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Ikea vuole abbassare i salari: domani sciopero ad Afragola e a Baronissi

Com’è successo nel gruppo Auchan anche il colosso svedese ha preso la decisione di ridurre gli stipendi eliminando o in qualche modo “riformando” il contratto integrativo.      

La politica aziendale di Auchan sta producendo i suoi effetti. Dopo la decisione del colosso francese della grande distribuzione commerciale anche la multinazionale svedese dell’arredamento, l‘Ikea, ha infatti decido di disdire il contratto integrativo, contratto che consente ai lavoratori aumenti salariali rispetto alla paga base e condizioni complessivamente di miglior favore. Intanto per la prima volta si sciopera nel gruppo italiano di Ikea. L’astensione si svilupperà in maniera diversificata, regione per regione. Domani sarà la volta della Campania. Si sciopererà per tutta la giornata nei due siti di Afragola, in località Cantariello, e di Baronissi, a poca distanza dallo svincolo autostradale. I lavoratori ovviamente non ci stanno a dire addio al contratto integrativo in quanto ciò significherebbe rinunciare a una parte importante dello stipendio legata alle maggiorazioni salariali per le domeniche e i festivi e ai premi di produzione. La disdetta da parte del colosso svedese del contratto, stipulato 25 anni fa, è arrivata con una lettera, il 27 maggio, in tutti i punti vendita d’Italia. Ad Afragola interessa in totale 374 dipendenti. A Baronissi sono 200 gli addetti. La disdetta mette a rischio soprattutto i salari dei lavoratori a regime contrattuale part time, a 20, 24 o 28 ore, la lavoratori che, per esempio ad Afragola, costituiscono l’80% degli organici. Si tratta di maestranze che senza i premi e le domeniche guadagnano in media circa 550 euro al mese ma che con le integrazioni arrivano a prendere paghe comprese tra i 750 e i 900 euro. Intanto il contratto integrativo è scaduto l’anno scorso e in questi mesi dovevano iniziare le trattative per il rinnovo. Però i primi abboccamenti tra azienda e sindacati hanno fatto emergere la volontà di Ikea di revocare il patto sindacale. Per questo motivo Filcams-Cgil e Uiltucs-Uil hanno deciso, in un primo momento, di proclamare lo stato di agitazione con la contestuale richiesta di revoca della disdetta. Revoca che però non è arrivata. Quindi, la proclamazione dello sciopero. Domani i lavoratori di Afragola e Baronissi piazzeranno presidi davanti ai due negozi. L’astensione si svilupperà per l’intera giornata lavorativa. Nel frattempo, oggi, gli addetti si riuniranno in assemblea all’interno dei negozi. “La decisione di Ikea di revocare l’integrativo – spiega Emanuele Montemurro, della Uiltucs – è ingiustificata perché si tratta di un gruppo in attivo, privo delle criticità sofferte in altri settori”. A ogni modo l’azienda sembra proprio intenzionata a proseguire sulla sua strada. Secondo fonti sindacali il gruppo svedese ha ravvisato la necessità di procedere in questo modo per garantire un futuro solido al comparto italiano. Cosa che però non viene creduta ed è duramente contestata dalle stesse organizzazioni di categoria, che parlano sostanzialmente di una decisione politica, avvenuta dopo che il colosso francese della grande distribuzione Auchan ha deciso di revocare unilateralmente il contratto integrativo, con effetto dal primo luglio prossimo. Auchan che ha anche avviato la procedura di licenziamento per 1426 addetti in Italia. 278 esuberi sono stati individuati nei cinque ipermercati di Pompei, Mugnano, Giugliano, Nola e Napoli-via Argine. Si attende l’incontro al ministero del Lavoro con il colosso d’Oltralpe mentre il prossimo incontro tra sindacati e Ikea si terrà il 12 giugno. La multinazionale scandinava vorrebbe anche rendere variabile il premio aziendale  di fine anno e cambiare i criteri per il premio di partecipazione.

 

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