In base all’esposto “il pagamento illegittimo alla società che gestisce l’acquedotto è stato predisposto dal comune”. Ma non si sa ancora se sia stato erogato.
La cifra contestata, presso le forze dell’ordine, al comune e all’acquedotto Scpa riguarda il pagamento dei costi di gestione delle stazioni di sollevamento delle acque reflue, acque nere convogliate nel depuratore di Caivano-località Omomorto: mezzo milione di euro giudicati del tutto illegittimi. Pagamento che, secondo quanto disposto dalla giunta del sindaco Lettieri, il comune ha previsto con la delibera 81 del 30 giugno dell’anno scorso. All’interno della delibera si scrive sostanzialmente che, onde evitare sovraccarichi al bilancio comunale, dal primo gennaio del 2014 i costi di gestione del servizio devono essere messi a carico del contribuente, cioè nella bolletta relativa ai consumi idrici. Ma il 19 giugno di quest’anno è successo qualcosa di diverso da quanto disposto: la Scpa ha trasmesso al comune le fatture per il pagamento del costo di gestione delle stazioni di sollevamento. Una richiesta legata al periodo luglio-dicembre 2014 per un ammontare di 200mila euro. E nei sei mesi precedenti, cioè nel periodo gennaio-giugno 2014, il comune già aveva corrisposto alla Scpa circa altri 250mila euro. “Si tratta di pagamenti assurdi – spiegano Alessandro Cannavacciuolo e Antonio Montesarchio – illegittimi visto che la delibera numero 81 prevedeva che dal primo gennaio del 2014 questi costi fossero attribuiti direttamente ai cittadini attraverso il pagamento delle bollette. Quindi com’è possibile che siano state erogate e pagate dalle casse comunali fatture che invece non sarebbero proprio dovute esistere ?”. Cannavacciuolo e Montesarchio hanno consegnato l’esposto anche alla Corte dei Conti, nella sede di via Piedrogrotta, a Napoli. “A questo punto – conclude Cannavacciuolo – non c’è solo il grave sospetto di un palese reato ma bisogna appurare il danno erariale arrecato alle casse comunali”.







