativa, promossa da associazioni e movimenti politici...

Rubrica “Punto e Virgola”, Intervista al candidato sindaco Peppe Nocerino

“Punto e Virgola”, la rubrica de Ilmediano già nota...

Somma Vesuviana, studente del “Torricelli” premiato al Premio Campania-Europa

Somma Vesuviana. Il 4 maggio, presso l’Aula “Giancarlo Siani”...

Argomenti

Adv

Related Articles

Categorie popolari

Adv
Adv